giovedì, 05 aprile 2007

Questo è quanto, Wolf

-2

A Milano ricominciai con ciò che sapevo fare, l’unico mestiere fatto per quelle come me. Avevo bisogno di soldi e il motel dove avevo preso ad abitare ne succhiava un sacco.

Avevo paura, in strada ci andavo poco e se quelli che si fermavano non mi convincevano non salivo sulle loro auto. Non volevo rischiare e stavo lontano anche dalle zone più trafficate per il timore che qualche magnaccia volesse ingaggiarmi nella sua concessionaria di auto truccate.

Facevo la fame, finché conobbi Mario, professore universitario pervertito ma non troppo, stronzo e inopportuno, ma in fondo generoso, che aveva una madre anziana a casa, un fracco di soldi da spendere e una sola voglia: vedermi nuda mentre mi masturbavo.

Facile accontentarlo nella squallida stanzetta del motel e contemporaneamente chiedergli di leggere qualche mio raccontino. Scontato il suo entusiasmo per le mie storie senza né capo né coda. “Non farmi complimenti Mario, tanto lo sconto non te lo faccio!”, dicevo io.

Ma lui parlava sul serio e mi trovò anche un contatto, quello con la casa editrice romana che mi ha portato in giro per anni, assicurandomi la pubblicazione dei miei scritti in cambio di mie collaborazioni come editor. Pochi soldi, ma dovevo mettere a frutto il mio talento per le parole correggendo i testi dei più fortunati, o raccomandati “colleghi” scrittori.

Prima o poi sarebbe toccato anche a me pubblicare, dicevano. In realtà non faceva comodo una transessuale che scriveva storie d’amore d’altri tempi. Mi sento portata per i romanzi d’amore, stile Harmony ambientati nell’800 o sotto le due guerre, con quei contesti romantici e sfortunati a fare da contraltare a sentimenti forti, puri e complicati. Mi hanno illusa per anni, ma alla fine ci sono arrivata da sola alla verità: niente libri da pubblicare, solo una collaborazione come editor o copy e, in certi casi, di ghost writer.

Io sognavo ad occhi aperti, e comunque era una buona occasione per me che non avevo nulla da perdere, così mollai tutto di nuovo, quel poco che avevo nel motel milanese per approdare al sole di Roma, dove ho vissuto fino a pochi mesi fa. Il lavoro come editor da casa non bastava, ovvio, con quel poco che pagavano (a cottimo, come con i bambini indiani che cuciono palloni) e le sempre più scarse prospettive di lavorare seriamente con loro.

Mi capitò un’occasione per debuttare in un night club. Niente prostituzione, solo show! Mi sono esibita per tanto tempo tre sere a settimana come lapdancer, in mezzo ad arrapati, curiosi, nuovi amici e spregevoli caricature di uomo.

Non è mancato qualcuno che mi ha offerto lauti guadagni in cambio di una isolata prestazione sessuale. E io ho accettato, che mica si trovano per strada i soldi!

Una casetta in affitto in periferia, i miei genitori ad appena 150 chilometri, da andare a trovare una volta al mese per riallacciare un freddo ma necessario rapporto, l’iscrizione all’università per fare qualche esame ogni tanto se l’imbarazzo non è troppo.

Per completare l’idilliaco quadretto qualche selezionato cliente: persone rimorchiate al club, innamorate della mia danza allusiva, desiderose di trasgredire a quella vita troppo normale per non essere noiosa. Io avevo un bisogno incessante di arrotondare i magri guadagni e allo stesso tempo coltivare un’insana passione: la mia fosca e movimentata esistenza caratterizzata da interventi chirurgici per avvicinarmi al modello che non raggiungerò mai. Un modello al quale mi sono accorta di non volere neppure più assomigliare.

Una vita descritta alla rinfusa tra queste righe, nelle pagine virtuali di un blog doloroso ed eccitato. Quando il bisogno di denaro si è fatto impellente, dopo l’improvvisa operazione al seno, sono tornata a concedermi senza riserve, ricevendo per lo più in casa, avvalendomi della popolarità acquisita con le mie esibizioni al night e guadagnando non poco. Quello che mi serviva per scappare ancora, questa volta da chi intendeva mettersi sotto contratto riducendo, però, la mia libertà.

Perché questa tardiva confessione? E’ Wolf a costringermi a guardare indietro. L’abbiamo fatto entrambi per metterci a nudo e vedere che si può fare di questa reciproca attrazione, di una storia che vuole decollare senza che noi passeggeri possiamo assicurarci a delle cinture.

E’ un volo senza una meta il nostro, manca un pilota esperto, il motore è stanco e usurato, ma orgoglioso.

Non c’è alcuna comodità durante il viaggio, non passano neanche la colazione, è costante il timore di un dirottamento da parte di qualche malintenzionato.

Io del resto sono estranea ad una storia che non si chiami “abuso” o mercificazione e Wolf è spaventato, ma non vuole ammetterlo, per quel che prova e le conseguenze che ciò può avere nella sua vita.

Si tratta di decidere cosa vogliamo fare di noi due: io sono tentata di fuggire di nuovo, del resto l’ho fatto tante altre volte, rifugiarmi in me e nei tanti sogni che coltivo. Magari preparandomi ad un nuovo viaggio, sempre più lontano da quello che può farmi del male, o felice.

La realtà di un amore nuovo, incolume e preoccupante preme, mi vorrebbe sull’aereo, in volo verso una terra lontana e misteriosa.


 


sabato, 31 marzo 2007

Sono stata uccisa sotto una luna piena

-4

Ho sempre amato scrivere. A sette anni il mio primo diario segreto, poi decine di scritti, poesie, racconti. Se non avessi un’autostima così bassa probabilmente avrei tentato seriamente di fare la scrittrice, ma è più facile illudersi di esserlo che sbattersi davvero per diventarlo, no?

Il lungo racconto della mia vita è un luogo virtuale romanzato, nulla più nulla meno che l’incontro a metà strada tra i diari che scrivevo da bambino e quelle storie strane che adesso butto giù di notte, prima di dormire.

In questa strage di luoghi comuni ho accennato distrattamente all’evento traumatico che mi spinse a tornare in Italia. A fuggire, un’altra volta. Non voglio scrivere una cronaca dettagliata di quella notte e non ho neppure intenzione di nascondermi dietro un’altra poesia, già sono troppe quelle che hanno costellato queste pagine. E poi non era certo una notte speciale, la solita rilettura del mito della fenice: distrutta, bruciata che rinasce dalle sue ceneri. Io sono stata uccisa sotto una luna piena, vicino ad un parco londinese da tre energumeni mandati da colui che voleva essere il mio protettore, che io rifiutavo per un sogno d’indipendenza e riteneva mi meritassi una lezione intimidatoria. E’ una storia che ha tanti anni quanto il mestiere che praticavo, fatto di pugni, calci, penetrazioni anali senza barlumi di sensualità o lubrificazione. La solita vicenda, il solito sangue, le già viste tumefazioni.

E poi la paura, quella sì, ogni volta nuova e più intensa. Il terrore che ha l’odore marrone della terra e quello metallico del sangue che riempie la bocca dopo il primo cazzotto. La paura che non fa sentire neanche il dolore in mezzo alle gambe quando ti stringi più forte nella giacca, allunghi il passo guardandoti indietro e ti vergogni come un assassino se incontri un passante che ti guarda sbalordito. Quella paura che diventa angoscia e non ti fa uscire di casa per una settimana, finché non arriva Wonda con il suo sorriso finto e i capelli rossi corti e dritti, preoccupata per te ma senza darlo a vedere, che ti prepara la valigia, raccatta i soldi nascosti al sicuro e ti accompagna all’aeroporto: “se non vuoi sottostare devi scappare tesoro, non puoi rimanere qui”. E tu che ti senti una bambola di pezza muta e senza volontà, a cui neppure il dolore rammenta il fatto di essere viva, imbarcata su un aereo, destinazione Milano, dove uno sconosciuto amico di Wonda è pronto a raccogliere i cocci e assemblarli alla bene e meglio.

 

Damned by SeriaLoves | 10:19 | commenti (15)
--- life, dolore, stronzi, rimembranze, rinascere ---

 

mercoledì, 06 dicembre 2006

Rossa arma impropria


E' appena andato via e io sfogo con qualche riga buttata giù all'impronta la mia amarezza e un po' di quel fiero coraggio che mi sta dando la disperazione. Sono giorni di amarezza e desiderio di mutar pelle, di isolamento dal mondo e improvvisi bagni di uomini.
Questa mattina ne ho ospitati due, clienti di mezz'età facoltosi e desiderosi di sperimentare territori nuovi. Io ho bisogno di soldi e non posso fare la schizzinosa scegliendomi solo i più giovani e belli, non adesso che sto progettando la mia fuga.
Il primo si è mostrato cordiale, cinquantenne bisognoso più che voglioso e tutto è filato liscio, tra le candele che avevo acceso per favorire la penombra e il mio recitare il ruolo di gattina cazzuta.
A distanza di pochi minuti si è presentato l'uomo di quarantaquattro anni. Una moglie, due figli e un estremo quanto urgente bisogno di essere dominato dopo aver dominato. Lo vuole fare senza preservativo. E' disposto a pagarmi il doppio. Ma non esiste. Nella vita ho avuto la cieca fortuna di non aver mai contratto malattie, neanche quando battevo in strada. Non saranno pochi euro a farmi rischiare ora.
Lui insiste, io mi mostro carina, gli dico che anche con il preservativo può essere bello e che ci so fare. Se lo tira fuori intanto.

<Lo vedi com'è duro? Non vuole costrizioni lui!>

<Lo capisco, ma è anche per te che lo dico. Dai, vieni qui, fatti abbracciare, poi te lo infilo io il profillatico..."

<Vieni, ecco, fatti stringere", dice lui dolcemente. Poi mi volta improvvisamente mi torce un braccio. Io non grido, so come vanno queste cose.

<Ora te lo prendi nel culo a forza!>, dice lui con rabbia. Io sono nuda sotto, mentre sopra ho una canottierina rossa e ai piedi scarpe dello stesso colore sopra autoreggenti nere. Mi butta sul letto. Io mi posiziono gattoni, quando sale anche lui sono lesta a dargli un calcio in pancia. Il suo respiro sguscia fuori insieme a piccoli sputi che sento atterrare sulle gambe. Crolla sul letto in posizione fetale. Sembra un bambino, ma è forte, scorgo i muscoli sotto quella camicia aperta.
Io mi alzo in piedi, gli intimo di andare via.
Lui non risponde, poi stringendosi la pancia si solleva lentamente. Si siede ai bordi del letto. Io temo di avergli fatto davvero male e mi avvicino per rassicurarlo, certa di aver sbollito la sua voglia.

<Dai, su. L'aggressività non mi piace. Finiamola qua, rivestiti e vai...> Non posso completare la frase perchè lui mi colpisce al volto con uno schiaffo a palmo aperto. Un fulmine che mi prende in pieno e si stampa sull'occhio sinistro, sul labbro e sul naso. Cado per terra quando lui si solleva.

<E ora si fa a modo mio!>, afferma troneggiando sopra di me, sorrido crudele sulle labbra circondate dal pizzetto e cazzo gonfio smanazzato a cinque dita.
Io mi vedo già sottostare ai suoi dolorosi voleri, rischiando ben oltre che qualche livido. Immagini flash affiorano portando con essi un fiotto di rabbia inespressa. Penso a quella volta che fui picchiata mentre tornavo a casa da quegli albanesi seduti nel parco. Poi la mente vola istantaneamente a Londra, ai soldi fatti stringendo i denti per pagarmi le operazioni. All'ultima volta in ospedale, per un guaio ad un seno che mi ha portato via l'estate e il conto in banca.
Cazzo, no, mi dico aprendo gli occhi. Stavolta no.

<Come vuoi mio padrone>, borbotto a mezza voce alzandomi lentamente. Lui sorride e mormora un "bene" allusivo e brusco. Si smanetta con maggior vigore. Poi è pronto a buttarmi sul letto per incularmi. Sono davanti a lui, quando allunga le mani per afferrarmi le spalle io carico la gamba destra e lo prendo con lo stinco in pieno in mezzo alle palle. Lo vedo sgranare gli occhi e aprire la bocca, poi  scompare alla mia vista. Grida e mi maledice stringendosi e massaggiandosi le pudenda.
Io sono incazzata. <Zitto , coglione!>, grido. Poi piazzo il tacco destro sul suo collo e spingo. Lui si accorge di ciò che sta rischiando e si blocca. La fronte si fa lucida. Ha paura, ne sento l'odore. Nessuno sa che è qui e capisce che se spingessi con forza potrebbe perdere ben più di una scopata senza preservativo.
Ora è il mio turno di parlare.
<Adesso mi dai tutti i soldi che hai nel portafogli come risarcimento per quello che mi hai fatto in faccia. Poi strisci fino alla porta e te ne vai. Se osi guardarti indietro te la passi molto brutta. Sono armata e ce l'ho a portata di mano>. Sta storia dell'arma mi viene sul momento. In casa non ho altro che un coltello per il pane e non sta certo in camera da letto. A portata di mano ho solo il mio uccello, che può far male ma non come intendo io.

Brontola un sì stentato. Ha paura e io confido in quella. Alza un dito e indica la giacca rimasta sulla sedia. E' lì il portafogli. Io premo il piede sul suo collo. Ho beccato in pieno la carotide, la trachea o quello che cazzo è e lui raschia con la gola. Gli ho voluto ricordare chi comanda.
Poi sollevo il piede e con due passi sono alla sua giacca. Prendo il portafogli e tiro fuori tutte le banconote che ha. Non le conto per non perderlo di vista e le lascio sulla sedia mentre gli tiro la giacca e il portafogli ormai vuoto.
<Striscia via>, dico con un sibilo rabbioso e lui prova ad alzarsi ma una fitta all'inguine lo ributta a terra. Ci riprova aggrappandosi al letto. Piegandosi in due dal dolore e incamminandosi tira su i calzoni che sono rimasti alle caviglie. Io afferro la giacca, la cravatta, il portafogli e lo seguo. Non si volta, si limita a prendere la valigia da rappresentante che aveva lasciato all'ingresso.

<Scompari. Non tornare mai più>, gli intimo quando ha già aperto la porta. Esce fuori e io gli lancio le sue cose, poi chiudo e metto la catena.
Vado alla finestra e lo vedo uscire dopo poco dal portone, giacca in mano, camicia non del tutto abbottonata, un braccio che si stringe il basso ventre e una camminata lesta a gambe larghe. Gira l'angolo e sparisce, avrà parcheggiato lì. Non tornerà, spero. Ma non ho paura, non più.
Torno in camera da letto per spegnere le candele e tirare su la serranda. Mi ricordo delle banconote sulla sedia. Le conto: 1.400 euro. Cazzo, sono tanti. Sorrido e il dolore mi ricorda del forte schiaffo. Allo specchio scorgo un occhio gonfio, un labbro spaccato che butta sangue così come il naso.
Ho voglia di piangere, ma invece di farlo apro il cassetto, prendo una maglietta e mi pulisco dal rosso che ha bagnato anche la canottiera. Ci sarà da ripulire casa, avrò sgocciolato fino all'ingresso. Prima di una doccia, di rivestirmi e di sistemare ho voglia di raccontare quello che è successo. Vado nello studiolo che un tempo era uno sgabuzzino. Ho il pc acceso perchè sto scaricando delle canzoni. Tamponandomi ogni tanto il viso con la maglietta intrisa prendo a scrivere e ciò che viene fuori è la catarsi della rabbia, lo sfogo del male che ha abitato dentro di me, la gioia riscoperta della forza e quei soldi rubati e meritati al tempo stesso.
E' una guerra la mia vita, chiamatemi Valkiria.

Damned by SeriaLoves | 13:12 | commenti (100)
--- life, dolore, sesso, incontri, stronzi ---

 

mercoledì, 15 novembre 2006

Serialover/seconda parte: una mano sul collo

...continua da qui.

Lui si alza lentamente dal divano e va verso di lei, ancora appoggiata alla porta. Si stira con le mani la giacca nera che indossa sotto un cappotto raffinato dello stesso identico colore, mentre fa schioccare il collo piegandolo prima a destra e poi a sinistra.

Lei si appoggia alla porta, poggia la mano sul pomello, pronta a girarlo per uscire e fuggire.

            “Ascolta, io non ho deciso nulla… voglio solo pensarci ancora un po’, capito?”

Lui non risponde, ma scuote leggermente la testa con un sorriso malizioso sulle labbra. E’ subito dinanzi a Seria e le prende la mano che era sulla maniglia portandosela al petto

            “Tu mi spezzi il cuore”, ma quella frase sembra più una minaccia che una dichiarazione.

            “No, guarda che…”, ma non termina la frase che la sinistra dell’uomo l’afferra alla gola e stringe, mentre il busto si schiaccia sul suo torace. Seria non riesce a respirare, sente avvampare il viso e gli occhi premere fuori dalle orbite. –Ecco, questo mi ammazza -, pensa e in un istante valuta tutte le opportunità per difendersi. Non c’è scampo però, l’uomo, di cui avverte tutti i muscoli sotto i vestiti costosi, non le dà modo di muoversi di un millimetro. Sente mancarle l’aria e quando comincia a vedere stelline colorate davanti a sé lui parla con voce indifferente e vuota. Professionale e dura.

            “Questo è un semplice avvertimento, ragazza. La proposta è ottima per te, nessuno ti vuole imbrogliare, devi solo evitare di prendere in giro il presidente e fare la scelta giusta, capito?”

La presa sul collo si fa più insistente e lei avverte chiaramente il blocco totale d’aria. Ancora un po’ e qualcosa si romperà nel suo collo.

            “Non ti hanno insegnato l’educazione a scuola? Mi devi dire se hai capito”, dice lui a bassa voce e occhi gelidi.

Seria si sforza di parlare, ma non esce alcun suono dalla bocca. Allora china lievemente la testa, con un movimento appena percettibile e provando fitte di dolore al collo e alla nuca. Lui si accorge dell’accenno di assenso e sorride compiaciuto. Resta ancora un paio di istanti con la presa sul collo e il corpo schiacciato su quello di lei, poi lascia improvvisamente la presa e si scosta di qualche centimetro. Seria si affloscia a terra cercando di prendere aria ed emettendo un suono rauco come un lavandino appena sgorgato che risucchia un’imponente massa d’acqua.

L’uomo non la degna di uno sguardo, apre la porta spingendola contro il corpo di lei a terra. Esce e la lascia aperta. Seria allunga faticosamente un piede e la richiude, mentre sente i rintocchi dei tacchi da uomo che scendono per le scale vuote. Resta a terra alcuni minuti, il respiro si fa via via più regolare e sente la pelle del collo bruciare sempre di più e un dolore sordo e crescente in gola. Si appoggia alla porta per fare leva e tirarsi su. Barcolla vistosamente e a stento riesce a chiudere la serratura a doppia mandata e fare qualche passo per arrivare al divano dove prima c’era l’ombra scura del suo aggressore. Si siede lentamente, guardando davanti a sé e facendo attenzione a non muovere la testa dolorante. Allunga le gambe, e si sdraia tenendosi il collo con entrambe le mani. Appoggia la testa su un cuscino rosa ricamato di azzurro tra gemiti e lacrime che prendono ad uscire copiose. Chiude gli occhi e il nero diventa un buco profondissimo e senza immagini.

Il mattino la sorprenderà in quella posizione, a pancia in su, le mani ancora avvolte sotto il mento e un gran freddo addosso.

 

 

 

Damned by SeriaLoves | 13:13 | commenti (12)
--- storie, dolore, stronzi ---

 

lunedì, 11 settembre 2006

Motel

"Rivestiti, dai"

"Così presto? Neanche un po' di coccole?"

"Ma che coccole!". E mi alzai dal letto per prendere i suoi vestiti e gettarglieli addosso. Non avevo voglia di guardarlo negli occhi, di averlo lì, di far finta che mi interessasse in qualche modo.

"Va bene, ho capito. Ecco, sono 500 euro, come avevamo stabilito, tutti tuoi". Prese cinque banconote da cento e me le lanciò sul letto. Poi cominciò a rivestirsi dandomi la schiena.

Maglietta nera, jeans nero. Giacca in tinta. Capelli rasati corti.

"Era uno sfizio o ti piacciono quelle come me?", domandai ingenuamente, osservando la linea perfetta del suo collo giovane e la giacca di tessuno fine che vi aderiva.

"Mi piacciono i mostri. Tu lo sei", e scoppiò in una sonora risata. Non si era neanche voltato a rispondermi. Tirai su il lenzuolo e mi coprii il seno. L'unico che avevo finchè l'operazione prevista da lì a poche settimane non avrebbe riportato tutto alla normalità, cancellando i segni di un passato e una natura che rifiutavo insistentemente.

"Ciao Seria, è stato bello", disse lui, con un ghigno da vampiro sulle labbra. Io sostenni lo sguardo, guardandolo uscire e chiudere diligentemente la porta, mentre mettevo via i 500 euro, frutto di un'oretta di lavoro in una squallida stanza di un motel. Era da tempo che non lo facevo più, ma ora ne avevo bisogno e la mia condizione di freak mi permetteva di sondare terreni nuovi di più squallidi clienti.

Avevo bisogno di soldi, le medicine e le operazioni si erano mangiate tutto. Quei 500 euro mi servivano per l'affitto e gli altri due clienti previsti per il giorno dopo erano necessari per le bollette e la spesa.

-Altri due-, pensavo, - cazzo, perchè mi riduco sempre così?-. Quella sera avrei vomitato, e così sarebbe stata la sera dopo ancora, fino a quando un intervento non avrebbe riportato la normalità nella mia vita: il mio lavoro al club come spogliarellista e lap-dancer e quello, saltuario, per la piccola casa editrice. Il dolce pensiero del mio sogno recondito mi diede la forza di rivestirmi e andare via senza pensare a quel coglione che mi infilava il suo cazzo su per il culo.

 

Damned by SeriaLoves | 20:57 | commenti (42)
--- sesso, incontri, stronzi ---

 

mercoledì, 30 agosto 2006

Giovanna D'Arco

Apro la porta di casa e una zaffata di aria umida, calda, sgradevolmente odorosa di chiuso mi invade le narici. Apro le finestre, disfo le valigie e dopo un mese di assenza da casa ricomincio a fare lavatrici. Ho tante mutandine da lavare, eheheheh...

Alzo la testa dai miei lavori di casalinga per lui, il mio fidato Pc, compagno di lavoro e divertimento. La tentazione c'è, cerco di resistere ma poi cedo: vediamo che si dice in giro per i blog.

Capito sul blog di un vecchio nemico, tal ReDellaPersia, che dopo tanti, gratuiti attacchi ha deciso di dedicarmi un post intero. Che gentile che è...

Lui e due sue care amiche, tal CavallaGolosa e Atomica (non linko i rispettivi blog perchè sono attualmente chiusi) mi accusano di essere un fake, ovvero un blog falso. Io non sarei una transessuale con tette e pisello, ma un maschio psicopatico reo di aver inventato non so quanti altri blog-fake con l'intento di "attaccare" codesti blogger.

La discussione che tal Dario (il nome del suo blog è Oirad...si inverte e oplà, ecco come si chiama) vuole generare in realtà parte dal solito offensivo assunto: che io non sia vera. Mi hanno processata e condannata senza prove. Non è la prima volta. Le sue amiche già ci sono cadute, decidendo arbitrariamente di martellarmi di commenti offensivi e lanciarmi contro alcuni sgherri senza che io avessi mai fatto loro nulla di male.

Sono piuttosto sensibile, ma non scema. Non mi interessa cosa pensano di me, la cosa è del tutto irrilevante. Ciò che infastidisce è il fatto che mi diano del maniaco, convinti (da cosa?) che io sia dietro ogni blogger che decide di attaccare i saccenti e antipatici loschi figuri inquisitori. Non sto qui a difendermi, tanto qualsiasi cosa dica è inutile e sarebbe usata contro di me, novella Giovanna D'Arco.

Gradirei che Dario e le due pestifere ragazze mi lasciassero in pace: non possono affermare con certezza che io sia l'autrice dei blogger parodia e quindi la smettessero di rompermi i coglioni (ahi ahi Seria, ci diamo alle parolacce ora?) anche quando sono in vacanza.

Che poi non mi permette neppure di commentare perchè mi ha bloccato, propria come mi accusa di fare. Che poi io scrivo molto meglio di tutti i blog-parodia messi insieme. Che poi i blog incriminati sono simpatici, non nominano mai i tre loschi figuri e rivelano una creatività che quelli là possono solo sognarsi.

Tifo per quei blog, perchè sono più veri di chi vuol spacciarsi per censore, giustiziere, giudice e boia e non sa ancora di essere caduto da un pezzo nella spirale della malattia della quale mi ritiene affetta.

 

 

Damned by SeriaLoves | 22:17 | commenti (30)
--- stronzi ---

 

martedì, 23 maggio 2006

Lui era mio

Una telefonata di prima mattina. "E' nato!"

"Cazzo...", faccio io.

Franco, mio ex amante, ex ragazzo, ex tutto quello che vi pare è diventato padre di un bel maschietto di quattro chili. Fidanzato con quella brava ragazza secca, ora mamma, da due anni, per diverso tempo ha continuato a cercarmi, dopo avermi scaricato come una cassetta di frutta al mercato. Anche quando stava con la secca ha tentato in ogni modo di portarmi a letto. Una volta c'era quasi riuscito, ma sono stata brava e e ho detto no. Da quel che riferiscono le mie fidate fonti lui si è ampiamente consolato con molte altre, comprese prostitute da 50 euro.

Io invece mi sono ritrovata ad essere amica della secca e delle sue tre sorelle, gentili, generose, disponibili. Quando mi sento depressa basta una serata tra donne e l'umore riprende a volare. Anche per questo non ho voluto mai cedere alle avances di Franco. Non era giusto, Seria sotto sotto ha una morale (molto sotto però...)

E l'ho visto il bimbo. Bello sì. Frignante e vitale come pochi. Lei stremata ma soddisfatta. Lui grondande di felicità.

Ad un certo punto si è avvicinato a me che ero appoggiata allo stipite della finestra della luminosa stanza d'ospedale a guardare fuori, con un'aria insolitamente paterna e autorevole: "Allora Seria, quando la metterai la testa a posto e ti trovi un bravo ragazzo?"

Io lo guardo con la mia solita espressione sprezzante e ironica: "Tutti i bravi ragazzi sono già sposati o fidanzati..."

"E sì, siamo quasi tutti impegnati, ma qualcuno..."

"No, guarda che non mi riferivo a te!". 

Questo bimbo non è quello di cui parlo nel post

Damned by SeriaLoves | 09:34 | commenti (2)
--- stronzi, sorprese ---

 

domenica, 30 aprile 2006

Fake? Fuck?

Da quando sono arrivata sui lidi della blogosfera, dopo aver raccontato in altri modi le mie avventure, sono stata oggetto di insulti e sospetti. Ci sta, ci sono abituata, non me ne frega nulla.

Ora qualcuno che ha molto tempo da perdere e crede di essere intelligente afferma di aver capito che questo blog è un fake perchè la foto non ritrae me.

Ma io non sono quella. Non ho mai scritto di essere la ragazza della foto, tanto che sopra di essa c'è scritto "Lo sguardo perso" e non "Questa sono io".

Quella ragazza mi assomiglia moltissimo, è vero, e quando mi sono imbattuta in lei nella rete mi ha colpito lo sguardo, nel quale mi riconosco.

Un errore però l'ho fatto e me ne sono pentita. Ad un blogger ho mandato quella foto via mail spacciandola come mia. Immagino la sua delusione e gli chiedo scusa. Dovevamo vederci una mattina per il corso della mia città, io c'ero, ma non l'ho incontrato. Se l'avessi visto l'avrei fermato per parlare con lui e spiegargli tutto.

Sono stata una stronza, ma che ci volete fare? E' la vita che mi ha reso così e non mi frega un beneamato di ciò che pensano gli altri... Seria Loves non ha bisogno dell'approvazione di nessuno, non è interessata ad amici virtuali visto che di "amichetti" reali ne trova quanti ne vuole...

Seria continuerà a scrivere ciò che le accade (anzi, solo una piccola parte...) in barba a chi la pensa inesistente.

Questo è il primo e unico post in cui mi difendo o comunque spiego la mia posizione. Da adesso in poi non darò più retta alle critiche e alle stronzate... 

...ora scusate, ho un appuntamento e non voglio fare tardi.

Damned by SeriaLoves | 20:09 | commenti (19)
--- stronzi ---

 

venerdì, 07 aprile 2006

Solo parole

<Ho detto non mi toccare>

<E dai...vieni qua...lo sai che poi ti piace...>

<No, sono uscita con te per parlare un po', non ho voglia di trombare...>

<Tu che non hai voglia di trombare? Questa è proprio nuova...una troia che non tromba è una troia inutile>

<Non chiamarmi troia, stronzo!>

<E cosa sei allora? Vieni qua...dammi queste belle tette da strizzare...>

<Lasciami stare bastardo...tieni le mani a posto! Vai via...>

<E statti ferma stronza...fatti toccare puttana>

<Vatteeeeneeeee>

<No, ho voglia di te! Ecco questo uccello arrapato. Tieni, succhia. Succhialo tutto>

<...>

<Dai, non fare resistenza... ti tengo giù finchè non vengo... dai, succhia puttana succhia con quelle labbra da troia...dai...sì...così, ti piace il mio cazzone eh?! Lo so, lo vedo...è duro, grosso e ti piace...sì, brava...vedi che sei una troia...brava, così...dai...dai...ancora...su e giù..sì...puttana...ahhhh ahhhhh sììììì ahhhhhhhh>

<Sei contento adesso?>

<Sì Seria...sei la solita puttana, lo sai?>

<Non mi rivedrai più. Per te sono morta. Addio>

<Ma vaffanculo, puttana. Scendi e non farti più vedere>

 

Damned by SeriaLoves | 02:07 | commenti (18)
--- stronzi ---

 

D e s c r i p t i o n

Io sono così: transitoria e transgender, talentuosa e tarata, brillante e sboccata.

A b o u t  M e

Utente: SeriaLoves
Nome: Seria Loves
Io non sono una ragazza. Ma neppure un uomo. Non come intendete voi, per lo meno. Basta finzioni, basta paure, io sono qui con un sorriso finto e un pisello vero.


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

N e w s

Lo so, sparirò in un collage colorato di stelle

C l o c k  &  C a l e n d a r

C o u n t e r

da queste parti *loading* cuori pulsanti

D i n o t t e s p e c i a l m e n t e

Di notte specialmente
Di notte lentamente di notte
Mi tornano alla mente
Proposte fatte come niente di notte
Le avventure avute facilmente
Sono acqua che mi sfiora leggermente
Dimenticando continuamente
Di notte specialmente

Di notte specialmente
Si soffre raramente di notte
Giocando solamente
Può essere importante di notte
Ma in fondo è solamente divertente
Di notte la notte specialmente

Di domani no
Non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente

Di notte specialmente
Di notte di frequente di notte
Mi sento travolgente
La voglia è conturbante di notte
I sensi sono tesi strenuamente
Di notte di notte specialmente

Ma domani no non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente
E pensami di notte
E pensami di notte specialmente

RETTORE

D r e a m s

Prendi il mio cuore e regolalo con il ritmo del tuo

C a t e g o r i e s

bellavita
dolore
dvd
erotica
gay
incontri
lavoro
lettere
life
liric
love
pensieri
poesia
porno
rimembranze
rinascere
serialover
sesso
sesso al buio
sexy
sorprese
storie
stronzi

A r c h i v e

oggi
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006

L a s t  C o m m e n t s

BloodOfPandora in Apnea
bocboy in Apnea

C o n t a t t a m i

Msn: serialoves@hotmail.it
Mail: serialoves@splinder.com

M i A m a n o

Le persone dagli occhi spalancati

M i O d i a n o

Tutti gli intolleranti
Chi giudica senza sapere
Chi non crede se non può vedere
Gli stupidi

S t i c k e r s

Il mio banner, usalo per linkarmi

Image Hosted by ImageShack.us

Un blog di poesie cui partecipo

Rosso Venexiano Salotto di Poesia Letteratura Pittura Fotografia

F a n l i s t i n g s

Inserisci le icone delle fanlistings alle quali sei iscritto

B l o g s

AlmostMe
Atonica
AWomanAMan
BelloBello
BlogKillers
Brahamo Putro
CoquetteExtreme
Daft
Dania
Evertin
Gigio
Ildito
Jenny
Katy06
LaMeras
Loftus
marmoezucchero
MasterBlackWhip
mingussamba
Miz
moondragon
nobodyperfect
orkaloca
Paciugo
raggiolunare
Romanzocriminale
rumorerosa
ScrofaMarti
simonester
Superfake
Tr3
Uozzz
Waki
worldvoyeur

L i n k s

link
link
link
link

C r e d i t s

[Template] stelladicarta + FTS
[Distributed by]
 
&

[image] feat. Lestat & Akasha from "The Queen of the Damned"

[brushes] V-Brushes

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

D i s c l a i m e r

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

SeriaLover