sabato, 14 aprile 2007

Apnea



Sono morta solo tre volte:

con un suicidio, dovevo mutare,

uscire dalla crisalide

e spiccare il volo

da farfalla funesta.

Poi mi hanno uccisa,

e per rinascere ancora

ho attraversato il mare

sulle mie ali fragili,

con le gocce negli occhi,

e i singhiozzi nei polmoni.

La terza volta sono morta

gettandomi nel mare:

caldo, vischioso, blu cobalto.

Il suo.

E sono rimasta senza respiro,

l’aria per ritornare a vivere

è un continuo dono

da innamorato.

Lui è il mio mare

nel quale sono dovuta morire

volendo annegare.

Al silenzio della morte,

corrisponde il sorriso della vita,

una speranza che chiamo paura,

un’illusione che forse

inopinatamente

in fondo alla mia storia

si avvera.

Sono morta soltanto tre volte.

Non è tanto

se alla fine l’ho potuto

incontrare.
 


Nell'ultima foto che pubblico mi tocco l'orecchio in segno di  buonaugurio. Mi fermo, o per meglio dire smetto di scrivere questo blog. Ho deciso di crederci sul serio alla storia d'amore con Wolf e credo che avrei ben poco da dire adesso che ho trovato un po' di traballante serenità.
Non ho più l'esigenza di raccontarmi a degli sconosciuti, anzi, bando alle scuse, mi è proprio passata la voglia di farlo!

E' la prima volta che mi sento davvero innamorata...e, caso più unico per raro per me, sono anche ricambiata! Tutto il mio essere è orientato verso Wolf, e questa primavera imbroglia ormoni mi trascina lontano dal pc, di fronte ad una vita che sia degna di essere vissuta,con difficoltà, ma finalmente a due.

Vi ringrazio per avermi seguita, apprezzata, e anche osteggiata in taluni casi. Mi siete stati di conforto nei momenti brutti e di sostegno in quelli positivi. Io non scompaio, continuerò a commentare saltuariamente qua e là, inoltre il blog resta aperto per dar modo a chi lo volesse di rileggere qualche vecchia pagina.
Non troverete però nuovi post: è tempo di realizzarli i sogni, dando consistenza alla virtualità che in questi mesi abbiamo plasmato.

E' tempo dell'amore, per me. Fatemi un grande augurio e pensatemi qualche volta, magari mentre passeggio mano nella mano con Wolf, lavoro nel sexy shop di Soho, o mangiamo tutti insieme una pizza al Baraonda di Wonda.

                                                                                                                                 Un bacio come e dove volete voi...

Damned by SeriaLoves | 10:52 | commenti (96)
--- life, love, sorprese, rinascere ---

 

martedì, 10 aprile 2007

Una panchina al sole


-1

Una panchina al sole. Wolf ha lavorato tutta la notte, poi è venuto a casa mia. Io ero andata a letto tardissimo, dopo un turno estenuante al sexy shop, e se si fosse trattato di qualcun altro l’avrei mandato bellamente a cagare.

Mi ha costretta ad alzarmi, mi ha buttato sotto la doccia e poi, borse sotto gli occhi e testa ciondolante, mi ha portato qui al parco, a riscaldarmi sotto i raggi di questo sole di primavera.

Mi guarda, sorride. Io sbuffo, fingo di addormentarmi. Lui mi fa il solletico, io rido con voce troppo maschia tanto che qualcuno si volta a guardarmi, lui scoppia in una fragorosa risata e copre la mia.

Poi aggrotta le sopracciglia come fa quando è teso, gli occhi assumono quell’espressione di mistero che mi fa impazzire:

<Sai, io vorrei che tu fossi la mia ragazza…che io e te facessimo sul serio…io ti amo, te l’ho già detto, non scherzavo>. Poi si volta dall’altra parte, non osa guardarmi in faccia. Aspetta una mia risposta.

Cazzo, e ora che faccio?

Me la vedo Wonda che se fosse qui in questo momento stenderebbe le mani e le muoverebbe forsennatamente con una perfetta torsione dei polsi, come a dirmi “dai, dai, dai…”, e ammiccherebbe storcendo la bocca rossa in modo equivoco. Solo ieri abbiamo pranzato insieme io e lei. La mia più cara amica ha messo abbastanza soldi da parte per acquistare un’attività. Ha adocchiato un negozietto che vorrebbe far diventare una pizzeria al taglio. E’ convinta che a Londra avrà successo: “E poi ho la ricetta di mia nonna, quella della pizza pugliese alta e grassa… questi inglesi la adoreranno… verranno tutti a pranzo da me…al Baraonda di Wonda!”

“Ma lasceresti il marciapiede? Sei sicura?”

“Tesooooro, ho abbastanza soldini da parte per cambiare vita e fare quello che ho sempre sognato…”

“E l’operazione? Diventare donna a tutti gli effetti?”

“Nooooooo…..io voglio diventare cuoca, dell’operazione non mi frega più niente! Piuttosto tu Seria, tu mi fai preoccupare…”

“Perché?”

“Perché come al solito ti caghi sotto, non sai approfittare dei colpi di fortuna che ti capitano. Tesoooro, quel Wolf è una perla della Papuasia pregiata, non te lo devi far scappare, devi essere la sua ostrica, metterlo dentro di te per non perderlo più”

“Wonda, io…”

“Basta con tutte queste perplessità! Siete perfetti insieme, già immagino il vostro matrimonio, tu vestita di bianco…oddio, il bianco magari no, il rosa è più indicato nel tuo caso, lui di nero, che lo scuro gli dona tanto, e poi c’è Elton John che suona alla festa e io che penso al buffet a base di pizza pugliese, che ne dici?”

“Tu sogni!!!!”

“Sì, ma se non fossimo due illuse sognatrici non saremmo mai sopravvissute per tutti questi anni, no? Tu ne sai qualcosa…”

“Già…”

“Buttati amore, buttati…dai retta alla vecchia Wonda…”

 

E volto la testa per guardare Wolf che aspetta ancora una mia risposta. Wonda la sento dietro di me che sta pregando affinché prenda la decisione giusta. Ho la possibilità di vivere una storia d’amore vera, senza uno che paghi in soldi e una che ci rimetta in dignità. Rischio il cuore, che metto in gioco forse per la prima volta in vita mia e scommetto su un ragazzo che conosco da poche settimane, ma sembra l’ideale per me e temo possa deludermi da un momento all’altro. O che io possa deludere.

<Non saremo mai una coppia come tutte le altre, forse di questo non ti rendi ancora conto…>

<Uff…ma quanti problemi ti fai?>

<E’ che io sono stata zoccola fino a pochi mesi fa, e un po’ lo sono rimasta dentro… non ci credo molto alla favola di Cenerentola…>

<Cazzo, ma io non sono mica un principe azzurro, guarda che lo so che non sarebbe tutto rose e fiori, che avremmo problemi, che mia madre, quando lo dovrà sapere, non accetterà tanto facilmente questa storia, soprattutto dopo quanto le ha fatto mio padre….io le so tutte queste cose, ci ho pensato bene>

<E quindi?>

<E quindi vale la pena di rischiare. Per te ho voglia di farlo…se lo vuoi anche tu>

Bene, così questa storia è tutta nelle mie mani adesso.

C’è un aereo davanti ai miei occhi e Wolf è lì e sta tendendo la mano perché vuole che io salga a bordo e viaggi con lui. Il motore è scassato, la destinazione ignota, magari appena ci alziamo in volo quello ci abbandona e cadiamo giù, ma c’è lui, rischia quanto me in questa storia.

La mia vita cambierebbe, prenderebbe una piega nuova per me: non sarei da sola e questo pensiero mi fa sorridere più dell’immagine di Wonda che mi dice “dai, dai, dai”. E allora lo guardo sto bel ragazzone di Wolf, allungo le mani e gli accarezzo il viso, stampo le mie labbra sulle sue, incurante di bambini che corrono a pochi metri da noi, di carrozzine spinte da ragazze o signore che allungano il collo per guardarci e magari si accorgono di una protuberanza maligna che si annida proprio in mezzo ai miei jeans e fa di me una ragazza con la pistola. Io non mi accorgo di nessuno, ho solo lui di fronte, lui con i suoi incredibili occhi neri e profondi, qualche rughetta intorno agli occhi che lo rende erotico più che mai, i capelli in su e la bocca voluttuosamente a cuore. Lo fisso negli occhi cercando di ricambiarne l’intensità e dico con un sorriso a trentaquattro denti:

<Cazzo, ti amo anch’io. Da morire. Ok, facciamo sul serio. Ci sto!>

E stavolta è lui a baciarmi, a stringermi brutalmente su questa panchina assolata, circondata da londinesi, pachistani e ogni sorta di mondo inglese capitato in questo parco per assistere al nostro spettacolo indecente. E’ lui a sorridere mentre mi bacia, lui, che scoppia a ridere di felicità. Una felicità contagiosa.


 

Damned by SeriaLoves | 10:22 | commenti (31)
--- life, love, sorprese, bellavita, serialover ---

 

martedì, 03 aprile 2007

Chi è Wolf

-3

La sua mano è sul mio seno, il mio viso sfiora i peli radi del petto. E’ buio e io sono inebriata del suo odore buono. Non ho alcuna intenzione di accendere la luce e guardarlo negli occhi. Ho il terrore di scoprire compatimento, orrore, ribrezzo. Gli ho appena raccontato della mia vita da puttana, di ciò che ho fatto e subito in dieci anni vissuti pericolosamente.

Lui mi stringe forte e appoggia le labbra turgide sulla mia fronte poi parla e quella frase detta con apparente noncuranza trafigge il terrore che mi ha sempre trasmesso il pensiero di qualcuno che mi sussurra piano: <I love you…>.

Inghiotto la saliva che mi vuole tappare la gola, mozzo il respiro perché forse penso che non ho capito bene, ma la sua stretta è inequivocabile, più delle parole che ha appena pronunciato. E allora voglio sapere tutto adesso, cosa nasconde quella sua aria misteriosa e turbata, gli occhi scuri e profondi perennemente velati di malinconia.

Chi sei Wolf?

Lui sospira, non muove un muscolo e non accende l’abatjour. Bene, le storie devono essere raccontate così, nel buio più pesto, dove le immagini, belle e brutte, si formano nella mente senza essere turbate dalla forma delle cose intorno a noi.

E Wolf mi racconta di sé, di quando da bambino sua madre e suo padre andavano d’accordo ma non troppo. Di un papà cattolico che era cresciuto in un collegio e si era sposato giovane per colmare quel bisogno di famiglia che non aveva mai avuto.

Quel di cui aveva bisogno quell’uomo fragile era qualcos’altro però, non certo la responsabilità di una moglie e due bambini. Prese presto, infatti, ad uscire di sera, ad accampare scuse e accumulare bugie, fino all’evento di rottura che lo fece scomparire dalle loro vite.

Wolf, sorella e mamma dovevano andare dai nonni per il weekend, mentre il papà restava a casa perché aveva un turno di lavoro al sabato mattina.

Ma il venerdì sera, la mamma di Wolf si accorse di aver dimenticato le medicine per il diabete a casa e il marito, chiamato a percorrere i 25 chilometri che separavano le due abitazioni per portarle, non rispondeva.

La donna, maledicendo il consorte, saltò sull’auto insieme al figlio e tornò a casa. Trovarono il giovane e fragile papà di Wolf con i collant della moglie sulle gambe pelose, mentre si faceva inculare da uno sconosciuto muscoloso.

Lei fu lesta a chiudere a chiave il bambino nella sua stanza, ma le urla che udì lo segnarono per sempre. Rivide sue padre altre tre o quattro volte, poi ne perse le tracce. Sparì dalla loro vita.

Wolf mi racconta questa storia con pudore e freddezza e a me scappa una lacrima. Lo abbraccio più forte, bacio le sue labbra calde.

<Forse ti sei sentito attratto da me a causa di tuo padre e di quello che hai visto da bambino… sei rimasto traumatizzato>, dico sottovoce pensando che lui non mi vuole davvero, desidera solo quella parte di me che gli ricorda la figura paterna così pallida e vacillante.

<Non mi psicanalizzare...se è così ben venga ciò che ho visto tanti anni fa… più ci frequentiamo più mi accorgo di volere te, non mi importa di come ti definiscono e quello che possono pensare gli altri, io desidero te e tutto il resto non ha importanza>.

Lo bacio ancora, faccio scivolare la mano sul torace magro fino ad afferrarlo dove lui sa e faccio ricominciare la nostra inusuale danza.


lunedì, 19 marzo 2007

Muoio dalla voglia di te

-quintotempo-
Passeggiamo per il centro di Londra. Lui mi circonda le spalle con un braccio e stringe. Percepisco un bicipite niente male. Sorrido, lo guardo e annuso il suo ottimo profumo.

Parliamo, scherziamo, sa mettermi a mio agio, io riesco a essere meno stronza del solito e gli do una possibilità di riuscita. Ogni tanto lancio sguardi indiscreti per rimirare il suo viso bello. Ogni tanto lui lancia sguardi indiscreti per fissarmi con gli occhi scuri e profondi.

Una volta ci osserviamo nello stesso istante e scoppiamo a ridere. Si sta facendo tardi, ma non voglio tornare a casa, non da sola. Vorrei passare la notte con lui, ma la coscienza mi dice di non affrettare i tempi. Ci pensa il mio cavaliere a spazzare ogni indecisione.

<Sarà meglio avviarci alla metro, che ne dici?>

<Certo…>

<A dire il vero, io vorrei tanto stare con te. Non andare a dormire, capisci?>

<Certo che capisco…ma…>

<Ma se non vuoi io non insisto>, mette le mani avanti lui.

<No, non è quello, io lo voglio tanto invece, anche se ho paura. Sai, da quando sono qui a Londra non ho…non ho….capito?>

<Sì che ho capito. Senti, mia madre e mia sorella sono fuori qualche giorno, ti va di venire da me? Non insisto se non vuoi…>

<Non lo so, sono indecisa, non ho neanche lo spazzolino!>, provo a scherzare, a stemperare il momento solenne e spaventoso. Lui mi trascina improvvisamente in una via laterale, c’è un piccolo shop diretto da indiani ancora aperto.

<Scegli il tuo spazzolino!>, mi fa con un gran sorriso davanti ad uno scaffalino ricolmo di prodotti per l’igiene della bocca. E io scelgo.

In metro, devo decidere quale direzione prendere. Da una parte c’è casa mia, il letto caldo e tra qualche ora Wonda che piomberà in camera al ritorno dal lavoro in strada per svegliarmi e chiedermi come è andata, dall’altra c’è lui, con le mani in tasca che aspetta una risposta.

Mi rendo conto che dopo anni di brutte esperienze, fughe improvvise, iniezioni di fiducia e depressione, cazzi e cazzotti, ho ancora desiderio di credere che esista una chance per me, qualcuno da amare e dal quale essere amata per quella che sono.

Gli lancio un’ultima occhiata, parto dalle scarpe scure, i jeans stretti, il pacco discretamente voluminoso, le mani nelle tasche, le spalle larghe e il viso sorridente e vagamente ansioso, gli occhi scuri e gentili e chiudo le palpebre.

Male che vada avrò rimorsi, ma non rimpianti: ho deciso, lo prendo sottobraccio e lo guardo occhi negli occhi:

<Sbrighiamoci dai, muoio dalla voglia di te!>

Resta a bocca aperta, poi gli scappa una risata felice e si fa trascinare al ritmo dei miei tacchi attutiti dal pavimento di linoleum.

In fondo al corridoio c’è già un treno che ci aspetta. Corriamo. Saliamo appena in tempo. Si chiude la porta. La metro parte. Noi siamo rimasti in piedi, con le mani che fanno presa allo stesso appiglio. Non c’è quasi nessuno, se non una figura indistinta seduta all’altro capo del vagone. Lui mi fissa intensamente e appoggia la mano sulla mia guancia. Prima che possa dire qualsiasi cosa ha stampato le labbra sulle mie. Inevitabilmente le apro e gusto il suo sapore.


Damned by SeriaLoves | 15:32 | commenti (18)
--- life, sesso, incontri, sorprese ---

 

giovedì, 08 marzo 2007

Wolf, carbon fossile e culetto sodo

-primotempo-

Wolf (nome di fantasia attribuito da me vista la sua natura solitaria) è un frequentatore atipico del sexyshop in cui lavoro di notte. Vestito di nero, sempre solo, sguardo magnetico e malinconico, caruccio e anche fisicamente ben messo è di quelli che sembrano capitati lì per caso, alla ricerca di qualcosa di preciso che non riescono a trovare.
La prima volta che l'ho visto ho pensato avesse sbagliato locale, forse stava cercando il pub due metri più in là, ma poi è tornato più volte, una media di tre sere a settimana per un totale di sei volte. Non ci avevo mai scambiato parola, io, commessa intenta a far pagare ai laidi mascalzoncelli che acquistano furberie erotiche o ad accertarmi che nessuno si freghi il prezioso materiale, a guidare nell'angusto corridoio gli animali da cineporno. Ma Wolf mi ha da subito attratto, scuotendo gli ormoni femminili che ho in circolo da tanto tempo.

L'altra sera ha atteso un momento in cui non ci fosse nessun cliente per avvicinarsi alla cassa. Nel mio cervellino sono volati diecimila pensieri contrastanti: "vorrà pagare qualcosa?", "è un ladro?", "è un maniaco?", "un profittatore di donzelle?" (in quest'ultima confesso, da vecchia sporcacciona, che ho sperato un bel po').
Si è piazzato davanti a me, mi ha guardato qualche secondo con due begli occhi magnetici, poi in inglese perfetto, ma con voce profonda e chiara e senza inflessione:

<posso chiederti una cosa?>

<Ma certo...>, faccio io in un sussurro di voce sempre troppo maschia.

<Ti ho notata fin dalla prima volta che sono entrato qui per caso...>

<Sì....>, voce sempre più sussurrata. Seria, cazzo, scuotiti, sei sempre un uomo in mezzo alle gambe, caccia fuori quegli attributi!

<Mi piacerebbe uscire con te>, afferma lui, espressione impassibile e voce sicura. Frasi dirette come adoro in un uomo che sa quel che vuole. Io cerco di riprendere il controllo, non è possibile che questo maschione mi voglia, forse non ha capito che non sono una donzelletta versione automatica, ho il cambio manuale io, è meglio indagare un po'...

<Ma tu non sai nulla di me...>

<E' un problema?>

<Magari lo è per te... vedi, io non sono propriamente quel che si dice una 'ragazza perfetta'>, sorrido come una scema. Seria, togliti quel sorriso ebete dalla faccia!

<So come sei, ho preso le mie informazioni. E ho ancora più voglia di uscire con te>

Ossignore, è un sogno, un'allucinazione?
<E cosa suggerisci?>

<C'è un sera in cui sei libera?>

<Venerdì lavoro qui di pomeriggio e finisco alle sette...>

<Allora ti vengo a prendere. Penso a tutto io>

<Ma io non so neanche come ti chiami!>

<Wolf, io sono Wolf. Tu invece sei Seria, giusto?>

<Come lo sai?>, ecco, questo è un maniaco, era troppo bello per essere vero. Si è sputtanato dopo manco due minuti il pollo...

<In queste serate passate qui ho sentito un mucchio di cose. So che ti chiami Seria e ho capito che sei speciale> ... i puntini di sospensione li metto io, lui non ha alluso a nulla, ha capito e basta.

<Ah - resto a bocca aperta, affascinata e cogliona - e quindi, io ti interesso?>

<Sì. A venerdì allora. Ciao>.

Ed esce così, accennando un sorriso, con quel bel paio di pezzi di carbon fossile al posto degli occhi che mi puntano diritto al cuore. Io, cretina cui bastano due complimenti per farmi calare le braghe, l'ho seguito con lo sguardo, ho dato un bell'8 al culetto sodo che mi ha mostrato e ho pregato fino all'ultimo che non fosse un pio sogno dal quale svegliarmi tutta bagnata.

Damned by SeriaLoves | 10:18 | commenti (27)
--- life, storie, lavoro, incontri, sorprese ---

 

mercoledì, 18 ottobre 2006

Una foto in bianco e nero

Ed eccomi qui, per la gioia di alcuni, l'orrore di altri. Seria è questa ragazza, foto in bianco e nero, ritoccata con un programma grafico, ovviamente.
Notate, signore e signori, il suo profilo fintamente greco, i lineamenti maschili nonostante il lavoro del chirurgo plastico. La boccuccia piccola, ma sempre più grande di quanto ero un bulletto scheccante di provincia senza labbra come Bonolis e una grande voglia di truccarmi.
Osservate le tettine, finalmente tornate al loro posto, a disegnare quel profilo femminile che tanto ho cercato. Per lo meno dalla vita in su.



Per contattarmi, parlare con me, accertarmi sul fatto che esisto davvero e non sono un parto della vostra fantasia malata ecco il mio indirizzo mail e Msn:

serialoves@hotmail.it

Damned by SeriaLoves | 10:55 | commenti (35)
--- sorprese ---

 

giovedì, 14 settembre 2006

Hot keys

Con gusto, tramite ShinyStat do spesso un'occhiata alle chiavi di ricerca che conducono al mio festoso e gocciolante blog.

Con orgoglio e supponendo un passaparola intrigante, qualcuno arriva a me cercando "serialover" o "serial splinder". Ottimo sistema per arraparsi tramite la mia vita.

Se escludiamo il termine "yukshee" (se qualcuno sa a cosa si riferisce me lo spieghi per favore), che non so come mai porta su questi lidi, il resto è una sequela di frasi oscene cercate da chi desidera spugnettarsi un poco il manico. Non so se questi loschi (o simpatici o pervertiti o vogliosi o sfigati) figuri siano rimasti appagati dai miei post, in ogni caso vi riporto, senza omissioni di sorta, le frasi incriminate, per sghignazzare un po' insieme. E magari riflettere anche. Magari.

"io sono sopra di lui"

abbassò le mutande

boxer uomini sborrati

cazzi dolore culo

grosso uccello arrapato

infila la mano culo

ingrossamento seno senza operazione

ragazzino strafiga

si toglie la minigonna

succhia in ginocchio

ti accarezza il seno e il sesso

un bel pacco tra le gambe

Damned by SeriaLoves | 19:49 | commenti (15)
--- sesso, sorprese ---

 

martedì, 23 maggio 2006

Lui era mio

Una telefonata di prima mattina. "E' nato!"

"Cazzo...", faccio io.

Franco, mio ex amante, ex ragazzo, ex tutto quello che vi pare è diventato padre di un bel maschietto di quattro chili. Fidanzato con quella brava ragazza secca, ora mamma, da due anni, per diverso tempo ha continuato a cercarmi, dopo avermi scaricato come una cassetta di frutta al mercato. Anche quando stava con la secca ha tentato in ogni modo di portarmi a letto. Una volta c'era quasi riuscito, ma sono stata brava e e ho detto no. Da quel che riferiscono le mie fidate fonti lui si è ampiamente consolato con molte altre, comprese prostitute da 50 euro.

Io invece mi sono ritrovata ad essere amica della secca e delle sue tre sorelle, gentili, generose, disponibili. Quando mi sento depressa basta una serata tra donne e l'umore riprende a volare. Anche per questo non ho voluto mai cedere alle avances di Franco. Non era giusto, Seria sotto sotto ha una morale (molto sotto però...)

E l'ho visto il bimbo. Bello sì. Frignante e vitale come pochi. Lei stremata ma soddisfatta. Lui grondande di felicità.

Ad un certo punto si è avvicinato a me che ero appoggiata allo stipite della finestra della luminosa stanza d'ospedale a guardare fuori, con un'aria insolitamente paterna e autorevole: "Allora Seria, quando la metterai la testa a posto e ti trovi un bravo ragazzo?"

Io lo guardo con la mia solita espressione sprezzante e ironica: "Tutti i bravi ragazzi sono già sposati o fidanzati..."

"E sì, siamo quasi tutti impegnati, ma qualcuno..."

"No, guarda che non mi riferivo a te!". 

Questo bimbo non è quello di cui parlo nel post

Damned by SeriaLoves | 09:34 | commenti (2)
--- stronzi, sorprese ---

 

D e s c r i p t i o n

Io sono così: transitoria e transgender, talentuosa e tarata, brillante e sboccata.

A b o u t  M e

Utente: SeriaLoves
Nome: Seria Loves
Io non sono una ragazza. Ma neppure un uomo. Non come intendete voi, per lo meno. Basta finzioni, basta paure, io sono qui con un sorriso finto e un pisello vero.



BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

N e w s

Lo so, sparirò in un collage colorato di stelle

C l o c k  &  C a l e n d a r

C o u n t e r

da queste parti *loading* cuori pulsanti

D i n o t t e s p e c i a l m e n t e

Di notte specialmente
Di notte lentamente di notte
Mi tornano alla mente
Proposte fatte come niente di notte
Le avventure avute facilmente
Sono acqua che mi sfiora leggermente
Dimenticando continuamente
Di notte specialmente

Di notte specialmente
Si soffre raramente di notte
Giocando solamente
Può essere importante di notte
Ma in fondo è solamente divertente
Di notte la notte specialmente

Di domani no
Non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente

Di notte specialmente
Di notte di frequente di notte
Mi sento travolgente
La voglia è conturbante di notte
I sensi sono tesi strenuamente
Di notte di notte specialmente

Ma domani no non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente
E pensami di notte
E pensami di notte specialmente

RETTORE

D r e a m s

Prendi il mio cuore e regolalo con il ritmo del tuo

C a t e g o r i e s

bellavita
dolore
dvd
erotica
gay
incontri
lavoro
lettere
life
liric
love
pensieri
poesia
porno
rimembranze
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sesso al buio
sexy
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L a s t  C o m m e n t s

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M i A m a n o

Le persone dagli occhi spalancati

M i O d i a n o

Tutti gli intolleranti
Chi giudica senza sapere
Chi non crede se non può vedere
Gli stupidi

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