martedì, 03 aprile 2007

Chi è Wolf

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La sua mano è sul mio seno, il mio viso sfiora i peli radi del petto. E’ buio e io sono inebriata del suo odore buono. Non ho alcuna intenzione di accendere la luce e guardarlo negli occhi. Ho il terrore di scoprire compatimento, orrore, ribrezzo. Gli ho appena raccontato della mia vita da puttana, di ciò che ho fatto e subito in dieci anni vissuti pericolosamente.

Lui mi stringe forte e appoggia le labbra turgide sulla mia fronte poi parla e quella frase detta con apparente noncuranza trafigge il terrore che mi ha sempre trasmesso il pensiero di qualcuno che mi sussurra piano: <I love you…>.

Inghiotto la saliva che mi vuole tappare la gola, mozzo il respiro perché forse penso che non ho capito bene, ma la sua stretta è inequivocabile, più delle parole che ha appena pronunciato. E allora voglio sapere tutto adesso, cosa nasconde quella sua aria misteriosa e turbata, gli occhi scuri e profondi perennemente velati di malinconia.

Chi sei Wolf?

Lui sospira, non muove un muscolo e non accende l’abatjour. Bene, le storie devono essere raccontate così, nel buio più pesto, dove le immagini, belle e brutte, si formano nella mente senza essere turbate dalla forma delle cose intorno a noi.

E Wolf mi racconta di sé, di quando da bambino sua madre e suo padre andavano d’accordo ma non troppo. Di un papà cattolico che era cresciuto in un collegio e si era sposato giovane per colmare quel bisogno di famiglia che non aveva mai avuto.

Quel di cui aveva bisogno quell’uomo fragile era qualcos’altro però, non certo la responsabilità di una moglie e due bambini. Prese presto, infatti, ad uscire di sera, ad accampare scuse e accumulare bugie, fino all’evento di rottura che lo fece scomparire dalle loro vite.

Wolf, sorella e mamma dovevano andare dai nonni per il weekend, mentre il papà restava a casa perché aveva un turno di lavoro al sabato mattina.

Ma il venerdì sera, la mamma di Wolf si accorse di aver dimenticato le medicine per il diabete a casa e il marito, chiamato a percorrere i 25 chilometri che separavano le due abitazioni per portarle, non rispondeva.

La donna, maledicendo il consorte, saltò sull’auto insieme al figlio e tornò a casa. Trovarono il giovane e fragile papà di Wolf con i collant della moglie sulle gambe pelose, mentre si faceva inculare da uno sconosciuto muscoloso.

Lei fu lesta a chiudere a chiave il bambino nella sua stanza, ma le urla che udì lo segnarono per sempre. Rivide sue padre altre tre o quattro volte, poi ne perse le tracce. Sparì dalla loro vita.

Wolf mi racconta questa storia con pudore e freddezza e a me scappa una lacrima. Lo abbraccio più forte, bacio le sue labbra calde.

<Forse ti sei sentito attratto da me a causa di tuo padre e di quello che hai visto da bambino… sei rimasto traumatizzato>, dico sottovoce pensando che lui non mi vuole davvero, desidera solo quella parte di me che gli ricorda la figura paterna così pallida e vacillante.

<Non mi psicanalizzare...se è così ben venga ciò che ho visto tanti anni fa… più ci frequentiamo più mi accorgo di volere te, non mi importa di come ti definiscono e quello che possono pensare gli altri, io desidero te e tutto il resto non ha importanza>.

Lo bacio ancora, faccio scivolare la mano sul torace magro fino ad afferrarlo dove lui sa e faccio ricominciare la nostra inusuale danza.


lunedì, 05 febbraio 2007

Rosso passione

La tenda rossa cela uno stretto corridio che si apre su una piccola hall. Un omino del quale non ho ancora capito il nome si nasconde dentro una cabina per raccogliere i soldi. Donato l'obolo si oltrepassa la soglia, una pesante tenda che rivela una piccola sala cinematografica porno.
Senza soluzione di continuità, per tutta la notte, a seconda dei giorni si proiettano film pornografici omosessuali o eterosessuali. All'ingresso del corridio ogni sera compare un cartello che annuncia la tipologia dei film.
Ovviamente i cinefili appassionati di tale arte sono molto più interessati a consumare frettolosi e riservati rapporti sessuali. In caso di film etero la solitudine impone che una mano faccia tutto il lavoro, i film gay prospettano invece contorsioni più conturbanti.
Non è raro che dal pornocineshop in cui lavoro si entri solo e si esca in due.

Damned by SeriaLoves | 15:53 | commenti (22)
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giovedì, 16 novembre 2006

pruderie notturne

Non ho voglia di star sola questa sera. Accendo il computer ed entro in Msn.
Ci sono i soliti quattro da salutare, qualcuno da evitare e poi una persona mi sorprende. Cerco di essere professionale, da puttana che non si concede se non per soldi, ma tra una chiacchiera e l'altra mi viene voglia di sesso. Come non mi succedeva da tempo.
Dopo tante brutte esperienze avevo deciso di non rimorchiare in nessun caso via internet. Troppo rischioso. Però la voglia è tanta.
Ci provo con uno che pare appetibile, ma non ha foto. Lo blocco e via. Sono arrapata, ma non stupida. Nel frattempo messaggio con un ragazzo che sembra avere le giuste qualità. Lui ammicca in modo evidente, mi manda qualche sua foto in cui appare non bello ma simpatico e nel complesso attraente. Poi la conferma arriva in cam, e così mi lancio.
"Tu lo faresti con una come me?"
"A dire la verità...sì"
"E che mi faresti?"
"Non lo so. Forse tutto."
"Cosa intendi per tutto?"
"Che ti inculerei e mi farei inculare da te"
"Dici sul serio?"
"Sì, però non vorrei dover pagare..."
"Perchè, sei tirchio?"
"No, perchè vorrei desiderarti senza che tu ti sentissi obbligata a concederti per i soldi. Vorrei scoprirti a desiderarmi"
"E tu mi desideri?"
"In questo momento più di ogni altra cosa!"
"Li faresti quei dieci chilometri che ci separano per fare un salto qui e mostrarmi QUANTO mi vuoi?"
"Dammi l'indirizzo, passo in un autogrill per comprarti un piccolo dono da offrirti e poi sono da te"
"Arruolato!"

Tempo mezz'ora e suona alla porta. Io lo faccio salire, apro la porta e lui si presenta con una scatola di cioccolatini. Convenevoli e battute, poi siamo sul divano. Uno accanto all'altra. Ha su un jeans stretto con un rigonfiamento sospettosamente invitante.
Io mi avvicino sinuosa e poggio la mano sul pacco carezzandone i contorni.
Lui: "Ti voglio"
Io: "Anch'io"

E poi sono labbra che succhiano larghi  membri accaldati, mani che stringono seni e 69 profumati e bagnati.
L'ultimo scambio è il decisivo, quello da fare a letto. Io lo inculo per primo. Il mio cazzo funziona nonostante gli ormoni e godo, molto. Lui non è avvezzo, ma desidera da tempo essere penetrato. Gli piace. Prima di venire esco e voglio che lui mi riservi lo stesso piacere. Si rivela una macchina infernale: pompa, pompa e mi penetra completamente. Mi sento piacevolmente dilaniata da quest'uomo non bello ma intrigante, con un filo di pancia che lo rende vero e un cazzo enorme che ne fa un essere mitologico.

Sceglie di uscire anche lui. E uno sull'altra, decidiamo di venire insieme, lavandoci di sperma, nutrendoci di seme, coprendoci di pelle.
Avventatamente serena mi sono addormentata con lui, uomo misterioso, amante infallibile, scoperta improvvisa.

Damned by SeriaLoves | 21:57 | commenti (38)
--- sesso, incontri, sesso al buio ---

 

giovedì, 12 ottobre 2006

Il palo tra le gambe

I tacchi a spillo rintoccano lungo l'asfalto e poi per gli angusti corridoi del dietro le quinte del locale. Saluto qualcuno con la mano, accenno un sorriso senza compierlo effettivamente. Un'occhiata al parterre di questa sera: il club è tutto pieno, il "grande ritorno di Seria Loves" ha attirato più persone di quanti pensassi. Mi amano, che bello, anzi, vogliono scoparmi con gli occhi, che è anche meglio.

Indosso il mio costume, ritocco il trucco già pesante e mi guardo nel grande specchio illuminato a giorno: 'Seria è tornata davvero', mi dico. E mi sento imponente,  la star della serata.
Esco dal camerino e mi avvicino al retropalco. Le ragazze hanno scaldato l'ambiente, tocca a me.
Si abbassano le luci. Cambia la musica e parte "Etienne", io entro in scena e inizia lo spettacolo. Quello vero. Il mio.

Via la giacca rossa, io ammicco al pubblico che mi osserva silenzioso dai tavolini.

Via la camicia bianca e io mi sento viva finalmente, dopo mesi di dolore e angoscia. Libera di mostrarmi in tutto il mio doppio e tondeggiante splendore.

Via la minigonna di strass, è il momento in cui il pubblico di appassionati, fedeli e nuovi comincia a partecipare, a muoversi a ritmo di musica, a ostentare pacchi invitanti di cui posso solo immaginare il contenuto nell'ombra.

Via gli autoreggenti e poi le calze di seta. Il mio spogliarello conquista,  mi avvinghio al palo,  mi mordo la pelle, so strusciarmi come nessuna mai ha fatto per questi maschi allupati.

Resto in perizoma! E' il momento di essere artista davvero davanti al mio amato pubblico, ho tre pali da lucidare con il mio culo, il mio cazzo che incuriosisce e le nuove tette. Lascio il palco e passo sul bancone del bar senza mai abbandonare la scena, tanto sono collegati tra loro. Mi faccio toccare dai clienti, i quali infilano banconote dove possono, mi accarezzano, qualcuno pizzica, io mi dimeno come so fare, li guardo negli occhi con finta passione e poi torno sul palco, catturo l'attenzione per il colpo di scena finale. Via anche il perizoma, lascio che intravedano la mia mostruosità per qualche frazione di secondo, il palo di carne che ho in mezzo alle gambe mentre le luci rendono impossibile definire i contorni di quello che sono davvero.

Poi esco di scena tra gli applausi, i fischi, i mormorii e le risate. Seria ha di nuovo fatto il botto.
E' tornata all'amore. Ancora.


quella nella foto non sono io


Damned by SeriaLoves | 19:49 | commenti (37)
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lunedì, 18 settembre 2006

Contaminata

Lui aveva un sorriso inquietante sulle labbra. La faceva sentire a disagio. Lei lo accompagnò in camera da letto, dove una penombra illuminata sola da alcune candele posizionate in punti strategici dava un tremolante chiarore. Accese lo stereo e nell'aria si diffuse una sensuale e leggera musica orientale.

Tirò giù la chiusura lampo della tuta di pelle rossa che indossava. Restò a torso nudo davanti a lui. Aveva indosso solo il reggiseno, imbottito da un lato di ovatta mistificatrice.

-Togli tutto-, bisbigliò lui. Aveva una voce dolce, ma risoluta, che non consentiva repliche. Del resto era lui che pagava e andava bene così. Gettò via il reggiseno che mostrò a lui la sua mutilazione e poi tolse la tuta mostrando il suo pene avvolto di peli al centro del corpo, tra due gambe snelle e bianche e un ventre piatto e femminile.

Lui le accarezzo con una mano la spalla, scendendo giù verso il braccio. Poi parlò:

-Vorrei legarti. Ti va? Ovviamente ai 500 pattuiti aggiungerò un bonus-. E Seria acconsentì. Andò al comò accanto al letto e dal terzo cassetto tirò fuori un paio di manette in metallo leggero avvolto da peluche rosa, retaggio di un sexy shop inglese. Non era certo la prima volta che qualcuno le chiedeva di scopare in modo insolito, legata anche, ma quell'uomo, che al telefono aveva detto di chiamarsi Alfredo le dava una strana sensazione di disagio. Quasi pudore.

Con le manette in mano si sdraiò sulla schiena. Lui sorrideva quando si sedette sul ciglio del letto e delicatamente le spinse un fianco per farla voltare. Poi prese le manette e legò i suoi polsi alla testata del letto.

Seria non parlava, in attesa di quello che doveva accadere. Lui era ancora vestito con jeans, maglietta e giacca verde. Aveva uno zainetto con sé, di quelli che si usano solitamente per portarsi dietro i computer portatili. Non lo aveva mai lasciato e lo teneva stretto nella mano.

-Senti Seria - disse lui - io ho voglie un po' particolari, mi piace il sesso con un po' di violenza -.

Seria aprì la bocca per parlare ma lui le fece segno con la mano di non dir nulla e con voce naturale, come se stesse chiedendo un bicchiere d'acqua disse:

-Vorrei poter essere brutale con te, magari con qualche gioco, un frustino, cose così...che ne dici?-. Con la mano batteva sul suo zainetto, indicando così il luogo dove teneva i suoi "giochini".

-Non mi piacciono molto questo tipo di cose...meglio restare sul tradizionale, ti va? - disse lei davvero preoccupata. Giaceva legata e impotente sul letto, lui avrebbe potuto far qualunque cosa.

-No, io ho voglia di fare a modo mio. Se a te va, ovviamente. E sono disposto a essere generoso per questo -. Con un lento movimento tirò fuori dalla giacca un mazzetto di banconote da cento euro e contò dieci biglietti che posò sul comodino accanto alla testa di Seria. -Bastano?-

Lei guardò i soldi a pochi centimetri dai suoi occhi. Erano tanti e ne aveva bisogno. Si morse il labbro pensando a cosa fare. Poi pronunciò due sole parole e affondò la testa nel cuscino: - Okay, sbrighiamoci!-

-Due semplici regole, Seria: per i prossimi minuti farò ciò che voglio di te e tu non dovrai parlare-.

Non attese la sua risposta, aprì la zip dello zainetto e accarezzo la frusta che aveva ben poco del frustino.

La fece schioccare varie volte sulla schiena e sul culo di Seria. Lei cercò di resistere per un po', poi cominciò a ritrarsi, accovacciandosi e gemendo. Non parlava, cercava di stare zitta come lui le aveva chiesto.

Lui non si fermava però, continuava con sempre maggiore furia e lei gridò: -basta! Non voglio più...ho detto fermati!- Ma lui non la sentiva. Continuò ancora per un po', poi si fermò improvvisamente. Seria pensò che forse si sentiva appagato e l'avrebbe lasciata libera. Aveva gli occhi lucidi, e immaginava i segni rossi sulla schiena. Si sarebbero visti da qui in capo a una settimana e mezza, quando si sarebbe dovuta ricoverare per l'intervento al seno?

Il pensiero fu interrotto da un lampo di dolore ad una gamba. La ritirò instintivamente. Si girò. Lui aveva in mano un lungo ago da materasso e l'aveva punta. -No- biascicò lei. -Ancora un po'-disse lui. E le punse anche l'altra gamba, poi le salì sopra immobilizzandola e affondò l'ago nel sedere. Lei gridò. Lui incurante si sollevò e prese dal suo zainetto un preservativo. Lo indossò su una vistosa erezione. Era completamente nudo, ma Seria non si era accorta quando si era spogliato. Probabilmente tra una frustata e l'altra.

Le allargò le gambe e appoggiò il suo pene all'anello grigio. Il preservativo era lubrificato, lei avvertì una sensazione di umido e fluido. Lui spinse e penetrò con forza dentro di lei. Gemette. Prese a muoversi sinuosamente e sempre più velocemente. Pochi minuti e si irrigidì mugolando. Poi uscì, si tolse il preservativo e con metodo cominciò a rivestirsi.

Mise con cura a posto ago e frusta. Seria era rimasta in silenzio, dolorante sul letto, con la testa rivolta verso i biglietti da cento sul comodino. Lui si sistemò la giacca, poi aprì le manette con la chiave che Seria aveva poggiato precedentemente sul cuscino e senza dire nulla uscì da casa sua.

Seria sentì la porta d'ingresso chiudersi. Restò con gli occhi sbarrati, ansimante sul letto, ancora con le gambe divaricate. Non osava sollevarsi per non guardare cosa Alfredo le aveva fatto. Sentiva che dal sedere e dai polpacci rivoli sottili di sangue scendevano sulle lenzuola. Si velarono gli occhi di lacrime. Avvicinò con lentezza esasperante le gambe al torace. Le piegò a piccoli scatti, come se fosse troppo affaticata per muoversi in modo più disinvolto. Alla fine si piegò in posizione fetale e si circondò con le braccia. Lo sguardo si posò sui polsi arrossati e sul petto dove c'era un oscuro vuoto.

-L'ho voluto io, gli ho detto sì - mormorò pian piano - è solo colpa mia-. Poi chiuse gli occhi e due gocce calde scesero dalle guance al cuscino.

Riaprendoli fissò le banconote sul comodino. Allungò un braccio e con le dite le prese stropicciandole nella mano che si era chiusa a pugno. Se le portò sul cuore, dove c'era il vuoto che avrebbe colmato a breve. Lasciò i soldi lì, mentre desiderava solo dormire e dimenticare il dolore che cominciava a diffondersi per tutto il corpo.

Mentre si addormentava sentiva la melodia di una canzone che amava. Lo stereo si era spento da solo dopo che il cd era arrivato alla fine e le candele cominciavano a languere, sciolte scompostamente nei piattini di ceramica grigia dove Seria le aveva poggiate. Nelle sue orecchie c'era solo silenzio, nella testa la voce graffiante di Gianna Nannini che sovrastava tutto quel dolore e i pensieri cupi che voleva solo rimandare al giorno dopo.

La tua pelle è la mia pelle
che colore più non ha
sono sangue nel tuo sangue
una sola anima
la tua storia è la mia storia
i miei occhi sono i tuoi
la mia ora è la tua ora
il destino che non hai
vola vola vola vola vola la testa
vola vola vola chi mi porta via
vola vola vola
mi hai dimenticata
tu non mi conosci sono appena nata
contaminata
sono contaminata
ora che sono nata
io non so dove sono
io non so da dove vengo
l'infinito vaga dentro
io non ho nemmeno un segno
vola vola vola vola vola la testa
vola vola vola chi mi porta via
vola vola vola
mi hai dimenticata
tu non mi conosci sono appena nata
non importa più chi sono io
rassomiglio ad una goccia d'acqua
fa che nel deserto piova io
goccia d'acqua che fa traboccare il mare
contaminata
sono contaminata
ora che sono nata
polvere di luna che si perde nel tempo
voce radioattiva della civiltà
fuoco nucleare che respiro nel vento
anima ribelle che si libera
come una canzone che si perde nel tempo
voce radioattiva della civiltà
fuoco nucleare che respiro nel vento
anima ribelle che si libera
non importa più chi sono io
rassomiglio ad una goccia d'acqua
fa che nel deserto
piova io
goccia d'acqua che fa traboccare il mare
contaminata
sono contaminata
ora che sono nata
vola vola vola vola vola la testa
vola vola vola chi mi porta via
vola vola vola
mi hai dimenticata
tu non mi conosci sono appena nata
contaminata

Damned by SeriaLoves | 03:24 | commenti (34)
--- dolore, incontri, sesso al buio ---

 

lunedì, 08 maggio 2006

Sotto il cuscino

Non so alzare la testa.
Ho chiuso gli occhi per non vedermi più allo specchio,
ma continuo a sentire la presenza dei fantasmi intorno a me.
Voci nel silenzio.
Anime dannate che mi vogliono.
Io giro la testa dall'altra parte.
Io schiaccio il cuscino sulle orecchie.
Io strizzo forte gli occhi.
Poi una presenza si infila nel letto.
Sento le tue mani calde afferrarmi.
Mi abbraccia e il suo corpo profumato avvolge il mio.
E' nudo e un rostro umido mi punge.
Non so rialzare la testa.
Non so più parlare.
Non so più di avere una mia volontà.
Il rostro penetra le mie carni.
Il rostro si muove dentro di me.
Lui è sopra di me.
Un fiotto di bollente fluido caldo mi bagna tutta.
Poi esce fuori. Sgusci via.
Mi ritrovo sola.
Testa sotto il cuscino, occhi stretti, coperte addosso,
corpo violato.

Damned by SeriaLoves | 23:54 | commenti (34)
--- pensieri, sesso al buio ---

 

lunedì, 20 marzo 2006

Muratore dalle mani forti

Fa freddo in questo sabato sera. La piazza e il corso sono colmi di ragazzini che passeggiano e schiamazzano. Non li sopporto, forse perchè io non sono mai stata così.

L'appuntamento è qui alla fermata dell'autobus. Ha una nuova Punto azzurra e di lui, oltre a questo dettaglio, conosco solo il viso e parte del busto, che mi ha mandato con una foto dopo una chattata notturna lunga qualche ora.

Mi è piaciuto il suo modo di essere schietto ma dolce, intrigante e operaio. Già, perchè è un muratore nella vita reale e lavora vicino alla mia città. Mi verrà a prendere a minuti. Io sono arrivata in anticipo, come sempre, per entrare nella parte, posizionare bene la maschera che indosso in questi casi, quella della strafiga che apparentemente se la tira ma che in realtà non vede l'ora di darla.

E se lui corrisponderà alle attese non la menerò tanto per le lunghe: ok per la pizza, ma poi voglio l'uccello! Se è un cesso, come può darsi che sia visto che so così poco di lui, vuol dire che scroccherò la cenetta e poi lo manderò a cagare.

Ho bisogno di rifarmi dopo la delusione di Paolino, il ragazzino della libreria, venuto dopo appena una manciata di minuti di ansimi su di me. Era messo bene, dimensioni discrete, ma assoluta ignoranza riguardo al sesso femminile. Ora ho voglio di un maschio vero e questo trentenne potrebbe essere l'occasione per passare una seratina come dico io.

Eccola. Dovrebbe essere la sua auto. Si ferma davanti a me che sono appoggiata alla balaustra del sottopassaggio. Scende un bel moro. Mi guarda e sorride; "Scusa, sei tu Seria?". Ricambio il sorriso. "Tu che ne dici? Sono io, sono io...ciao!".

Gli allungo la mano che lui stringe vigorosamente. Bene, la serata promette bene. Se il cazzo è duro come la sua mano callosa allora ci sarà da divertirsi.

Aldo, così mi dice di chiamarsi, ha il viso rasato di fresco, di una bellezza selvaggia e un po' trascurata, rovinata dal sole e dal freddo di un lavoro il più delle volte all'aperto. Fisico asciutto, con braccia vigorose e gambe muscolose. Indossa una camicia bianca attillata sui fianchi e jeans a vita bassa stretti sulle coscie e larghi sulle caviglie. Profumo Givency blue label. Buonissimo. Già voglio scoparmelo.

Andiamo in una pizzeria vicino alla stazione. L'oretta e mezza trascorsa a mangiare è caratterizzata da chiacchiere sui compagni di chat, sui blog e siti vari. Io lancio frecciatine qua e là. "E poi ci sono i siti porno, no? Dai, anche tu avrai i tuoi preferiti...voi uomini siete tutti uguali!"

All'inizio Aldo vuol passare per un tipo serio, ma ben presto capisce l'aria che tira e sta al gioco.

"Come devono essere i ragazzi che ti piacciono?".

"Chissà...forse proprio come te! Comunque, dipende da cosa ci si deve fare...insomma, una storia è un conto, una scopata ogni tanto un altro!"

"Sante parole - dice lui - sono poche le ragazze che la pensano così..."

"Non è vero. Sono poche quello che lo dicono..."

Risate...gli sfioro la gamba con la mia, avvolta nel collant nero. Paga il conto e ci avviamo all'auto. "Dove si va?", arrischia lui. "Dove vuoi...", faccio io.

Cominciamo a girare in macchina. Non si decide a fare la mossa necessaria. Ok, tocca a me.

"Perchè non andiamo in collina? Conosco un posto da dove si vede tutta la città..."

E si va. Arriviamo in una zona solitaria, persa tra le fronde degli alberi. Non c'è nessuno tranne noi, che in macchina guardiamo la città e poi la distesa di luci fino al mare. "E' bello qui", dice lui. "Neanche tu sei male", scherzo io. Lui si avvicina e mi dà un bacio sottile. Poi si ritrae. Io gli accarezzo il viso e poi attacco le mie labbra alle sue che sono pronte a dischiudersi. La mia lingua incrocia la sua, che sa di dolce, e si stringe in un vortice.

La sua mano comincia finalmente a muoversi. Stringe il mio seno e poi va giù. Io lascio il suo viso, stringo una spalla vigorosa  e poi accarezzo il petto virile e comincio a farmi strada.

Lui mi sfila la maglia. Io sbottono la sua camicia e resto estasiata dinanzi al suo petto da uomo condido di peli crespi. Gli succhio un capezzolo e poi con la lingua seguo la linea dei suoi addominali. Lui guida la mia testa bionda. Ha capito ciò che voglio. Arrivo alla montagna del suo cazzo. Strofino con le guance i jeans per tastare e annusare. Ho voglia di lui.

Slaccio la cinta e poi, ad uno ad uno, i bottoni dei pantaloni. I boxer sono bagnati dal liquido che il suo cazzo eccitato ha prodotto. Li tiro giù e resto affascinata da una torre d'avorio di almeno venti centimetri che punta in alto, spessa e fiera.

Stringo il membro con la mano destra e tiro giù. La cappella già scoperta si fa più turgida. Lui geme e abbassa il sedile. E' sdraiato quando io inizio a spompinare quel bell'uccello scuro e grosso. Assaporo il liquido, il profumo di maschio e ogni tanto lancio un'occhiata a quel corpo bello e muscoloso che si contrae e al suo viso che gode.

Ora voglio di più. "Aspetta" dico. Prendo la mia borsa e tiro fuori un profilattilo. Sono lesta a infilarglielo. Poi mi alzo la minigonna e sfilo le mutandine rosa che porto. Lui è pronto ad abbassare lo schienale dalla mia parte mi è subito addosso. Il pisello entra immediatamente nella mia figa già lubrificata e io avverto un brivido intenso di piacere.

Aldo si muove furioso su di me. Mi piace questa dolce brutalità. I peli del petto mi graffiano un po' e le sue mani dure sembrano farmi male. In realtà tutto mi fa godere. Dopo qualche minuto le sue sferzate si fanno più lente. Vuole durare il più possibile. Mi piace. E' un vero uomo.

Mi guarda in faccia. Mi stampa un bacio languido, mentre va su e giù. Io gemo di piacere. Poi non resiste più. Spinge il suo cazzo sempre più a fondo e sempre più velocemente. Io vengo più volte e lui lo sa. E' compiaciuto di sé e a me va bene così. Poi si inarca su di me. Viene e quasi grida quando raggiunge il culmine del piacere. Lo assecondo.

Si riversa su di me. Mi abbraccia ma il suo cazzo resta dentro e pian piano lo sento meno duro. Dopo un paio di minuti esce e si siede al suo posto.

"E' stato bello", mi dice. Io annuisco ma non dico una parole. Comincio a rivestirmi. 

Scendo dall'auto per prendere un po' d'aria. Ho la figa un po' intorpidita ma ancora fremente. Guardo la città. Lui mi viene accanto e si fuma una  sigaretta. "Mi riaccompagni a casa? E' un po' tardi", dico.

Scendo dalla sua auto a duecento metri da casa mia. Non voglio che sappia qual è il mio palazzo, che non gli venga mai in mente di venirmi a cercare. "Ci rivediamo?"

"Certo. Ci becchiamo in chat o su Messenger e decidiamo, ok?"

"Ma no. Ti lascio il mio numero...", insiste e io mi innervosisco. Mi allontano dall'auto mentre dico "in chat Aldo, in chat...ciao!".

Sculetto un po' mentre imbocco il vicolo a destra. In pochi istanti sono scomparsa dalla sua vista, eclissata per le vie oscure della città.

Damned by SeriaLoves | 19:34 | commenti (17)
--- sesso al buio ---

 

D e s c r i p t i o n

Io sono così: transitoria e transgender, talentuosa e tarata, brillante e sboccata.

A b o u t  M e

Utente: SeriaLoves
Nome: Seria Loves
Io non sono una ragazza. Ma neppure un uomo. Non come intendete voi, per lo meno. Basta finzioni, basta paure, io sono qui con un sorriso finto e un pisello vero.



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N e w s

Lo so, sparirò in un collage colorato di stelle

C l o c k  &  C a l e n d a r

C o u n t e r

da queste parti *loading* cuori pulsanti

D i n o t t e s p e c i a l m e n t e

Di notte specialmente
Di notte lentamente di notte
Mi tornano alla mente
Proposte fatte come niente di notte
Le avventure avute facilmente
Sono acqua che mi sfiora leggermente
Dimenticando continuamente
Di notte specialmente

Di notte specialmente
Si soffre raramente di notte
Giocando solamente
Può essere importante di notte
Ma in fondo è solamente divertente
Di notte la notte specialmente

Di domani no
Non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente

Di notte specialmente
Di notte di frequente di notte
Mi sento travolgente
La voglia è conturbante di notte
I sensi sono tesi strenuamente
Di notte di notte specialmente

Ma domani no non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente
E pensami di notte
E pensami di notte specialmente

RETTORE

D r e a m s

Prendi il mio cuore e regolalo con il ritmo del tuo

C a t e g o r i e s

bellavita
dolore
dvd
erotica
gay
incontri
lavoro
lettere
life
liric
love
pensieri
poesia
porno
rimembranze
rinascere
serialover
sesso
sesso al buio
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storie
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maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006

L a s t  C o m m e n t s

BloodOfPandora in Apnea
bocboy in Apnea

C o n t a t t a m i

Msn: serialoves@hotmail.it
Mail: serialoves@splinder.com

M i A m a n o

Le persone dagli occhi spalancati

M i O d i a n o

Tutti gli intolleranti
Chi giudica senza sapere
Chi non crede se non può vedere
Gli stupidi

S t i c k e r s

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Un blog di poesie cui partecipo

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