giovedì, 05 aprile 2007

Questo è quanto, Wolf

-2

A Milano ricominciai con ciò che sapevo fare, l’unico mestiere fatto per quelle come me. Avevo bisogno di soldi e il motel dove avevo preso ad abitare ne succhiava un sacco.

Avevo paura, in strada ci andavo poco e se quelli che si fermavano non mi convincevano non salivo sulle loro auto. Non volevo rischiare e stavo lontano anche dalle zone più trafficate per il timore che qualche magnaccia volesse ingaggiarmi nella sua concessionaria di auto truccate.

Facevo la fame, finché conobbi Mario, professore universitario pervertito ma non troppo, stronzo e inopportuno, ma in fondo generoso, che aveva una madre anziana a casa, un fracco di soldi da spendere e una sola voglia: vedermi nuda mentre mi masturbavo.

Facile accontentarlo nella squallida stanzetta del motel e contemporaneamente chiedergli di leggere qualche mio raccontino. Scontato il suo entusiasmo per le mie storie senza né capo né coda. “Non farmi complimenti Mario, tanto lo sconto non te lo faccio!”, dicevo io.

Ma lui parlava sul serio e mi trovò anche un contatto, quello con la casa editrice romana che mi ha portato in giro per anni, assicurandomi la pubblicazione dei miei scritti in cambio di mie collaborazioni come editor. Pochi soldi, ma dovevo mettere a frutto il mio talento per le parole correggendo i testi dei più fortunati, o raccomandati “colleghi” scrittori.

Prima o poi sarebbe toccato anche a me pubblicare, dicevano. In realtà non faceva comodo una transessuale che scriveva storie d’amore d’altri tempi. Mi sento portata per i romanzi d’amore, stile Harmony ambientati nell’800 o sotto le due guerre, con quei contesti romantici e sfortunati a fare da contraltare a sentimenti forti, puri e complicati. Mi hanno illusa per anni, ma alla fine ci sono arrivata da sola alla verità: niente libri da pubblicare, solo una collaborazione come editor o copy e, in certi casi, di ghost writer.

Io sognavo ad occhi aperti, e comunque era una buona occasione per me che non avevo nulla da perdere, così mollai tutto di nuovo, quel poco che avevo nel motel milanese per approdare al sole di Roma, dove ho vissuto fino a pochi mesi fa. Il lavoro come editor da casa non bastava, ovvio, con quel poco che pagavano (a cottimo, come con i bambini indiani che cuciono palloni) e le sempre più scarse prospettive di lavorare seriamente con loro.

Mi capitò un’occasione per debuttare in un night club. Niente prostituzione, solo show! Mi sono esibita per tanto tempo tre sere a settimana come lapdancer, in mezzo ad arrapati, curiosi, nuovi amici e spregevoli caricature di uomo.

Non è mancato qualcuno che mi ha offerto lauti guadagni in cambio di una isolata prestazione sessuale. E io ho accettato, che mica si trovano per strada i soldi!

Una casetta in affitto in periferia, i miei genitori ad appena 150 chilometri, da andare a trovare una volta al mese per riallacciare un freddo ma necessario rapporto, l’iscrizione all’università per fare qualche esame ogni tanto se l’imbarazzo non è troppo.

Per completare l’idilliaco quadretto qualche selezionato cliente: persone rimorchiate al club, innamorate della mia danza allusiva, desiderose di trasgredire a quella vita troppo normale per non essere noiosa. Io avevo un bisogno incessante di arrotondare i magri guadagni e allo stesso tempo coltivare un’insana passione: la mia fosca e movimentata esistenza caratterizzata da interventi chirurgici per avvicinarmi al modello che non raggiungerò mai. Un modello al quale mi sono accorta di non volere neppure più assomigliare.

Una vita descritta alla rinfusa tra queste righe, nelle pagine virtuali di un blog doloroso ed eccitato. Quando il bisogno di denaro si è fatto impellente, dopo l’improvvisa operazione al seno, sono tornata a concedermi senza riserve, ricevendo per lo più in casa, avvalendomi della popolarità acquisita con le mie esibizioni al night e guadagnando non poco. Quello che mi serviva per scappare ancora, questa volta da chi intendeva mettersi sotto contratto riducendo, però, la mia libertà.

Perché questa tardiva confessione? E’ Wolf a costringermi a guardare indietro. L’abbiamo fatto entrambi per metterci a nudo e vedere che si può fare di questa reciproca attrazione, di una storia che vuole decollare senza che noi passeggeri possiamo assicurarci a delle cinture.

E’ un volo senza una meta il nostro, manca un pilota esperto, il motore è stanco e usurato, ma orgoglioso.

Non c’è alcuna comodità durante il viaggio, non passano neanche la colazione, è costante il timore di un dirottamento da parte di qualche malintenzionato.

Io del resto sono estranea ad una storia che non si chiami “abuso” o mercificazione e Wolf è spaventato, ma non vuole ammetterlo, per quel che prova e le conseguenze che ciò può avere nella sua vita.

Si tratta di decidere cosa vogliamo fare di noi due: io sono tentata di fuggire di nuovo, del resto l’ho fatto tante altre volte, rifugiarmi in me e nei tanti sogni che coltivo. Magari preparandomi ad un nuovo viaggio, sempre più lontano da quello che può farmi del male, o felice.

La realtà di un amore nuovo, incolume e preoccupante preme, mi vorrebbe sull’aereo, in volo verso una terra lontana e misteriosa.


 


giovedì, 22 marzo 2007

Ogni curva dolce del tuo mistero

-sestotempo-
Luce rossa
Il tuo corpo da denudare

Sfioro con la punta delle dita

Ogni curva dolce del tuo mistero

Mi stringi e scuoti il demone in me

Ci tocchiamo all’incrocio delle rispettive estremità

Scivolo sul tuo profumo e ti assaporo

Ricambi il favore e mi turbi

Voglio toccarti e ti tocco

Vuoi che ti accolga e ti accolgo

Vuoi afferrarmi e mi afferri

Il tempo scandisce i movimenti

Della coperta stesa su di noi

Di respiri irregolari e torsioni suadenti

Gusto ogni lacrima di te
Gusti ogni lacrima di me

E ci addormentiamo tra i tuoi peli del petto

E i miei seni fittizi

Mentre l’alba lontana ci chiamerà

E io ti domanderò, ti pregherò

Di concedermi il privilegio

Della verità.



Damned by SeriaLoves | 14:02 | commenti (8)
--- life, sesso, sexy, erotica, liric ---

 

lunedì, 19 marzo 2007

Muoio dalla voglia di te

-quintotempo-
Passeggiamo per il centro di Londra. Lui mi circonda le spalle con un braccio e stringe. Percepisco un bicipite niente male. Sorrido, lo guardo e annuso il suo ottimo profumo.

Parliamo, scherziamo, sa mettermi a mio agio, io riesco a essere meno stronza del solito e gli do una possibilità di riuscita. Ogni tanto lancio sguardi indiscreti per rimirare il suo viso bello. Ogni tanto lui lancia sguardi indiscreti per fissarmi con gli occhi scuri e profondi.

Una volta ci osserviamo nello stesso istante e scoppiamo a ridere. Si sta facendo tardi, ma non voglio tornare a casa, non da sola. Vorrei passare la notte con lui, ma la coscienza mi dice di non affrettare i tempi. Ci pensa il mio cavaliere a spazzare ogni indecisione.

<Sarà meglio avviarci alla metro, che ne dici?>

<Certo…>

<A dire il vero, io vorrei tanto stare con te. Non andare a dormire, capisci?>

<Certo che capisco…ma…>

<Ma se non vuoi io non insisto>, mette le mani avanti lui.

<No, non è quello, io lo voglio tanto invece, anche se ho paura. Sai, da quando sono qui a Londra non ho…non ho….capito?>

<Sì che ho capito. Senti, mia madre e mia sorella sono fuori qualche giorno, ti va di venire da me? Non insisto se non vuoi…>

<Non lo so, sono indecisa, non ho neanche lo spazzolino!>, provo a scherzare, a stemperare il momento solenne e spaventoso. Lui mi trascina improvvisamente in una via laterale, c’è un piccolo shop diretto da indiani ancora aperto.

<Scegli il tuo spazzolino!>, mi fa con un gran sorriso davanti ad uno scaffalino ricolmo di prodotti per l’igiene della bocca. E io scelgo.

In metro, devo decidere quale direzione prendere. Da una parte c’è casa mia, il letto caldo e tra qualche ora Wonda che piomberà in camera al ritorno dal lavoro in strada per svegliarmi e chiedermi come è andata, dall’altra c’è lui, con le mani in tasca che aspetta una risposta.

Mi rendo conto che dopo anni di brutte esperienze, fughe improvvise, iniezioni di fiducia e depressione, cazzi e cazzotti, ho ancora desiderio di credere che esista una chance per me, qualcuno da amare e dal quale essere amata per quella che sono.

Gli lancio un’ultima occhiata, parto dalle scarpe scure, i jeans stretti, il pacco discretamente voluminoso, le mani nelle tasche, le spalle larghe e il viso sorridente e vagamente ansioso, gli occhi scuri e gentili e chiudo le palpebre.

Male che vada avrò rimorsi, ma non rimpianti: ho deciso, lo prendo sottobraccio e lo guardo occhi negli occhi:

<Sbrighiamoci dai, muoio dalla voglia di te!>

Resta a bocca aperta, poi gli scappa una risata felice e si fa trascinare al ritmo dei miei tacchi attutiti dal pavimento di linoleum.

In fondo al corridoio c’è già un treno che ci aspetta. Corriamo. Saliamo appena in tempo. Si chiude la porta. La metro parte. Noi siamo rimasti in piedi, con le mani che fanno presa allo stesso appiglio. Non c’è quasi nessuno, se non una figura indistinta seduta all’altro capo del vagone. Lui mi fissa intensamente e appoggia la mano sulla mia guancia. Prima che possa dire qualsiasi cosa ha stampato le labbra sulle mie. Inevitabilmente le apro e gusto il suo sapore.


Damned by SeriaLoves | 15:32 | commenti (18)
--- life, sesso, incontri, sorprese ---

 

lunedì, 05 febbraio 2007

Rosso passione

La tenda rossa cela uno stretto corridio che si apre su una piccola hall. Un omino del quale non ho ancora capito il nome si nasconde dentro una cabina per raccogliere i soldi. Donato l'obolo si oltrepassa la soglia, una pesante tenda che rivela una piccola sala cinematografica porno.
Senza soluzione di continuità, per tutta la notte, a seconda dei giorni si proiettano film pornografici omosessuali o eterosessuali. All'ingresso del corridio ogni sera compare un cartello che annuncia la tipologia dei film.
Ovviamente i cinefili appassionati di tale arte sono molto più interessati a consumare frettolosi e riservati rapporti sessuali. In caso di film etero la solitudine impone che una mano faccia tutto il lavoro, i film gay prospettano invece contorsioni più conturbanti.
Non è raro che dal pornocineshop in cui lavoro si entri solo e si esca in due.

Damned by SeriaLoves | 15:53 | commenti (22)
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martedì, 30 gennaio 2007

Caronte

Alan voleva qualcuno trasgressivo, capace di attrarre il giusto tipo di persone nel suo negozio. Quando mi ha visto e ha parlato con me ha capito che potevo essere perfetta per lui.

Il suo negozio non è troppo grande, relegato, come molti qui a Londra, in fondo ad una scala. Una scritta al neon lampeggia “sexy shop” e una freccia luminosa invita a scendere i gradini per trovarsi nel regno incontrastato della perversione.

Io lavoro qui, sono Caronte in questo antro infernale. Faccio orario notturno, in pratica arrivo dopo cena, verso le otto e sostituisco Henry, ventenne brufoloso quanto incolore, che spesso resta qualche ora a farmi compagnia e provarci velatamente. Nei momenti di quiete sistemo i dvd delle varie sezioni erotiche, che vanno dagli eteroconvenzionali ai gay fetish sadomasochisti con estrema noncuranza. Metto a posto gli oggetti del piacere che spesso non vengono riposti nei rispettivi scaffali oppure resto in cassa, in attesa di battere (non come intendete voi, cattivelli) lo scontrino e infilare gli sconvenienti acquisti in una busta anonima. Ho anche un pc a disposizione e la connessione internet, così che posso dare un'occhiata al blog senza dover spendere un patrimonio negli internet point.

Il mio sexyshop nasconde un segreto: Alan me ne ha parlato con una punta di orgoglio e malcelata avidità negli occhi; da queste parti il negozio per il quale lavoro è gettonato, pur non trovandosi in una posizione felicissima, perché la gente è attirata da quello che comprometterebbe il suo buon nome se arrivasse alla luce del sole. E' l'oscurità, le immagini in sequenza, poltrone rosse e un silenzio rovinato dai sospiri che svelano una realtà di istinti che conosco fin troppo bene.

Ne parlerò con calma, intanto alzo gli occhi dal pc e osservo quei due omosessuali con il cappello da cowboy che stanno scegliendo un porno con il quale spassarsela insieme, una ragazza grassa che guarda il monitor all’angolo che mostra un cazzone succhiato, un tipetto calvo che viene verso di me con la scatola di un dildo enorme in mano e poi, con la coda dell'occhio scruto un uomo che si infila dietro una tenda rossa e percorre un angusto corridoio.

Damned by SeriaLoves | 22:30 | commenti (25)
--- lavoro, sesso, gay , dvd , sexy, porno, erotica, rinascere ---

 

martedì, 12 dicembre 2006

Il cliente ha sempre ragione

L'ignorante
- Mmmm...ciò che mi piace di più di te sono queste cazzo di tette, tutte da succhiare!!! -
- Sì, ti piaccino eh?! Sono rifatte bene, vero? -
- Bleahhhh...come rifatte?! -
- Ma con chi credi di stare scopando, scusa?! -


L'imbranato
- Allora, cosa vuoi fare? -
- Ehm....ecco... -
- Su, su, non ti vergognare, dimmi come vuoi farlo.... -
- Ma veramente, non so, sai è la prima volta che vengo da una come te... -
- Sì, appunto, se mi hai cercato è perchè hai un desiderio nascosto da soddisfare... -
- Sì, ecco, non so, io ... -
- Va bene, ho capito, sdraiati sul letto. A pancia in giù! -


L'incontentabile
- Seria, sei meravigliosa. Io lo voglio rifare. -
- D'accordo. Quando? -
- Oraaaaaa, ti voglio oraaaaa... -
- Sei incontentabile. Va bene, però saliamo di prezzo, amore -
- Uno sconticino? -
- Stella, i saldi cominciano a gennaio, non sotto Natale! -

Damned by SeriaLoves | 19:14 | commenti (39)
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mercoledì, 06 dicembre 2006

Rossa arma impropria


E' appena andato via e io sfogo con qualche riga buttata giù all'impronta la mia amarezza e un po' di quel fiero coraggio che mi sta dando la disperazione. Sono giorni di amarezza e desiderio di mutar pelle, di isolamento dal mondo e improvvisi bagni di uomini.
Questa mattina ne ho ospitati due, clienti di mezz'età facoltosi e desiderosi di sperimentare territori nuovi. Io ho bisogno di soldi e non posso fare la schizzinosa scegliendomi solo i più giovani e belli, non adesso che sto progettando la mia fuga.
Il primo si è mostrato cordiale, cinquantenne bisognoso più che voglioso e tutto è filato liscio, tra le candele che avevo acceso per favorire la penombra e il mio recitare il ruolo di gattina cazzuta.
A distanza di pochi minuti si è presentato l'uomo di quarantaquattro anni. Una moglie, due figli e un estremo quanto urgente bisogno di essere dominato dopo aver dominato. Lo vuole fare senza preservativo. E' disposto a pagarmi il doppio. Ma non esiste. Nella vita ho avuto la cieca fortuna di non aver mai contratto malattie, neanche quando battevo in strada. Non saranno pochi euro a farmi rischiare ora.
Lui insiste, io mi mostro carina, gli dico che anche con il preservativo può essere bello e che ci so fare. Se lo tira fuori intanto.

<Lo vedi com'è duro? Non vuole costrizioni lui!>

<Lo capisco, ma è anche per te che lo dico. Dai, vieni qui, fatti abbracciare, poi te lo infilo io il profillatico..."

<Vieni, ecco, fatti stringere", dice lui dolcemente. Poi mi volta improvvisamente mi torce un braccio. Io non grido, so come vanno queste cose.

<Ora te lo prendi nel culo a forza!>, dice lui con rabbia. Io sono nuda sotto, mentre sopra ho una canottierina rossa e ai piedi scarpe dello stesso colore sopra autoreggenti nere. Mi butta sul letto. Io mi posiziono gattoni, quando sale anche lui sono lesta a dargli un calcio in pancia. Il suo respiro sguscia fuori insieme a piccoli sputi che sento atterrare sulle gambe. Crolla sul letto in posizione fetale. Sembra un bambino, ma è forte, scorgo i muscoli sotto quella camicia aperta.
Io mi alzo in piedi, gli intimo di andare via.
Lui non risponde, poi stringendosi la pancia si solleva lentamente. Si siede ai bordi del letto. Io temo di avergli fatto davvero male e mi avvicino per rassicurarlo, certa di aver sbollito la sua voglia.

<Dai, su. L'aggressività non mi piace. Finiamola qua, rivestiti e vai...> Non posso completare la frase perchè lui mi colpisce al volto con uno schiaffo a palmo aperto. Un fulmine che mi prende in pieno e si stampa sull'occhio sinistro, sul labbro e sul naso. Cado per terra quando lui si solleva.

<E ora si fa a modo mio!>, afferma troneggiando sopra di me, sorrido crudele sulle labbra circondate dal pizzetto e cazzo gonfio smanazzato a cinque dita.
Io mi vedo già sottostare ai suoi dolorosi voleri, rischiando ben oltre che qualche livido. Immagini flash affiorano portando con essi un fiotto di rabbia inespressa. Penso a quella volta che fui picchiata mentre tornavo a casa da quegli albanesi seduti nel parco. Poi la mente vola istantaneamente a Londra, ai soldi fatti stringendo i denti per pagarmi le operazioni. All'ultima volta in ospedale, per un guaio ad un seno che mi ha portato via l'estate e il conto in banca.
Cazzo, no, mi dico aprendo gli occhi. Stavolta no.

<Come vuoi mio padrone>, borbotto a mezza voce alzandomi lentamente. Lui sorride e mormora un "bene" allusivo e brusco. Si smanetta con maggior vigore. Poi è pronto a buttarmi sul letto per incularmi. Sono davanti a lui, quando allunga le mani per afferrarmi le spalle io carico la gamba destra e lo prendo con lo stinco in pieno in mezzo alle palle. Lo vedo sgranare gli occhi e aprire la bocca, poi  scompare alla mia vista. Grida e mi maledice stringendosi e massaggiandosi le pudenda.
Io sono incazzata. <Zitto , coglione!>, grido. Poi piazzo il tacco destro sul suo collo e spingo. Lui si accorge di ciò che sta rischiando e si blocca. La fronte si fa lucida. Ha paura, ne sento l'odore. Nessuno sa che è qui e capisce che se spingessi con forza potrebbe perdere ben più di una scopata senza preservativo.
Ora è il mio turno di parlare.
<Adesso mi dai tutti i soldi che hai nel portafogli come risarcimento per quello che mi hai fatto in faccia. Poi strisci fino alla porta e te ne vai. Se osi guardarti indietro te la passi molto brutta. Sono armata e ce l'ho a portata di mano>. Sta storia dell'arma mi viene sul momento. In casa non ho altro che un coltello per il pane e non sta certo in camera da letto. A portata di mano ho solo il mio uccello, che può far male ma non come intendo io.

Brontola un sì stentato. Ha paura e io confido in quella. Alza un dito e indica la giacca rimasta sulla sedia. E' lì il portafogli. Io premo il piede sul suo collo. Ho beccato in pieno la carotide, la trachea o quello che cazzo è e lui raschia con la gola. Gli ho voluto ricordare chi comanda.
Poi sollevo il piede e con due passi sono alla sua giacca. Prendo il portafogli e tiro fuori tutte le banconote che ha. Non le conto per non perderlo di vista e le lascio sulla sedia mentre gli tiro la giacca e il portafogli ormai vuoto.
<Striscia via>, dico con un sibilo rabbioso e lui prova ad alzarsi ma una fitta all'inguine lo ributta a terra. Ci riprova aggrappandosi al letto. Piegandosi in due dal dolore e incamminandosi tira su i calzoni che sono rimasti alle caviglie. Io afferro la giacca, la cravatta, il portafogli e lo seguo. Non si volta, si limita a prendere la valigia da rappresentante che aveva lasciato all'ingresso.

<Scompari. Non tornare mai più>, gli intimo quando ha già aperto la porta. Esce fuori e io gli lancio le sue cose, poi chiudo e metto la catena.
Vado alla finestra e lo vedo uscire dopo poco dal portone, giacca in mano, camicia non del tutto abbottonata, un braccio che si stringe il basso ventre e una camminata lesta a gambe larghe. Gira l'angolo e sparisce, avrà parcheggiato lì. Non tornerà, spero. Ma non ho paura, non più.
Torno in camera da letto per spegnere le candele e tirare su la serranda. Mi ricordo delle banconote sulla sedia. Le conto: 1.400 euro. Cazzo, sono tanti. Sorrido e il dolore mi ricorda del forte schiaffo. Allo specchio scorgo un occhio gonfio, un labbro spaccato che butta sangue così come il naso.
Ho voglia di piangere, ma invece di farlo apro il cassetto, prendo una maglietta e mi pulisco dal rosso che ha bagnato anche la canottiera. Ci sarà da ripulire casa, avrò sgocciolato fino all'ingresso. Prima di una doccia, di rivestirmi e di sistemare ho voglia di raccontare quello che è successo. Vado nello studiolo che un tempo era uno sgabuzzino. Ho il pc acceso perchè sto scaricando delle canzoni. Tamponandomi ogni tanto il viso con la maglietta intrisa prendo a scrivere e ciò che viene fuori è la catarsi della rabbia, lo sfogo del male che ha abitato dentro di me, la gioia riscoperta della forza e quei soldi rubati e meritati al tempo stesso.
E' una guerra la mia vita, chiamatemi Valkiria.

Damned by SeriaLoves | 13:12 | commenti (100)
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sabato, 02 dicembre 2006

E non finisce mica il cielo

La decisione è presa: Seria scomparirà da Roma, per apparire altrove e ricominciare. Come è già accaduto altre volte.
E ho bisogno di soldi, che i miei se ne sono andati tutti per l'intervento al seno. Non credo più alle promesse della casa editrice, non pubblicherà mai quel libro che giace nel mio cassetto e nei loro archivi. Il loro unico interesse è sfruttarmi. Come vogliono fare anche quelli che intendono farmi firmare un infausto contratto per una serie (infinita?) di film pornografici. Io non voglio, ma loro sanno essere convincenti e se non voglio passare un guaio devo affrettarmi a sparire.
E per fare soldi sono tornata a fare attivamente ciò che meglio so fare: la zoccola. Al club ne raccolgo tanti di disperati, vogliosi, pervertiti che cercano quello che solo io posso dare loro. E di buon grado accetto, abbassando gli alti prezzi che praticavo di solito, quando mi piccavo di concedermi in rare, bisognose occasioni, come una madreteresa che si mostra generosa ma non troppo.
Non sarà niente di grave se per un po' mi lascio andare, mi butto nella mischia pur di arraffare il più possibile. In fondo, si tratta solo di stringere i denti per qualche ora quasi ogni notte, recitare una parte che conosco a memoria e intascare lerci quattrini spintonando l'insano cliente fuori da casa.
Quando al mattino dopo guardo il mio letto disfatto, sporco, odoroso di fragranze sconosciute, non mie, sgradevoli, mi viene da vomitare e non di rado cedo buttandomi carponi sulla tazza del water, puntellando con i gomiti il busto nudo e reggendo la fronte con le mani. Poi, sotto la doccia sfioro quel cazzo che in tanti vogliono sentire dentro, accarezzo il culo che alcuni amano penetrare e mi rendo conto che se voglio trasformarmi ancora, rompere la crisalide e far uscire quello che ho dentro devo raccogliere più energie possibile, lanciarmi nel vuoto e volare. Tanto il cielo non finisce. Mai.

Damned by SeriaLoves | 13:20 | commenti (34)
--- life, storie, sesso, incontri ---

 

giovedì, 16 novembre 2006

pruderie notturne

Non ho voglia di star sola questa sera. Accendo il computer ed entro in Msn.
Ci sono i soliti quattro da salutare, qualcuno da evitare e poi una persona mi sorprende. Cerco di essere professionale, da puttana che non si concede se non per soldi, ma tra una chiacchiera e l'altra mi viene voglia di sesso. Come non mi succedeva da tempo.
Dopo tante brutte esperienze avevo deciso di non rimorchiare in nessun caso via internet. Troppo rischioso. Però la voglia è tanta.
Ci provo con uno che pare appetibile, ma non ha foto. Lo blocco e via. Sono arrapata, ma non stupida. Nel frattempo messaggio con un ragazzo che sembra avere le giuste qualità. Lui ammicca in modo evidente, mi manda qualche sua foto in cui appare non bello ma simpatico e nel complesso attraente. Poi la conferma arriva in cam, e così mi lancio.
"Tu lo faresti con una come me?"
"A dire la verità...sì"
"E che mi faresti?"
"Non lo so. Forse tutto."
"Cosa intendi per tutto?"
"Che ti inculerei e mi farei inculare da te"
"Dici sul serio?"
"Sì, però non vorrei dover pagare..."
"Perchè, sei tirchio?"
"No, perchè vorrei desiderarti senza che tu ti sentissi obbligata a concederti per i soldi. Vorrei scoprirti a desiderarmi"
"E tu mi desideri?"
"In questo momento più di ogni altra cosa!"
"Li faresti quei dieci chilometri che ci separano per fare un salto qui e mostrarmi QUANTO mi vuoi?"
"Dammi l'indirizzo, passo in un autogrill per comprarti un piccolo dono da offrirti e poi sono da te"
"Arruolato!"

Tempo mezz'ora e suona alla porta. Io lo faccio salire, apro la porta e lui si presenta con una scatola di cioccolatini. Convenevoli e battute, poi siamo sul divano. Uno accanto all'altra. Ha su un jeans stretto con un rigonfiamento sospettosamente invitante.
Io mi avvicino sinuosa e poggio la mano sul pacco carezzandone i contorni.
Lui: "Ti voglio"
Io: "Anch'io"

E poi sono labbra che succhiano larghi  membri accaldati, mani che stringono seni e 69 profumati e bagnati.
L'ultimo scambio è il decisivo, quello da fare a letto. Io lo inculo per primo. Il mio cazzo funziona nonostante gli ormoni e godo, molto. Lui non è avvezzo, ma desidera da tempo essere penetrato. Gli piace. Prima di venire esco e voglio che lui mi riservi lo stesso piacere. Si rivela una macchina infernale: pompa, pompa e mi penetra completamente. Mi sento piacevolmente dilaniata da quest'uomo non bello ma intrigante, con un filo di pancia che lo rende vero e un cazzo enorme che ne fa un essere mitologico.

Sceglie di uscire anche lui. E uno sull'altra, decidiamo di venire insieme, lavandoci di sperma, nutrendoci di seme, coprendoci di pelle.
Avventatamente serena mi sono addormentata con lui, uomo misterioso, amante infallibile, scoperta improvvisa.

Damned by SeriaLoves | 21:57 | commenti (38)
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giovedì, 12 ottobre 2006

Il palo tra le gambe

I tacchi a spillo rintoccano lungo l'asfalto e poi per gli angusti corridoi del dietro le quinte del locale. Saluto qualcuno con la mano, accenno un sorriso senza compierlo effettivamente. Un'occhiata al parterre di questa sera: il club è tutto pieno, il "grande ritorno di Seria Loves" ha attirato più persone di quanti pensassi. Mi amano, che bello, anzi, vogliono scoparmi con gli occhi, che è anche meglio.

Indosso il mio costume, ritocco il trucco già pesante e mi guardo nel grande specchio illuminato a giorno: 'Seria è tornata davvero', mi dico. E mi sento imponente,  la star della serata.
Esco dal camerino e mi avvicino al retropalco. Le ragazze hanno scaldato l'ambiente, tocca a me.
Si abbassano le luci. Cambia la musica e parte "Etienne", io entro in scena e inizia lo spettacolo. Quello vero. Il mio.

Via la giacca rossa, io ammicco al pubblico che mi osserva silenzioso dai tavolini.

Via la camicia bianca e io mi sento viva finalmente, dopo mesi di dolore e angoscia. Libera di mostrarmi in tutto il mio doppio e tondeggiante splendore.

Via la minigonna di strass, è il momento in cui il pubblico di appassionati, fedeli e nuovi comincia a partecipare, a muoversi a ritmo di musica, a ostentare pacchi invitanti di cui posso solo immaginare il contenuto nell'ombra.

Via gli autoreggenti e poi le calze di seta. Il mio spogliarello conquista,  mi avvinghio al palo,  mi mordo la pelle, so strusciarmi come nessuna mai ha fatto per questi maschi allupati.

Resto in perizoma! E' il momento di essere artista davvero davanti al mio amato pubblico, ho tre pali da lucidare con il mio culo, il mio cazzo che incuriosisce e le nuove tette. Lascio il palco e passo sul bancone del bar senza mai abbandonare la scena, tanto sono collegati tra loro. Mi faccio toccare dai clienti, i quali infilano banconote dove possono, mi accarezzano, qualcuno pizzica, io mi dimeno come so fare, li guardo negli occhi con finta passione e poi torno sul palco, catturo l'attenzione per il colpo di scena finale. Via anche il perizoma, lascio che intravedano la mia mostruosità per qualche frazione di secondo, il palo di carne che ho in mezzo alle gambe mentre le luci rendono impossibile definire i contorni di quello che sono davvero.

Poi esco di scena tra gli applausi, i fischi, i mormorii e le risate. Seria ha di nuovo fatto il botto.
E' tornata all'amore. Ancora.


quella nella foto non sono io


Damned by SeriaLoves | 19:49 | commenti (37)
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giovedì, 14 settembre 2006

Hot keys

Con gusto, tramite ShinyStat do spesso un'occhiata alle chiavi di ricerca che conducono al mio festoso e gocciolante blog.

Con orgoglio e supponendo un passaparola intrigante, qualcuno arriva a me cercando "serialover" o "serial splinder". Ottimo sistema per arraparsi tramite la mia vita.

Se escludiamo il termine "yukshee" (se qualcuno sa a cosa si riferisce me lo spieghi per favore), che non so come mai porta su questi lidi, il resto è una sequela di frasi oscene cercate da chi desidera spugnettarsi un poco il manico. Non so se questi loschi (o simpatici o pervertiti o vogliosi o sfigati) figuri siano rimasti appagati dai miei post, in ogni caso vi riporto, senza omissioni di sorta, le frasi incriminate, per sghignazzare un po' insieme. E magari riflettere anche. Magari.

"io sono sopra di lui"

abbassò le mutande

boxer uomini sborrati

cazzi dolore culo

grosso uccello arrapato

infila la mano culo

ingrossamento seno senza operazione

ragazzino strafiga

si toglie la minigonna

succhia in ginocchio

ti accarezza il seno e il sesso

un bel pacco tra le gambe

Damned by SeriaLoves | 19:49 | commenti (15)
--- sesso, sorprese ---

 

lunedì, 11 settembre 2006

Motel

"Rivestiti, dai"

"Così presto? Neanche un po' di coccole?"

"Ma che coccole!". E mi alzai dal letto per prendere i suoi vestiti e gettarglieli addosso. Non avevo voglia di guardarlo negli occhi, di averlo lì, di far finta che mi interessasse in qualche modo.

"Va bene, ho capito. Ecco, sono 500 euro, come avevamo stabilito, tutti tuoi". Prese cinque banconote da cento e me le lanciò sul letto. Poi cominciò a rivestirsi dandomi la schiena.

Maglietta nera, jeans nero. Giacca in tinta. Capelli rasati corti.

"Era uno sfizio o ti piacciono quelle come me?", domandai ingenuamente, osservando la linea perfetta del suo collo giovane e la giacca di tessuno fine che vi aderiva.

"Mi piacciono i mostri. Tu lo sei", e scoppiò in una sonora risata. Non si era neanche voltato a rispondermi. Tirai su il lenzuolo e mi coprii il seno. L'unico che avevo finchè l'operazione prevista da lì a poche settimane non avrebbe riportato tutto alla normalità, cancellando i segni di un passato e una natura che rifiutavo insistentemente.

"Ciao Seria, è stato bello", disse lui, con un ghigno da vampiro sulle labbra. Io sostenni lo sguardo, guardandolo uscire e chiudere diligentemente la porta, mentre mettevo via i 500 euro, frutto di un'oretta di lavoro in una squallida stanza di un motel. Era da tempo che non lo facevo più, ma ora ne avevo bisogno e la mia condizione di freak mi permetteva di sondare terreni nuovi di più squallidi clienti.

Avevo bisogno di soldi, le medicine e le operazioni si erano mangiate tutto. Quei 500 euro mi servivano per l'affitto e gli altri due clienti previsti per il giorno dopo erano necessari per le bollette e la spesa.

-Altri due-, pensavo, - cazzo, perchè mi riduco sempre così?-. Quella sera avrei vomitato, e così sarebbe stata la sera dopo ancora, fino a quando un intervento non avrebbe riportato la normalità nella mia vita: il mio lavoro al club come spogliarellista e lap-dancer e quello, saltuario, per la piccola casa editrice. Il dolce pensiero del mio sogno recondito mi diede la forza di rivestirmi e andare via senza pensare a quel coglione che mi infilava il suo cazzo su per il culo.

 

Damned by SeriaLoves | 20:57 | commenti (42)
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Io sono così: transitoria e transgender, talentuosa e tarata, brillante e sboccata.

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Utente: SeriaLoves
Nome: Seria Loves
Io non sono una ragazza. Ma neppure un uomo. Non come intendete voi, per lo meno. Basta finzioni, basta paure, io sono qui con un sorriso finto e un pisello vero.



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Di notte specialmente
Di notte lentamente di notte
Mi tornano alla mente
Proposte fatte come niente di notte
Le avventure avute facilmente
Sono acqua che mi sfiora leggermente
Dimenticando continuamente
Di notte specialmente

Di notte specialmente
Si soffre raramente di notte
Giocando solamente
Può essere importante di notte
Ma in fondo è solamente divertente
Di notte la notte specialmente

Di domani no
Non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente

Di notte specialmente
Di notte di frequente di notte
Mi sento travolgente
La voglia è conturbante di notte
I sensi sono tesi strenuamente
Di notte di notte specialmente

Ma domani no non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente
E pensami di notte
E pensami di notte specialmente

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