giovedì, 05 aprile 2007

Questo è quanto, Wolf

-2

A Milano ricominciai con ciò che sapevo fare, l’unico mestiere fatto per quelle come me. Avevo bisogno di soldi e il motel dove avevo preso ad abitare ne succhiava un sacco.

Avevo paura, in strada ci andavo poco e se quelli che si fermavano non mi convincevano non salivo sulle loro auto. Non volevo rischiare e stavo lontano anche dalle zone più trafficate per il timore che qualche magnaccia volesse ingaggiarmi nella sua concessionaria di auto truccate.

Facevo la fame, finché conobbi Mario, professore universitario pervertito ma non troppo, stronzo e inopportuno, ma in fondo generoso, che aveva una madre anziana a casa, un fracco di soldi da spendere e una sola voglia: vedermi nuda mentre mi masturbavo.

Facile accontentarlo nella squallida stanzetta del motel e contemporaneamente chiedergli di leggere qualche mio raccontino. Scontato il suo entusiasmo per le mie storie senza né capo né coda. “Non farmi complimenti Mario, tanto lo sconto non te lo faccio!”, dicevo io.

Ma lui parlava sul serio e mi trovò anche un contatto, quello con la casa editrice romana che mi ha portato in giro per anni, assicurandomi la pubblicazione dei miei scritti in cambio di mie collaborazioni come editor. Pochi soldi, ma dovevo mettere a frutto il mio talento per le parole correggendo i testi dei più fortunati, o raccomandati “colleghi” scrittori.

Prima o poi sarebbe toccato anche a me pubblicare, dicevano. In realtà non faceva comodo una transessuale che scriveva storie d’amore d’altri tempi. Mi sento portata per i romanzi d’amore, stile Harmony ambientati nell’800 o sotto le due guerre, con quei contesti romantici e sfortunati a fare da contraltare a sentimenti forti, puri e complicati. Mi hanno illusa per anni, ma alla fine ci sono arrivata da sola alla verità: niente libri da pubblicare, solo una collaborazione come editor o copy e, in certi casi, di ghost writer.

Io sognavo ad occhi aperti, e comunque era una buona occasione per me che non avevo nulla da perdere, così mollai tutto di nuovo, quel poco che avevo nel motel milanese per approdare al sole di Roma, dove ho vissuto fino a pochi mesi fa. Il lavoro come editor da casa non bastava, ovvio, con quel poco che pagavano (a cottimo, come con i bambini indiani che cuciono palloni) e le sempre più scarse prospettive di lavorare seriamente con loro.

Mi capitò un’occasione per debuttare in un night club. Niente prostituzione, solo show! Mi sono esibita per tanto tempo tre sere a settimana come lapdancer, in mezzo ad arrapati, curiosi, nuovi amici e spregevoli caricature di uomo.

Non è mancato qualcuno che mi ha offerto lauti guadagni in cambio di una isolata prestazione sessuale. E io ho accettato, che mica si trovano per strada i soldi!

Una casetta in affitto in periferia, i miei genitori ad appena 150 chilometri, da andare a trovare una volta al mese per riallacciare un freddo ma necessario rapporto, l’iscrizione all’università per fare qualche esame ogni tanto se l’imbarazzo non è troppo.

Per completare l’idilliaco quadretto qualche selezionato cliente: persone rimorchiate al club, innamorate della mia danza allusiva, desiderose di trasgredire a quella vita troppo normale per non essere noiosa. Io avevo un bisogno incessante di arrotondare i magri guadagni e allo stesso tempo coltivare un’insana passione: la mia fosca e movimentata esistenza caratterizzata da interventi chirurgici per avvicinarmi al modello che non raggiungerò mai. Un modello al quale mi sono accorta di non volere neppure più assomigliare.

Una vita descritta alla rinfusa tra queste righe, nelle pagine virtuali di un blog doloroso ed eccitato. Quando il bisogno di denaro si è fatto impellente, dopo l’improvvisa operazione al seno, sono tornata a concedermi senza riserve, ricevendo per lo più in casa, avvalendomi della popolarità acquisita con le mie esibizioni al night e guadagnando non poco. Quello che mi serviva per scappare ancora, questa volta da chi intendeva mettersi sotto contratto riducendo, però, la mia libertà.

Perché questa tardiva confessione? E’ Wolf a costringermi a guardare indietro. L’abbiamo fatto entrambi per metterci a nudo e vedere che si può fare di questa reciproca attrazione, di una storia che vuole decollare senza che noi passeggeri possiamo assicurarci a delle cinture.

E’ un volo senza una meta il nostro, manca un pilota esperto, il motore è stanco e usurato, ma orgoglioso.

Non c’è alcuna comodità durante il viaggio, non passano neanche la colazione, è costante il timore di un dirottamento da parte di qualche malintenzionato.

Io del resto sono estranea ad una storia che non si chiami “abuso” o mercificazione e Wolf è spaventato, ma non vuole ammetterlo, per quel che prova e le conseguenze che ciò può avere nella sua vita.

Si tratta di decidere cosa vogliamo fare di noi due: io sono tentata di fuggire di nuovo, del resto l’ho fatto tante altre volte, rifugiarmi in me e nei tanti sogni che coltivo. Magari preparandomi ad un nuovo viaggio, sempre più lontano da quello che può farmi del male, o felice.

La realtà di un amore nuovo, incolume e preoccupante preme, mi vorrebbe sull’aereo, in volo verso una terra lontana e misteriosa.


 


martedì, 03 aprile 2007

Chi è Wolf

-3

La sua mano è sul mio seno, il mio viso sfiora i peli radi del petto. E’ buio e io sono inebriata del suo odore buono. Non ho alcuna intenzione di accendere la luce e guardarlo negli occhi. Ho il terrore di scoprire compatimento, orrore, ribrezzo. Gli ho appena raccontato della mia vita da puttana, di ciò che ho fatto e subito in dieci anni vissuti pericolosamente.

Lui mi stringe forte e appoggia le labbra turgide sulla mia fronte poi parla e quella frase detta con apparente noncuranza trafigge il terrore che mi ha sempre trasmesso il pensiero di qualcuno che mi sussurra piano: <I love you…>.

Inghiotto la saliva che mi vuole tappare la gola, mozzo il respiro perché forse penso che non ho capito bene, ma la sua stretta è inequivocabile, più delle parole che ha appena pronunciato. E allora voglio sapere tutto adesso, cosa nasconde quella sua aria misteriosa e turbata, gli occhi scuri e profondi perennemente velati di malinconia.

Chi sei Wolf?

Lui sospira, non muove un muscolo e non accende l’abatjour. Bene, le storie devono essere raccontate così, nel buio più pesto, dove le immagini, belle e brutte, si formano nella mente senza essere turbate dalla forma delle cose intorno a noi.

E Wolf mi racconta di sé, di quando da bambino sua madre e suo padre andavano d’accordo ma non troppo. Di un papà cattolico che era cresciuto in un collegio e si era sposato giovane per colmare quel bisogno di famiglia che non aveva mai avuto.

Quel di cui aveva bisogno quell’uomo fragile era qualcos’altro però, non certo la responsabilità di una moglie e due bambini. Prese presto, infatti, ad uscire di sera, ad accampare scuse e accumulare bugie, fino all’evento di rottura che lo fece scomparire dalle loro vite.

Wolf, sorella e mamma dovevano andare dai nonni per il weekend, mentre il papà restava a casa perché aveva un turno di lavoro al sabato mattina.

Ma il venerdì sera, la mamma di Wolf si accorse di aver dimenticato le medicine per il diabete a casa e il marito, chiamato a percorrere i 25 chilometri che separavano le due abitazioni per portarle, non rispondeva.

La donna, maledicendo il consorte, saltò sull’auto insieme al figlio e tornò a casa. Trovarono il giovane e fragile papà di Wolf con i collant della moglie sulle gambe pelose, mentre si faceva inculare da uno sconosciuto muscoloso.

Lei fu lesta a chiudere a chiave il bambino nella sua stanza, ma le urla che udì lo segnarono per sempre. Rivide sue padre altre tre o quattro volte, poi ne perse le tracce. Sparì dalla loro vita.

Wolf mi racconta questa storia con pudore e freddezza e a me scappa una lacrima. Lo abbraccio più forte, bacio le sue labbra calde.

<Forse ti sei sentito attratto da me a causa di tuo padre e di quello che hai visto da bambino… sei rimasto traumatizzato>, dico sottovoce pensando che lui non mi vuole davvero, desidera solo quella parte di me che gli ricorda la figura paterna così pallida e vacillante.

<Non mi psicanalizzare...se è così ben venga ciò che ho visto tanti anni fa… più ci frequentiamo più mi accorgo di volere te, non mi importa di come ti definiscono e quello che possono pensare gli altri, io desidero te e tutto il resto non ha importanza>.

Lo bacio ancora, faccio scivolare la mano sul torace magro fino ad afferrarlo dove lui sa e faccio ricominciare la nostra inusuale danza.


sabato, 31 marzo 2007

Sono stata uccisa sotto una luna piena

-4

Ho sempre amato scrivere. A sette anni il mio primo diario segreto, poi decine di scritti, poesie, racconti. Se non avessi un’autostima così bassa probabilmente avrei tentato seriamente di fare la scrittrice, ma è più facile illudersi di esserlo che sbattersi davvero per diventarlo, no?

Il lungo racconto della mia vita è un luogo virtuale romanzato, nulla più nulla meno che l’incontro a metà strada tra i diari che scrivevo da bambino e quelle storie strane che adesso butto giù di notte, prima di dormire.

In questa strage di luoghi comuni ho accennato distrattamente all’evento traumatico che mi spinse a tornare in Italia. A fuggire, un’altra volta. Non voglio scrivere una cronaca dettagliata di quella notte e non ho neppure intenzione di nascondermi dietro un’altra poesia, già sono troppe quelle che hanno costellato queste pagine. E poi non era certo una notte speciale, la solita rilettura del mito della fenice: distrutta, bruciata che rinasce dalle sue ceneri. Io sono stata uccisa sotto una luna piena, vicino ad un parco londinese da tre energumeni mandati da colui che voleva essere il mio protettore, che io rifiutavo per un sogno d’indipendenza e riteneva mi meritassi una lezione intimidatoria. E’ una storia che ha tanti anni quanto il mestiere che praticavo, fatto di pugni, calci, penetrazioni anali senza barlumi di sensualità o lubrificazione. La solita vicenda, il solito sangue, le già viste tumefazioni.

E poi la paura, quella sì, ogni volta nuova e più intensa. Il terrore che ha l’odore marrone della terra e quello metallico del sangue che riempie la bocca dopo il primo cazzotto. La paura che non fa sentire neanche il dolore in mezzo alle gambe quando ti stringi più forte nella giacca, allunghi il passo guardandoti indietro e ti vergogni come un assassino se incontri un passante che ti guarda sbalordito. Quella paura che diventa angoscia e non ti fa uscire di casa per una settimana, finché non arriva Wonda con il suo sorriso finto e i capelli rossi corti e dritti, preoccupata per te ma senza darlo a vedere, che ti prepara la valigia, raccatta i soldi nascosti al sicuro e ti accompagna all’aeroporto: “se non vuoi sottostare devi scappare tesoro, non puoi rimanere qui”. E tu che ti senti una bambola di pezza muta e senza volontà, a cui neppure il dolore rammenta il fatto di essere viva, imbarcata su un aereo, destinazione Milano, dove uno sconosciuto amico di Wonda è pronto a raccogliere i cocci e assemblarli alla bene e meglio.

 

Damned by SeriaLoves | 10:19 | commenti (15)
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domenica, 11 marzo 2007

Il cavaliere e l'orsolina bigotta

-secondotempo-


Sono truccata, indosso una minigonna e un toppino cui sistemerò una giacca di pelle quando lui sarà qui per portarmi via dal sexy shop in cui lavoro e condurmi all'amore. Incasso i soldi dei clienti che acquistano dvd porno, riviste e giocattoli erotici con lo sguardo che va' oltre e si perde nel ricordo degli occhi scuri e profondi di Wolf.
Alle 6 e 45 arriva il mio giovane collega brufoloso. Faccia slavata e capelli stopposi: che brutto esemplare di inglese che è! Butta lì qualche battuta in accento stretto che fingo di capire sorridendo. La mia faccia è puntata però sulla scalinata dal quale scendono i clienti e che dovrebbe portarmi il mio bel cavaliere. Guardo l’orologio ogni minuto, stupendomi del fatto che il tempo scorra con tanta lentezza. Ma dove cazzo è finito quell’esemplare stupendo di maschio? Vuoi vedere che si è preso gioco di me? Magari si è pentito di avermi chiesto di uscire, forse ha trovato di meglio, una vera donna che lo soddisfi a dovere, che possa promettergli una famiglia che io non posso dare.

Mi sto intristendo da sola, mi preparo al colpo che riceverò quando sarò costretta a tornare a casa in metro e Wonda mi ricorderà che per noi non esiste amore che non preveda un corrispettivo in denaro.

Alzo gli occhi dal monitor che mostra una coppia di lesbiche alle prese con un dildo gigante a forma di pugno e guardo un paio di gambe slanciate e muscolose far capolino dall’aurea di luce serale che proietta il giorno scemante dalle finestre del piano di sopra. Sono sicura che è lui, è una sensazione fortissima e immediata. E infatti il viso accigliato che spunta fuori è proprio quello del mio cavaliere solitario. Si accorge di me, e il suo occhio destro, lesto, si chiude in un ammiccamento cameratesco e sdolcinato. Accenna un sorriso che spegne subito dandosi un’occhiata intorno prima di venire a salutarmi.

<Eccomi. Come va?>

<Ciao – dico io, puttana e ingenua al tempo stesso – cinque minuti appena e possiamo andare, ok?>

<Perfetto, faccio un giretto, quando sei libera chiamami>

<Contaci – sorrido io, mentre ticchetto sulla cassa il prezzo in sterline del dildo acquistato dalle due lesbiche che non guardo neppure in faccia>.

Mi sento sollevata, mi do della stupida per aver dubitato di lui. Si capisce che è un ragazzo serio e mi vuole davvero. Si legge negli occhi. Lo scruto mentre, occhi sgranati, guarda l’assortimento di dildo che esponiamo bellamente su uno scaffale a destra. Sarà stupito da dimensione troppo ampie che non gli appartengono o si sentirà rinfrancato come uomo chiedendosi come hanno fatto a prendere le SUE di misure falliche? Mi auguro di scoprirlo quanto prima, ma la mia coscienza da orsolina bigotta affiora per ricordarmi che non so nulla di lui se non il nome: insomma, Seria, il fatto che Wolf sia qui non significa che è l’uomo della tua vita. Può sempre essere l’ennesimo profittatore, un espiantareni da contrabbando, un trafficante di protesi di silicone, un rapinatrans, un… boh… non esaltiamoci comunque, vediamo che ha in serbo per la prima uscita a due e poi tiriamo le somme. Ok?

Ok, coscienza orsolina bigotta… non mi esalto e me la tirerò pure un po’, va bene così?

Benissimo, risponde la mia nemesi con tanto di velo bianconero sulla testa.

Si avvicina BrufoloBill che mi fa un cenno, ricordandomi che le 7 sono scattate ed è ora che mi levi dai piedi, lasciandolo alle prese con un venerdì sera popolato di anime erotiche notturne.

Io faccio un salto nello stanzino riservato a noi dipendenti, mi infilo il giubbotto di pelle, tiro fuori dalla borsa il mio profumo preferito del quale mi bagno leggermente le orecchie e i polsi e poi do un’ultima controllata al tutto. Sono pronta. Esco e lo cerco con lo sguardo. Prima che potessi raggiungerlo lui si volta, come richiamato dalla mia presenza, mi sorride e viene verso di me.

<Sono pronta>

<Perfetto. Andiamo…>

<Sì…>, faccio io in un soffio di voce e lo seguo su per le scale, non dimenticando un’occhiata fugace ma al suo splendido culetto sodo.

Inizia la serata: Wolf, non deludermi!


 


Damned by SeriaLoves | 14:39 | commenti (19)
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lunedì, 27 novembre 2006

Mi scatterò una foto

Ma è proprio vero che sei una donna con  l'organo genitale maschile?
Non è esatto, geneticamente sono nato uomo, è la vita che mi ha resa donna. Anche il mio uccello è donna.

Come sei arrivata alla decisione di diventare un transessuale?
Fin da piccola mi sono sentita diversa dagli altri. Io dentro pensavo da ragazza, anche se mi vestivo e mi consideravo un maschio. Un maschio speciale. L'adolescenza ha segnato la possibilità di immaginarmi diversa, libera da quella concezione che non mi apparteneva. E' stato un percorso lungo. Solo con la maggiore età ho potuto cominciare a mettere in pratica quello che volevo.

Cioè?
Ho intrapreso praticamente il percorso che mi ha reso ciò che sono ora.

E cosa sei adesso?
Una persona che percorre una strada tortuosa, un essere umano in evoluzione mentale e fisica.


Sei abruzzese, ma vivi a Roma. Perchè?
Sono fuggita anni fa dalla terra natia, quando ho smesso di credere alla possibilità di avere un sorriso stampato in faccia tra quelle montagne, quando qualcuno ha deciso di punirmi per il mio coraggio. Quando ho capito che la sofferenza può raggiungere livelli inimmaginabili.

Ti sei subito trasferita a Roma?
No, ho vissuto anche all'estero e in altre città d'Italia. Per ora sono a Roma. Per ora.

...per ora...Negli ultimi tuoi post, in effetti ventili la possibilità di mollare tutto e fuggire. Perchè?
Nella mia vita mi sono spesso trovata a dover affrontare punti di non ritorno, fratture impossibili da saldare. Anche qui temo stia arrivando a grandi passi il momento in cui Seria dovrà scomparire, per ricominciare altrove.

Ma è fuggendo che si risolvono i problemi?
E' rinascendo che io continuo a vivere.

Da quel che hai scritto sei minacciata ...
Vero. Non solo. Purtroppo, per il fatto che Seria anagraficamente non esiste, molti pensano che possa essere sfruttata, derisa, usata come un oggetto. Io non nego di aver più volte concesso agli altri questo potere, ma ora la situazione si sta facendo insostenibile.

Vuoi ricominciare altrove?
Sì.

Sai già dove?
Non so niente, per ora è un'idea. Ma io quando mi metto in testa una cosa difficilmente cambio idea.

Ma tu ti sei accettata per come sei?
Io non ho accettato nulla, cerco solo di trovare me stessa.


Perchè all'inizio, nel tuo blog ti descrivevi come una ragazza completa che faceva esperienze sessuali con disinvoltura?
Quella ragazza ero io, sono sempre stata me stessa. Le storie erano modificate perchè io volevo apparire come quella che vorrei essere, ovvero un'essere pienamente femminile e non un fenomeno da baraccone da guardare dietro una gabbia. Ho provato  a  raccontare , con il mio stile, alcuni momenti della mia vita, pian piano però sono uscita per quella che sono davvero. E non ne sono pentita.

E' merito/colpa di chi ti ha criticato?
No. Quegli attacchi erano ridicoli e gratuiti. Quelle persone mi hanno accusata, processata e condannata senza prove. Le ho dimenticate da tempo comunque.

Ciò che scrivi ora è tutto vero?
E' così importante sapere se mi faccio chiamare davvero Seria? Io ho detto più volte che quel che racconto appartiene davvero all'esistenza della persona che conoscete come Seria o Siriana. Questo è un blog, un modo per raccontarsi, sperimentarsi, conoscersi e conoscere. Ho fatto del mio meglio (e del mio peggio) per aprire una porta e farvi entrare in una vita complicata.

Ci sono dei buchi, dei vuoi nelle storie che racconti, però...
Una vita si può racchiudere in poche pagine? Non credo. Ci sono fatti che non voglio raccontare, altri che narrerò quando ne ho voglia, se l'urgenza della vita me lo permetterà. La mia esistenza è una volta dolorosa di stelle. Ogni stella è una ferita che ha disegnato una mappa difficile da leggere. Non si può pretendere di giudicarmi da poche righe.

Perchè insisti così tanto sul sesso?
Non ci insisto tanto. Il sesso fa parte della mia vita per diversi motivi: 1 perchè ho cercato a lungo un'identità che non era così chiara. 2 io di sesso vivo e ho vissuto. Il mio corpo è stato ed è mestiere per sostenermi.

Sei una prostituta quindi?
Non ho ancora raccontato apertamente che lo sono. Io lo sono stata. C'è stato un periodo della mia vita nel quale ero una puttana e mi è servito per mangiare. Oggi, ancora mi concedo, ma con tutt'altra modalità e spirito. E poi faccio molte altre cose. Ho diversi modi per trovare denaro.

Perchè questa intervista?
Perchè in tanti, sia in privato che nei commenti mi hanno chiesto di farmi conoscere di più. Una auto-intervista è un modo per uscire di più allo scoperto. Chi vuole farmi altre domande può farlo, ma non assicuro la risposta.

Damned by SeriaLoves | 19:43 | commenti (30)
--- life, rimembranze ---

 

martedì, 31 ottobre 2006

Abbassa lo sguardo

Colta da abnorme nostalgia per una chicca donata al caro amico Superfake e bellamente ignorata dai più, mi accingo a riproporla tra le pagine del mio blog, certa di far cosa gradita anche al mio collega, il di cui spazio così può ricevere qualche estimatore in più.


Libero i lacci della mia permanenza a terra. Cammino leggera per la strada, sicura di me. Qualcuno si volta a guardarmi mentre ticchetto allegramente sull'asfalto scrostato dei marciapiedi di Roma. Io non mi chiedo, anzi non voglio domandarmelo, se gli occhi puntati addosso dipendono dalla mia avvenenza o da qualche lineamento mascolino che crea dubbi e genera curiosità melliflue.
Mi sorge un dubbio e sbianco leggermente al pensiero che dalla minigonna che ho indossato possa mostrarsi qualcosa. Abbasso allora lo sguardo ed effettivamente una sporgenza sospetta e quantomai piena riempie il sotto ventre arricciando drammaticamente il tessuno raffinato della gonna.
Ora comprendo bene il motivo per il quale in tanti, uomini e donne, abbassano lo sguardo, inarcano le sopracciglia e restano a bocca aperta al mio passaggio: come si può andare in giro per Roma con la gonna tutta arricciata?

Damned by SeriaLoves | 18:24 | commenti (23)
--- storie, rimembranze ---

 

mercoledì, 25 ottobre 2006

L'incoscienza

Ho seppellito l'incoscienza nel mio cuore
lasciando scivolare dentro quel sangue avariato,
coagulato,
verminoso.
Per anni ho inseguito il nastro lucente della strada
di Las Vegas
per arrivare alla fonte della luce, alla conclusione
del mio caparbio gioco di ruolo.
E adesso che posso vantarmi di ciò che sono,
vergognadomi di chi si vergogna di me,
perchè resto in attesa di uno sconquasso
che mi faccia vomitare il sangue amaro
e mi consenta di trovare un senso nuovo
a questa vita disfatta dalle mie insicurezze?
Ho seppellito l'incoscienza nel mio cuore,
ora devasto lo sterno siliconato alla sua ricerca.

Damned by SeriaLoves | 11:44 | commenti (17)
--- poesia, dolore, rimembranze ---

 

domenica, 26 marzo 2006

Genesi

Uno schiaffo, perchè non volevo. Un pugno nello sterno, per farmi piegare.

A novantagradi. Così una donna deve mettersi.

Poi mi hanno strappato calze e mutande.

Mentre uno mi ha costretto a succhiare, un altro mi ha inflitto dolore. Dietro di me,

dove pensavo si dovesse solo cagare.

Dolore. Sangue. Altri pugni, altri schiaffi.

Minuti interminabili. E quelle parole. E quegli odori. Quei corpi

che ancora sogno di notte, quando mi sveglio madida di sudore e paura.

Poi mi hanno lasciata lì, in un parcheggio. Al freddo. Sola.

Sono tornata a casa a piedi. Nove chilometri.

Metro dopo metro.

Frammento di me dopo frammento che si perdeva nell'oscurità dei miei sedici anni.

Lì ho cominciato ad odiare gli uomini. E ad amarli come nessuna ha fatto mai.

Hanno cambiato la mia natura.

Hanno fatto di me una cacciatrice dalla preda che ero.

Ora uso per non essere usata. Gioco per non essere giocata.

Uccido, perchè non voglio più morire.

Damned by SeriaLoves | 21:49 | commenti (10)
--- rimembranze ---

 

mercoledì, 22 marzo 2006

Il desiderio dell'analatore

Raramente ho voglia di qualcos'altro che non sia un bell'uccello circondato da un maschio capace di scuotermi un po'. Oggi ho vissuto uno di quei bastardi momenti in cui avrei desiderato una carezza disinteressata. Uscivo da una profumeria del centro e ho attraversato i giardini. Su una panchina c'erano un ragazzo e una ragazza che leggevano una rivista insieme. Lui era preso da lei, non riusciva a distogliere lo sguardo dal suo viso, mentre la fanciulla era concentrata sul giornale che era poggiato sulle gambe di entrambi.

Ad un certo punto lui non ha potuto fare a meno di stamparle un bacio su una guancia. Lei si è voltata con uno sguardo a metà tra il severo e il divertito e il ragazzo ha alzato le spalle e ha sgranato gli occhi. Mentre passavo davanti a loro ho sentito chiaramente che le diceva: "che ci vuoi fare, ti amo!".

Sul momento ho storto la bocca per un improvviso disgusto, poi ho pensato a lui. A quando c'era nella mia vita prima di lasciarmi in balia del vento.

E' durato qualche istante, il tempo di darmi un pizzicotto sulla pancia, maledire il cielo azzurro e meno freddo del solito e pensare al prossimo tipo da cui farmi scopare. Uno di questi giorni richiamerò Giacomo, "l'analatore", l'appassionato del mio culo, quello interessato solo a cavalcarmi per qualche minuto per poi salutarmi frettolosamente. Sì, è quello che ci vuole: una medicina per ricacciare indietro i ricordi.

Damned by SeriaLoves | 23:28 | commenti (3)
--- rimembranze ---

 

D e s c r i p t i o n

Io sono così: transitoria e transgender, talentuosa e tarata, brillante e sboccata.

A b o u t  M e

Utente: SeriaLoves
Nome: Seria Loves
Io non sono una ragazza. Ma neppure un uomo. Non come intendete voi, per lo meno. Basta finzioni, basta paure, io sono qui con un sorriso finto e un pisello vero.



BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

N e w s

Lo so, sparirò in un collage colorato di stelle

C l o c k  &  C a l e n d a r

C o u n t e r

da queste parti *loading* cuori pulsanti

D i n o t t e s p e c i a l m e n t e

Di notte specialmente
Di notte lentamente di notte
Mi tornano alla mente
Proposte fatte come niente di notte
Le avventure avute facilmente
Sono acqua che mi sfiora leggermente
Dimenticando continuamente
Di notte specialmente

Di notte specialmente
Si soffre raramente di notte
Giocando solamente
Può essere importante di notte
Ma in fondo è solamente divertente
Di notte la notte specialmente

Di domani no
Non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente

Di notte specialmente
Di notte di frequente di notte
Mi sento travolgente
La voglia è conturbante di notte
I sensi sono tesi strenuamente
Di notte di notte specialmente

Ma domani no non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente
E pensami di notte
E pensami di notte specialmente

RETTORE

D r e a m s

Prendi il mio cuore e regolalo con il ritmo del tuo

C a t e g o r i e s

bellavita
dolore
dvd
erotica
gay
incontri
lavoro
lettere
life
liric
love
pensieri
poesia
porno
rimembranze
rinascere
serialover
sesso
sesso al buio
sexy
sorprese
storie
stronzi

A r c h i v e

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aprile 2007
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aprile 2006
marzo 2006

L a s t  C o m m e n t s

BloodOfPandora in Apnea
bocboy in Apnea

C o n t a t t a m i

Msn: serialoves@hotmail.it
Mail: serialoves@splinder.com

M i A m a n o

Le persone dagli occhi spalancati

M i O d i a n o

Tutti gli intolleranti
Chi giudica senza sapere
Chi non crede se non può vedere
Gli stupidi

S t i c k e r s

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