sabato, 14 aprile 2007

Apnea



Sono morta solo tre volte:

con un suicidio, dovevo mutare,

uscire dalla crisalide

e spiccare il volo

da farfalla funesta.

Poi mi hanno uccisa,

e per rinascere ancora

ho attraversato il mare

sulle mie ali fragili,

con le gocce negli occhi,

e i singhiozzi nei polmoni.

La terza volta sono morta

gettandomi nel mare:

caldo, vischioso, blu cobalto.

Il suo.

E sono rimasta senza respiro,

l’aria per ritornare a vivere

è un continuo dono

da innamorato.

Lui è il mio mare

nel quale sono dovuta morire

volendo annegare.

Al silenzio della morte,

corrisponde il sorriso della vita,

una speranza che chiamo paura,

un’illusione che forse

inopinatamente

in fondo alla mia storia

si avvera.

Sono morta soltanto tre volte.

Non è tanto

se alla fine l’ho potuto

incontrare.
 


Nell'ultima foto che pubblico mi tocco l'orecchio in segno di  buonaugurio. Mi fermo, o per meglio dire smetto di scrivere questo blog. Ho deciso di crederci sul serio alla storia d'amore con Wolf e credo che avrei ben poco da dire adesso che ho trovato un po' di traballante serenità.
Non ho più l'esigenza di raccontarmi a degli sconosciuti, anzi, bando alle scuse, mi è proprio passata la voglia di farlo!

E' la prima volta che mi sento davvero innamorata...e, caso più unico per raro per me, sono anche ricambiata! Tutto il mio essere è orientato verso Wolf, e questa primavera imbroglia ormoni mi trascina lontano dal pc, di fronte ad una vita che sia degna di essere vissuta,con difficoltà, ma finalmente a due.

Vi ringrazio per avermi seguita, apprezzata, e anche osteggiata in taluni casi. Mi siete stati di conforto nei momenti brutti e di sostegno in quelli positivi. Io non scompaio, continuerò a commentare saltuariamente qua e là, inoltre il blog resta aperto per dar modo a chi lo volesse di rileggere qualche vecchia pagina.
Non troverete però nuovi post: è tempo di realizzarli i sogni, dando consistenza alla virtualità che in questi mesi abbiamo plasmato.

E' tempo dell'amore, per me. Fatemi un grande augurio e pensatemi qualche volta, magari mentre passeggio mano nella mano con Wolf, lavoro nel sexy shop di Soho, o mangiamo tutti insieme una pizza al Baraonda di Wonda.

                                                                                                                                 Un bacio come e dove volete voi...

Damned by SeriaLoves | 10:52 | commenti (96)
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martedì, 10 aprile 2007

Una panchina al sole


-1

Una panchina al sole. Wolf ha lavorato tutta la notte, poi è venuto a casa mia. Io ero andata a letto tardissimo, dopo un turno estenuante al sexy shop, e se si fosse trattato di qualcun altro l’avrei mandato bellamente a cagare.

Mi ha costretta ad alzarmi, mi ha buttato sotto la doccia e poi, borse sotto gli occhi e testa ciondolante, mi ha portato qui al parco, a riscaldarmi sotto i raggi di questo sole di primavera.

Mi guarda, sorride. Io sbuffo, fingo di addormentarmi. Lui mi fa il solletico, io rido con voce troppo maschia tanto che qualcuno si volta a guardarmi, lui scoppia in una fragorosa risata e copre la mia.

Poi aggrotta le sopracciglia come fa quando è teso, gli occhi assumono quell’espressione di mistero che mi fa impazzire:

<Sai, io vorrei che tu fossi la mia ragazza…che io e te facessimo sul serio…io ti amo, te l’ho già detto, non scherzavo>. Poi si volta dall’altra parte, non osa guardarmi in faccia. Aspetta una mia risposta.

Cazzo, e ora che faccio?

Me la vedo Wonda che se fosse qui in questo momento stenderebbe le mani e le muoverebbe forsennatamente con una perfetta torsione dei polsi, come a dirmi “dai, dai, dai…”, e ammiccherebbe storcendo la bocca rossa in modo equivoco. Solo ieri abbiamo pranzato insieme io e lei. La mia più cara amica ha messo abbastanza soldi da parte per acquistare un’attività. Ha adocchiato un negozietto che vorrebbe far diventare una pizzeria al taglio. E’ convinta che a Londra avrà successo: “E poi ho la ricetta di mia nonna, quella della pizza pugliese alta e grassa… questi inglesi la adoreranno… verranno tutti a pranzo da me…al Baraonda di Wonda!”

“Ma lasceresti il marciapiede? Sei sicura?”

“Tesooooro, ho abbastanza soldini da parte per cambiare vita e fare quello che ho sempre sognato…”

“E l’operazione? Diventare donna a tutti gli effetti?”

“Nooooooo…..io voglio diventare cuoca, dell’operazione non mi frega più niente! Piuttosto tu Seria, tu mi fai preoccupare…”

“Perché?”

“Perché come al solito ti caghi sotto, non sai approfittare dei colpi di fortuna che ti capitano. Tesoooro, quel Wolf è una perla della Papuasia pregiata, non te lo devi far scappare, devi essere la sua ostrica, metterlo dentro di te per non perderlo più”

“Wonda, io…”

“Basta con tutte queste perplessità! Siete perfetti insieme, già immagino il vostro matrimonio, tu vestita di bianco…oddio, il bianco magari no, il rosa è più indicato nel tuo caso, lui di nero, che lo scuro gli dona tanto, e poi c’è Elton John che suona alla festa e io che penso al buffet a base di pizza pugliese, che ne dici?”

“Tu sogni!!!!”

“Sì, ma se non fossimo due illuse sognatrici non saremmo mai sopravvissute per tutti questi anni, no? Tu ne sai qualcosa…”

“Già…”

“Buttati amore, buttati…dai retta alla vecchia Wonda…”

 

E volto la testa per guardare Wolf che aspetta ancora una mia risposta. Wonda la sento dietro di me che sta pregando affinché prenda la decisione giusta. Ho la possibilità di vivere una storia d’amore vera, senza uno che paghi in soldi e una che ci rimetta in dignità. Rischio il cuore, che metto in gioco forse per la prima volta in vita mia e scommetto su un ragazzo che conosco da poche settimane, ma sembra l’ideale per me e temo possa deludermi da un momento all’altro. O che io possa deludere.

<Non saremo mai una coppia come tutte le altre, forse di questo non ti rendi ancora conto…>

<Uff…ma quanti problemi ti fai?>

<E’ che io sono stata zoccola fino a pochi mesi fa, e un po’ lo sono rimasta dentro… non ci credo molto alla favola di Cenerentola…>

<Cazzo, ma io non sono mica un principe azzurro, guarda che lo so che non sarebbe tutto rose e fiori, che avremmo problemi, che mia madre, quando lo dovrà sapere, non accetterà tanto facilmente questa storia, soprattutto dopo quanto le ha fatto mio padre….io le so tutte queste cose, ci ho pensato bene>

<E quindi?>

<E quindi vale la pena di rischiare. Per te ho voglia di farlo…se lo vuoi anche tu>

Bene, così questa storia è tutta nelle mie mani adesso.

C’è un aereo davanti ai miei occhi e Wolf è lì e sta tendendo la mano perché vuole che io salga a bordo e viaggi con lui. Il motore è scassato, la destinazione ignota, magari appena ci alziamo in volo quello ci abbandona e cadiamo giù, ma c’è lui, rischia quanto me in questa storia.

La mia vita cambierebbe, prenderebbe una piega nuova per me: non sarei da sola e questo pensiero mi fa sorridere più dell’immagine di Wonda che mi dice “dai, dai, dai”. E allora lo guardo sto bel ragazzone di Wolf, allungo le mani e gli accarezzo il viso, stampo le mie labbra sulle sue, incurante di bambini che corrono a pochi metri da noi, di carrozzine spinte da ragazze o signore che allungano il collo per guardarci e magari si accorgono di una protuberanza maligna che si annida proprio in mezzo ai miei jeans e fa di me una ragazza con la pistola. Io non mi accorgo di nessuno, ho solo lui di fronte, lui con i suoi incredibili occhi neri e profondi, qualche rughetta intorno agli occhi che lo rende erotico più che mai, i capelli in su e la bocca voluttuosamente a cuore. Lo fisso negli occhi cercando di ricambiarne l’intensità e dico con un sorriso a trentaquattro denti:

<Cazzo, ti amo anch’io. Da morire. Ok, facciamo sul serio. Ci sto!>

E stavolta è lui a baciarmi, a stringermi brutalmente su questa panchina assolata, circondata da londinesi, pachistani e ogni sorta di mondo inglese capitato in questo parco per assistere al nostro spettacolo indecente. E’ lui a sorridere mentre mi bacia, lui, che scoppia a ridere di felicità. Una felicità contagiosa.


 

Damned by SeriaLoves | 10:22 | commenti (31)
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giovedì, 05 aprile 2007

Questo è quanto, Wolf

-2

A Milano ricominciai con ciò che sapevo fare, l’unico mestiere fatto per quelle come me. Avevo bisogno di soldi e il motel dove avevo preso ad abitare ne succhiava un sacco.

Avevo paura, in strada ci andavo poco e se quelli che si fermavano non mi convincevano non salivo sulle loro auto. Non volevo rischiare e stavo lontano anche dalle zone più trafficate per il timore che qualche magnaccia volesse ingaggiarmi nella sua concessionaria di auto truccate.

Facevo la fame, finché conobbi Mario, professore universitario pervertito ma non troppo, stronzo e inopportuno, ma in fondo generoso, che aveva una madre anziana a casa, un fracco di soldi da spendere e una sola voglia: vedermi nuda mentre mi masturbavo.

Facile accontentarlo nella squallida stanzetta del motel e contemporaneamente chiedergli di leggere qualche mio raccontino. Scontato il suo entusiasmo per le mie storie senza né capo né coda. “Non farmi complimenti Mario, tanto lo sconto non te lo faccio!”, dicevo io.

Ma lui parlava sul serio e mi trovò anche un contatto, quello con la casa editrice romana che mi ha portato in giro per anni, assicurandomi la pubblicazione dei miei scritti in cambio di mie collaborazioni come editor. Pochi soldi, ma dovevo mettere a frutto il mio talento per le parole correggendo i testi dei più fortunati, o raccomandati “colleghi” scrittori.

Prima o poi sarebbe toccato anche a me pubblicare, dicevano. In realtà non faceva comodo una transessuale che scriveva storie d’amore d’altri tempi. Mi sento portata per i romanzi d’amore, stile Harmony ambientati nell’800 o sotto le due guerre, con quei contesti romantici e sfortunati a fare da contraltare a sentimenti forti, puri e complicati. Mi hanno illusa per anni, ma alla fine ci sono arrivata da sola alla verità: niente libri da pubblicare, solo una collaborazione come editor o copy e, in certi casi, di ghost writer.

Io sognavo ad occhi aperti, e comunque era una buona occasione per me che non avevo nulla da perdere, così mollai tutto di nuovo, quel poco che avevo nel motel milanese per approdare al sole di Roma, dove ho vissuto fino a pochi mesi fa. Il lavoro come editor da casa non bastava, ovvio, con quel poco che pagavano (a cottimo, come con i bambini indiani che cuciono palloni) e le sempre più scarse prospettive di lavorare seriamente con loro.

Mi capitò un’occasione per debuttare in un night club. Niente prostituzione, solo show! Mi sono esibita per tanto tempo tre sere a settimana come lapdancer, in mezzo ad arrapati, curiosi, nuovi amici e spregevoli caricature di uomo.

Non è mancato qualcuno che mi ha offerto lauti guadagni in cambio di una isolata prestazione sessuale. E io ho accettato, che mica si trovano per strada i soldi!

Una casetta in affitto in periferia, i miei genitori ad appena 150 chilometri, da andare a trovare una volta al mese per riallacciare un freddo ma necessario rapporto, l’iscrizione all’università per fare qualche esame ogni tanto se l’imbarazzo non è troppo.

Per completare l’idilliaco quadretto qualche selezionato cliente: persone rimorchiate al club, innamorate della mia danza allusiva, desiderose di trasgredire a quella vita troppo normale per non essere noiosa. Io avevo un bisogno incessante di arrotondare i magri guadagni e allo stesso tempo coltivare un’insana passione: la mia fosca e movimentata esistenza caratterizzata da interventi chirurgici per avvicinarmi al modello che non raggiungerò mai. Un modello al quale mi sono accorta di non volere neppure più assomigliare.

Una vita descritta alla rinfusa tra queste righe, nelle pagine virtuali di un blog doloroso ed eccitato. Quando il bisogno di denaro si è fatto impellente, dopo l’improvvisa operazione al seno, sono tornata a concedermi senza riserve, ricevendo per lo più in casa, avvalendomi della popolarità acquisita con le mie esibizioni al night e guadagnando non poco. Quello che mi serviva per scappare ancora, questa volta da chi intendeva mettersi sotto contratto riducendo, però, la mia libertà.

Perché questa tardiva confessione? E’ Wolf a costringermi a guardare indietro. L’abbiamo fatto entrambi per metterci a nudo e vedere che si può fare di questa reciproca attrazione, di una storia che vuole decollare senza che noi passeggeri possiamo assicurarci a delle cinture.

E’ un volo senza una meta il nostro, manca un pilota esperto, il motore è stanco e usurato, ma orgoglioso.

Non c’è alcuna comodità durante il viaggio, non passano neanche la colazione, è costante il timore di un dirottamento da parte di qualche malintenzionato.

Io del resto sono estranea ad una storia che non si chiami “abuso” o mercificazione e Wolf è spaventato, ma non vuole ammetterlo, per quel che prova e le conseguenze che ciò può avere nella sua vita.

Si tratta di decidere cosa vogliamo fare di noi due: io sono tentata di fuggire di nuovo, del resto l’ho fatto tante altre volte, rifugiarmi in me e nei tanti sogni che coltivo. Magari preparandomi ad un nuovo viaggio, sempre più lontano da quello che può farmi del male, o felice.

La realtà di un amore nuovo, incolume e preoccupante preme, mi vorrebbe sull’aereo, in volo verso una terra lontana e misteriosa.


 


sabato, 31 marzo 2007

Sono stata uccisa sotto una luna piena

-4

Ho sempre amato scrivere. A sette anni il mio primo diario segreto, poi decine di scritti, poesie, racconti. Se non avessi un’autostima così bassa probabilmente avrei tentato seriamente di fare la scrittrice, ma è più facile illudersi di esserlo che sbattersi davvero per diventarlo, no?

Il lungo racconto della mia vita è un luogo virtuale romanzato, nulla più nulla meno che l’incontro a metà strada tra i diari che scrivevo da bambino e quelle storie strane che adesso butto giù di notte, prima di dormire.

In questa strage di luoghi comuni ho accennato distrattamente all’evento traumatico che mi spinse a tornare in Italia. A fuggire, un’altra volta. Non voglio scrivere una cronaca dettagliata di quella notte e non ho neppure intenzione di nascondermi dietro un’altra poesia, già sono troppe quelle che hanno costellato queste pagine. E poi non era certo una notte speciale, la solita rilettura del mito della fenice: distrutta, bruciata che rinasce dalle sue ceneri. Io sono stata uccisa sotto una luna piena, vicino ad un parco londinese da tre energumeni mandati da colui che voleva essere il mio protettore, che io rifiutavo per un sogno d’indipendenza e riteneva mi meritassi una lezione intimidatoria. E’ una storia che ha tanti anni quanto il mestiere che praticavo, fatto di pugni, calci, penetrazioni anali senza barlumi di sensualità o lubrificazione. La solita vicenda, il solito sangue, le già viste tumefazioni.

E poi la paura, quella sì, ogni volta nuova e più intensa. Il terrore che ha l’odore marrone della terra e quello metallico del sangue che riempie la bocca dopo il primo cazzotto. La paura che non fa sentire neanche il dolore in mezzo alle gambe quando ti stringi più forte nella giacca, allunghi il passo guardandoti indietro e ti vergogni come un assassino se incontri un passante che ti guarda sbalordito. Quella paura che diventa angoscia e non ti fa uscire di casa per una settimana, finché non arriva Wonda con il suo sorriso finto e i capelli rossi corti e dritti, preoccupata per te ma senza darlo a vedere, che ti prepara la valigia, raccatta i soldi nascosti al sicuro e ti accompagna all’aeroporto: “se non vuoi sottostare devi scappare tesoro, non puoi rimanere qui”. E tu che ti senti una bambola di pezza muta e senza volontà, a cui neppure il dolore rammenta il fatto di essere viva, imbarcata su un aereo, destinazione Milano, dove uno sconosciuto amico di Wonda è pronto a raccogliere i cocci e assemblarli alla bene e meglio.

 

Damned by SeriaLoves | 10:19 | commenti (15)
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mercoledì, 28 marzo 2007

Così fan tutte


-5
<Allora Wolf, sei pronto per sentire la mia storia? Hyde park è il luogo ideale per camminare nella natura e affrontare questo tipo di discorsi. No, no, niente api e fiorellini, nessuna lezione di educazione sessuale, vorrei solo che tu capissi bene con chi hai a che fare.

Non sono una ragazza e questo lo sai…sì, ok, di certo non sono un uomo, non ho la barba, ma non è questo il punto. E’ bene che tu ascolti senza interrompere questa storia, poi mi dirai che ne pensi, ok?

Dunque, vengo dall’Abruzzo e questo te l’ho già detto, io nasco ragazza intorno ai vent’anni, quando ho iniziato a tempestarmi di ormoni per far uscire da sotto la pelle quel che sentivo da tempo di essere. Ero stanca dei sorrisini, delle offese, delle botte di quelli che mi chiamavano “checca”, “mezzafemmina” e usavano altre amenità per rendermi uno schifo l’adolescenza e l’infanzia.

Sono sempre stata un ragazzo effeminato, attratto da ciò che “doveva” essere preda esclusiva del genere femminile. Sì, le bambole, che i miei non hanno mai voluto comprarmi (figuarati!), e mi picchiavano se osavo anche solo chiedere qualcosa del genere. Ma non solo. Mi rendevo conto di essere drammaticamente diversa da tutti, distante palmi e palmi dai ragazzini puzzolenti di sudore e le femmine pettegole. Mi consideravo un mostro e loro erano attenti a evitare che pensassi di me in modo diverso.

Quando capii ciò cosa volevo ero maggiorenne e intrapresi un percorso da cavaliere solitario, con il solo sostegno di un medico compiacente e nessun altro. Ovviamente i miei genitori, cattolici e fanatici, tentarono di dissuadermi, buttavano le confezioni con gli ormoni, portavano in casa il prete che “doveva” convincermi che io ero maschio e non ero tenuto a rovinarmi la salute perché il buonsignoredeicieli mi aveva fatto uomo e tale dovevo rimanere e partecipavano alle riunioni di preghiera per ricattare nostrosignoregiesù e costringerlo a far di me un vero uomo.

Pensarono bene di minacciarmi: “o la pianti subito o te ne puoi anche andare!”. E fu la frase che determinò la scelta di lasciarli soli, senza l’ingombrante peso di un figlio indefinibile. Il mio viaggio iniziò così, di città in città. A Roma cominciai con qualche lavoro saltuario, ma non riuscivo a concludere niente e sopravvivere non mi bastava.

Scoprii che c’erano zone dove ci si poteva appostare di notte per rimorchiare camionisti e gente di passaggio. Io davo il culo e loro ricambiavano in denaro.

Ero ancora un ometto all’epoca, non osavo vestirmi da donna. Poi un “collega” mi parlò di Londra, delle meraviglie della città e della possibilità di diventare donna davvero.

Presi i miei quattro stracci, i due soldi che avevo e partii. A Londra conobbi Wonda, anche lei novellina e iniziammo insieme il mestiere più vecchio del mondo: “la zoccola”.

Fu dura agli inizi, ma noi eravamo caparbie e ci aiutavamo l’un l’altra: io ero quella con la testa sulle spalle, razionale, fredda e un poco pessimista, e lei quella allegra e sorridente, l’altro lato della mia medaglia.

In breve ci facemmo conoscere e riuscimmo a costruire un bel giro di clienti fissi. Ci andava bene, si guadagnava parecchio perché eravamo giovani e ci sapevamo fare. Mi travestivo da donna per la prima volta e fu l’inizio vero del mio percorso. Che soddisfazione tirarsi a lucido, truccarsi, scegliere le scarpe da indossare, tingersi i capelli… cominciavo a sentirmi a mio agio con me. E non è poco!

Con i soldi accumulati snocciolammo un rosario le cui preghiere erano: “elettrocoagulazione”, “lifting delle sopracciglia”, “rinoplastica”, “chirurgia plastica facciale”, “riduzione della fronte”, “rimodellamento della mascella”, “riduzione pomo d’adamo”, “mastoplastica additiva”…

Ti fa paura Wolf, eh? Cominci a preoccuparti…

…non negare, mi rendo conto che non ho avuto una vita esemplare…sapessi quante volte io e Wonda abbiamo derubato clienti sprovveduti e facoltosi… le operazioni costavano parecchio e per noi ogni occasione era buona per inseguire il nostro sogno.

Mi chiedi perché poi sono tornata in Italia? Cosa mi ha spinto? Io non ero una puttana qualunque, ma di quelle più pericolose, ero ambiziosa…>


Damned by SeriaLoves | 10:01 | commenti (17)
--- life, storie ---

 

domenica, 25 marzo 2007

Cervellino annacquato di ormoni

-6

Non riesco a dormire. Ero distesa sul letto fino a poco fa per recuperare un po’ di sonno perduto a causa del lavoro nel sexy shop, ma ho lasciato che mi agitassi da sola, con una sequela di pensieri che mi hanno spinto ad alzarmi, metter le scarpe e uscire di casa.

Tutti i neuroni del mio cervellino annacquato di ormoni ruotavano intorno a lui, Wolf, alle sfumate promesse che vorrebbe farmi, le complicate manovre diversive che pongo in atto per non cedere e rischiare una gran trambata sul muso. Ho fatto sì che lui irrompesse tra capo e collo nella mia esistenza, ma concedergli la possibilità di un futuro mi sembra improbabile, spaventosamente inusuale per una come me.

Come faccio a fargli capire che io non sarò mai e poi mai come le ragazze che ha già avuto? Che sono diversa non solo per il pipino che brancola là sotto, ma perché ho vissuto un’esistenza inedita per chi, come lui, è stato sempre un anonimo ragazzo inglese?

Non ce la facevo a stare in casa, così sono uscita, ho preso a vagare per il quartiere ritrovandomi davanti, come di consueto, al ben conosciuto Internet point gestito da pachistani. Chatto un po’, commento qua e là i blog preferiti e attendo l’illuminazione celeste che mi faccia capire cosa fare di questo amore nascente che sarebbe tanto comodo sopprimere subito.


 


 

Damned by SeriaLoves | 20:11 | commenti (20)
--- pensieri, life, love ---

 

venerdì, 23 marzo 2007

Di questa vita potrei raccontare tutto o forse niente

-7

E’ passata una settimana. Era venerdì quando sono uscita con Wolf e ho passato la notte con lui. Sette giorni che sembrano anni, 170 ore circa in cui mi sono lanciata nel vuoto. L’ho già fatto altre volte nella vita, non è una novità per me prendere il cuore, il silicone, e quanto circonda il mio corpo femminile a metà e buttarmi in ciò che sento giusto.


E’ la prima volta però, la prima in assoluto che il lancio non si concretizza in un fragoroso schianto sull’asfalto. Non mi sono ritrovata spappolata per terra, con le membra da raccogliere, tessuti da ricucire e scomparire nel mio cantuccio in attesa che le ferite si cicatrizzino. Non mi sono fatta male. Ancora.

Wolf mi ha chiamato sabato pomeriggio ed è venuto a prendermi a casa. Abbiamo fatto la spesa insieme, vincendo il mio imbarazzo lungo corridoi ingombri di bambini nei carrelli, casalinghe grasse e commesse bastarde con lo sguardo basso. Mi sono sempre vergognata, tranne sabato, quando con Wolf ci siamo divertiti come bambini nello scegliere i prodotti da acquistare, inseguendoci l’un l’altro, giocando sul fatto che lui si aspetta da me un invito a cena perché “le italiane DEVONO per forza saper cucinare divinamente”.


La sera eravamo di turno tutti e due: lui nel suo albergo e io nel mio sexy shop. Io mi occupavo dei clienti che compravano dvd porno, fruste e dildi, di quelli che volevano biglietti per la saletta cinema e lui degli ospiti che lasciavano e recuperavano chiavi, telefonavano o chiedevano informazioni.

L’ho fatto entrare nella mia vita, gli ho aperto la porta come se fossi un’adolescente alla prima cotta, quando io mi ero ripromessa di essere più attenta, mantenermi fredda e distaccata da tutto e tutti, concentrata solo a vivere, ma lui è entrato come un dolce ciclone estivo nella mia vita, l’ha messa completamente a soqquadro.

Lui e il suo fisico asciutto. Lui e il suo sguardo magnetico e profondo. Lui e i suoi capelli castani sparati in aria.


Ci siamo visti tutti i giorni da venerdì. Ogni momento libero è stato trascorso insieme e quando eravamo al lavoro ci siamo fatti compagnia con i messaggini.

Esistono rapporti normali per quelle come me, con l’arnese tra le gambe, due tette di plastica e un cervello da donna che ha provato cosa significa essere uomo? Possibile che ci sia da qualche parte qualcuno cui vado bene così come sono e che ho avuto pure il culo di incontrarlo?

Wolf mi chiede di avere fiducia in lui, non fa altro che rassicurarmi, ma già lo so che ci vorrà tempo.

Io sono abituata ad essere consumata e poi gettata via.


<Non ho nessuna intenzione di lasciarti perdere, stai tranquilla>

<E come ti giustifichi con tua madre, i tuoi amici…?>

<Che bisogno ho di giustificarmi?>

<Ma, ma…>

<Quante volte hai avuto a che fare con uomini sposati che si sono mostrati attratti da te?>

<Tante volte, ma loro non erano…>

<Ma loro cosa?>

<No, niente… ma è difficile, tu non sai a che cosa vai incontro>

<Ho un desiderio incredibile di scoprirlo!>


 


 

Damned by SeriaLoves | 15:46 | commenti (12)
--- life, love ---

 

giovedì, 22 marzo 2007

Ogni curva dolce del tuo mistero

-sestotempo-
Luce rossa
Il tuo corpo da denudare

Sfioro con la punta delle dita

Ogni curva dolce del tuo mistero

Mi stringi e scuoti il demone in me

Ci tocchiamo all’incrocio delle rispettive estremità

Scivolo sul tuo profumo e ti assaporo

Ricambi il favore e mi turbi

Voglio toccarti e ti tocco

Vuoi che ti accolga e ti accolgo

Vuoi afferrarmi e mi afferri

Il tempo scandisce i movimenti

Della coperta stesa su di noi

Di respiri irregolari e torsioni suadenti

Gusto ogni lacrima di te
Gusti ogni lacrima di me

E ci addormentiamo tra i tuoi peli del petto

E i miei seni fittizi

Mentre l’alba lontana ci chiamerà

E io ti domanderò, ti pregherò

Di concedermi il privilegio

Della verità.



Damned by SeriaLoves | 14:02 | commenti (8)
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lunedì, 19 marzo 2007

Muoio dalla voglia di te

-quintotempo-
Passeggiamo per il centro di Londra. Lui mi circonda le spalle con un braccio e stringe. Percepisco un bicipite niente male. Sorrido, lo guardo e annuso il suo ottimo profumo.

Parliamo, scherziamo, sa mettermi a mio agio, io riesco a essere meno stronza del solito e gli do una possibilità di riuscita. Ogni tanto lancio sguardi indiscreti per rimirare il suo viso bello. Ogni tanto lui lancia sguardi indiscreti per fissarmi con gli occhi scuri e profondi.

Una volta ci osserviamo nello stesso istante e scoppiamo a ridere. Si sta facendo tardi, ma non voglio tornare a casa, non da sola. Vorrei passare la notte con lui, ma la coscienza mi dice di non affrettare i tempi. Ci pensa il mio cavaliere a spazzare ogni indecisione.

<Sarà meglio avviarci alla metro, che ne dici?>

<Certo…>

<A dire il vero, io vorrei tanto stare con te. Non andare a dormire, capisci?>

<Certo che capisco…ma…>

<Ma se non vuoi io non insisto>, mette le mani avanti lui.

<No, non è quello, io lo voglio tanto invece, anche se ho paura. Sai, da quando sono qui a Londra non ho…non ho….capito?>

<Sì che ho capito. Senti, mia madre e mia sorella sono fuori qualche giorno, ti va di venire da me? Non insisto se non vuoi…>

<Non lo so, sono indecisa, non ho neanche lo spazzolino!>, provo a scherzare, a stemperare il momento solenne e spaventoso. Lui mi trascina improvvisamente in una via laterale, c’è un piccolo shop diretto da indiani ancora aperto.

<Scegli il tuo spazzolino!>, mi fa con un gran sorriso davanti ad uno scaffalino ricolmo di prodotti per l’igiene della bocca. E io scelgo.

In metro, devo decidere quale direzione prendere. Da una parte c’è casa mia, il letto caldo e tra qualche ora Wonda che piomberà in camera al ritorno dal lavoro in strada per svegliarmi e chiedermi come è andata, dall’altra c’è lui, con le mani in tasca che aspetta una risposta.

Mi rendo conto che dopo anni di brutte esperienze, fughe improvvise, iniezioni di fiducia e depressione, cazzi e cazzotti, ho ancora desiderio di credere che esista una chance per me, qualcuno da amare e dal quale essere amata per quella che sono.

Gli lancio un’ultima occhiata, parto dalle scarpe scure, i jeans stretti, il pacco discretamente voluminoso, le mani nelle tasche, le spalle larghe e il viso sorridente e vagamente ansioso, gli occhi scuri e gentili e chiudo le palpebre.

Male che vada avrò rimorsi, ma non rimpianti: ho deciso, lo prendo sottobraccio e lo guardo occhi negli occhi:

<Sbrighiamoci dai, muoio dalla voglia di te!>

Resta a bocca aperta, poi gli scappa una risata felice e si fa trascinare al ritmo dei miei tacchi attutiti dal pavimento di linoleum.

In fondo al corridoio c’è già un treno che ci aspetta. Corriamo. Saliamo appena in tempo. Si chiude la porta. La metro parte. Noi siamo rimasti in piedi, con le mani che fanno presa allo stesso appiglio. Non c’è quasi nessuno, se non una figura indistinta seduta all’altro capo del vagone. Lui mi fissa intensamente e appoggia la mano sulla mia guancia. Prima che possa dire qualsiasi cosa ha stampato le labbra sulle mie. Inevitabilmente le apro e gusto il suo sapore.


Damned by SeriaLoves | 15:32 | commenti (18)
--- life, sesso, incontri, sorprese ---

 

giovedì, 15 marzo 2007

Wolf e quelle come me, con l’arnese tra le gambe

-quartotempo-


Wolf è simpatico e conferma quanto promesso. E’ indiscutibilmente intrigante e attraente, con i suoi occhi neri, i capelli corti sottili e scuri, la carnagione chiara ma non slavata e un corpo flessuoso e definito. C’è qualcosa che non riesco a cogliere però e mi crea ansia.

Cerco di appurarlo chiedendogli di lui. Mi rivela di aver perso il padre da qualche anno in un incidente d’auto, di vivere con la madre e la sorella in un appartamento piccolo ma dignitoso. La madre insegna alle suole primarie.

Si mangia bene, io cerco di non ingozzarmi, mostrandomi educata più del necessario. Lui ogni tanto mi lancia occhiate eloquenti. Sembrerebbe desideroso di scoprire il mio segreto, quando per “segreto” intendo l’arnese da scasso che ho in mezzo alle gambe, ma è bene capire e appurare, ne ho avute di brutte esperienze e non canto vittoria dopo una semplice, complice occhiata.

In questi casi meglio andare subito al sodo e mostrarsi non troppo ingenua:

<Senti Wolf, scusa la franchezza, ma tu inviti spesso le trans a uscire?>

Lui mi guarda sgranando gli occhi profondi, smette di masticare, poi guarda nel piatto e inghiotte. Prende il tovagliolo, si pulisce le labbra, lo posa e torna su di me.

<Io sono molto attratto dalle persone transgender, ho avuto una ragazza che aveva da poco completato il percorso qualche anno fa, ma sono stato anche con ragazze nate femmina, se è questo che vuoi sapere…>

<Sì, beh, sai, se Alan ti ha raccontato qualcosa di me, sai anche che sono prudente e pure un po’ stronza…>

<Non sei stronza, sei attenta a te stessa e questo è un bene. Rischi di essere più vulnerabile degli altri, è giusto che ti tuteli>

<Sì, ne ho passate abbastanza…>

<Io non ho intenzione di approfittare di te, su questo puoi stare tranquilla…>

Sorrido, ma la spiegazione di Wolf non è sufficiente. Torno all’attacco:

<Tu sai che là sotto – e con gli occhi indico inequivocabilmente il mio pisello – ho i genitali maschili, vero?>

<Ascolta Seria, io non so se io e te siamo fatti l’uno per l’altra, ma se mi rendo conto che posso innamorarmi di te, tu mi piaci per come sei, con tutto quello che hai là sotto, capito?>

<Ma questo vuol dire…>

<Questo vuol dire semplicemente che io sono attratto dalle persone e non da quello che hanno sotto i vestiti>

Bella risposta lo ammetto, ora basta però. Caccio suor orsolina bigotta dentro di me, in fondo all’animo, tra le pieghe della coscienza, mi mostro serena e riprendo a mangiare di sana lena. Anzi no, non ingozziamoci che fa tanto scostumato.

 

Damned by SeriaLoves | 19:20 | commenti (15)
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domenica, 11 marzo 2007

Il cavaliere e l'orsolina bigotta

-secondotempo-


Sono truccata, indosso una minigonna e un toppino cui sistemerò una giacca di pelle quando lui sarà qui per portarmi via dal sexy shop in cui lavoro e condurmi all'amore. Incasso i soldi dei clienti che acquistano dvd porno, riviste e giocattoli erotici con lo sguardo che va' oltre e si perde nel ricordo degli occhi scuri e profondi di Wolf.
Alle 6 e 45 arriva il mio giovane collega brufoloso. Faccia slavata e capelli stopposi: che brutto esemplare di inglese che è! Butta lì qualche battuta in accento stretto che fingo di capire sorridendo. La mia faccia è puntata però sulla scalinata dal quale scendono i clienti e che dovrebbe portarmi il mio bel cavaliere. Guardo l’orologio ogni minuto, stupendomi del fatto che il tempo scorra con tanta lentezza. Ma dove cazzo è finito quell’esemplare stupendo di maschio? Vuoi vedere che si è preso gioco di me? Magari si è pentito di avermi chiesto di uscire, forse ha trovato di meglio, una vera donna che lo soddisfi a dovere, che possa promettergli una famiglia che io non posso dare.

Mi sto intristendo da sola, mi preparo al colpo che riceverò quando sarò costretta a tornare a casa in metro e Wonda mi ricorderà che per noi non esiste amore che non preveda un corrispettivo in denaro.

Alzo gli occhi dal monitor che mostra una coppia di lesbiche alle prese con un dildo gigante a forma di pugno e guardo un paio di gambe slanciate e muscolose far capolino dall’aurea di luce serale che proietta il giorno scemante dalle finestre del piano di sopra. Sono sicura che è lui, è una sensazione fortissima e immediata. E infatti il viso accigliato che spunta fuori è proprio quello del mio cavaliere solitario. Si accorge di me, e il suo occhio destro, lesto, si chiude in un ammiccamento cameratesco e sdolcinato. Accenna un sorriso che spegne subito dandosi un’occhiata intorno prima di venire a salutarmi.

<Eccomi. Come va?>

<Ciao – dico io, puttana e ingenua al tempo stesso – cinque minuti appena e possiamo andare, ok?>

<Perfetto, faccio un giretto, quando sei libera chiamami>

<Contaci – sorrido io, mentre ticchetto sulla cassa il prezzo in sterline del dildo acquistato dalle due lesbiche che non guardo neppure in faccia>.

Mi sento sollevata, mi do della stupida per aver dubitato di lui. Si capisce che è un ragazzo serio e mi vuole davvero. Si legge negli occhi. Lo scruto mentre, occhi sgranati, guarda l’assortimento di dildo che esponiamo bellamente su uno scaffale a destra. Sarà stupito da dimensione troppo ampie che non gli appartengono o si sentirà rinfrancato come uomo chiedendosi come hanno fatto a prendere le SUE di misure falliche? Mi auguro di scoprirlo quanto prima, ma la mia coscienza da orsolina bigotta affiora per ricordarmi che non so nulla di lui se non il nome: insomma, Seria, il fatto che Wolf sia qui non significa che è l’uomo della tua vita. Può sempre essere l’ennesimo profittatore, un espiantareni da contrabbando, un trafficante di protesi di silicone, un rapinatrans, un… boh… non esaltiamoci comunque, vediamo che ha in serbo per la prima uscita a due e poi tiriamo le somme. Ok?

Ok, coscienza orsolina bigotta… non mi esalto e me la tirerò pure un po’, va bene così?

Benissimo, risponde la mia nemesi con tanto di velo bianconero sulla testa.

Si avvicina BrufoloBill che mi fa un cenno, ricordandomi che le 7 sono scattate ed è ora che mi levi dai piedi, lasciandolo alle prese con un venerdì sera popolato di anime erotiche notturne.

Io faccio un salto nello stanzino riservato a noi dipendenti, mi infilo il giubbotto di pelle, tiro fuori dalla borsa il mio profumo preferito del quale mi bagno leggermente le orecchie e i polsi e poi do un’ultima controllata al tutto. Sono pronta. Esco e lo cerco con lo sguardo. Prima che potessi raggiungerlo lui si volta, come richiamato dalla mia presenza, mi sorride e viene verso di me.

<Sono pronta>

<Perfetto. Andiamo…>

<Sì…>, faccio io in un soffio di voce e lo seguo su per le scale, non dimenticando un’occhiata fugace ma al suo splendido culetto sodo.

Inizia la serata: Wolf, non deludermi!


 


Damned by SeriaLoves | 14:39 | commenti (19)
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giovedì, 08 marzo 2007

Wolf, carbon fossile e culetto sodo

-primotempo-

Wolf (nome di fantasia attribuito da me vista la sua natura solitaria) è un frequentatore atipico del sexyshop in cui lavoro di notte. Vestito di nero, sempre solo, sguardo magnetico e malinconico, caruccio e anche fisicamente ben messo è di quelli che sembrano capitati lì per caso, alla ricerca di qualcosa di preciso che non riescono a trovare.
La prima volta che l'ho visto ho pensato avesse sbagliato locale, forse stava cercando il pub due metri più in là, ma poi è tornato più volte, una media di tre sere a settimana per un totale di sei volte. Non ci avevo mai scambiato parola, io, commessa intenta a far pagare ai laidi mascalzoncelli che acquistano furberie erotiche o ad accertarmi che nessuno si freghi il prezioso materiale, a guidare nell'angusto corridoio gli animali da cineporno. Ma Wolf mi ha da subito attratto, scuotendo gli ormoni femminili che ho in circolo da tanto tempo.

L'altra sera ha atteso un momento in cui non ci fosse nessun cliente per avvicinarsi alla cassa. Nel mio cervellino sono volati diecimila pensieri contrastanti: "vorrà pagare qualcosa?", "è un ladro?", "è un maniaco?", "un profittatore di donzelle?" (in quest'ultima confesso, da vecchia sporcacciona, che ho sperato un bel po').
Si è piazzato davanti a me, mi ha guardato qualche secondo con due begli occhi magnetici, poi in inglese perfetto, ma con voce profonda e chiara e senza inflessione:

<posso chiederti una cosa?>

<Ma certo...>, faccio io in un sussurro di voce sempre troppo maschia.

<Ti ho notata fin dalla prima volta che sono entrato qui per caso...>

<Sì....>, voce sempre più sussurrata. Seria, cazzo, scuotiti, sei sempre un uomo in mezzo alle gambe, caccia fuori quegli attributi!

<Mi piacerebbe uscire con te>, afferma lui, espressione impassibile e voce sicura. Frasi dirette come adoro in un uomo che sa quel che vuole. Io cerco di riprendere il controllo, non è possibile che questo maschione mi voglia, forse non ha capito che non sono una donzelletta versione automatica, ho il cambio manuale io, è meglio indagare un po'...

<Ma tu non sai nulla di me...>

<E' un problema?>

<Magari lo è per te... vedi, io non sono propriamente quel che si dice una 'ragazza perfetta'>, sorrido come una scema. Seria, togliti quel sorriso ebete dalla faccia!

<So come sei, ho preso le mie informazioni. E ho ancora più voglia di uscire con te>

Ossignore, è un sogno, un'allucinazione?
<E cosa suggerisci?>

<C'è un sera in cui sei libera?>

<Venerdì lavoro qui di pomeriggio e finisco alle sette...>

<Allora ti vengo a prendere. Penso a tutto io>

<Ma io non so neanche come ti chiami!>

<Wolf, io sono Wolf. Tu invece sei Seria, giusto?>

<Come lo sai?>, ecco, questo è un maniaco, era troppo bello per essere vero. Si è sputtanato dopo manco due minuti il pollo...

<In queste serate passate qui ho sentito un mucchio di cose. So che ti chiami Seria e ho capito che sei speciale> ... i puntini di sospensione li metto io, lui non ha alluso a nulla, ha capito e basta.

<Ah - resto a bocca aperta, affascinata e cogliona - e quindi, io ti interesso?>

<Sì. A venerdì allora. Ciao>.

Ed esce così, accennando un sorriso, con quel bel paio di pezzi di carbon fossile al posto degli occhi che mi puntano diritto al cuore. Io, cretina cui bastano due complimenti per farmi calare le braghe, l'ho seguito con lo sguardo, ho dato un bell'8 al culetto sodo che mi ha mostrato e ho pregato fino all'ultimo che non fosse un pio sogno dal quale svegliarmi tutta bagnata.

Damned by SeriaLoves | 10:18 | commenti (27)
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martedì, 27 febbraio 2007

Sono come loro

Magro, alto, naso aquilino, occhi azzurri sfuggenti: quello è un masochista

Ciccione, laido, e puzzolente: etero bondage amante delle lolite

Cappello da cowboy, ciglia perfette, muscoletti: gay

Capelli corti, jeans, camicia larga: lesbica

Stereotipi, certo, ma qui nel sexyshop ci sono alcuni luoghi comuni davvero efficaci. Al di là dei curiosi che capitano qui dentro più per farsi una risata con gli amici che per acquistare sul serio, molti topos sono veri. C'è tanta solitudine nelle persone che capitano di qui e io mi identifico in ognuno di loro. Sono come loro.



Questa non sono io... purtroppo!

Damned by SeriaLoves | 14:49 | commenti (14)
--- life, dvd , porno, erotica ---

 

mercoledì, 14 febbraio 2007

Soledad

Bruma di cielo grigio,
eternamente sospeso
su di una lingua che non è la mia.
Ti ho voluto, Londra,
alla ricerca di una serenità
che non è parte di me.
Ora sei mia, Londra,
ma le strade non mi appartengono,
rifuggono il desiderio
di diventare casa
e mi faccio preda di solitudine
e nostalgia.
Bruma di cielo grigio in alto,
nasconde eternamente il sole,
spegne la mia vitalità
e accende la notte,
che dovrebbe essere mia complice
e invece si rivela solo nemica.
Sono una volontaria dell’esilio,
confinata in una palude dorata
nella quale inutilmente mi dibatto.

Damned by SeriaLoves | 11:07 | commenti (18)
--- poesia, life, dolore ---

 

martedì, 23 gennaio 2007

Chi mi credo di essere

W:<Seria, davvero non capisco perchè non vuoi incontrare Alan...>

S:<Perchè tutti i contatti che mi hai procurato tu si sono rivelati un fallimento, Wonda!>

W:<Ma Gordon e Jack sono miei ottimi amici!!!>

S:<Ehm...Wonda, credo sia quello il problema...>

W:<Alan è diverso, Seria, te lo giurooooooo, possa morire uomo se non è così!>

S:<Se arrivi a giurare deve essere davvero un uomo meraviglioso questo Alan...>

W:<Infatti, mi ha sempre pagata puntualmente!>

S:<Annamo bene.... ma sicuro che può e vuole offrirmi un lavoro pulito?>

W:<Se per pulito intendi che non fai la zoccola allora sì, sono stata chiarissima con lui: "Seria non vuole battere più!">

S:<Va bene...dove lo posso trovare questo Alan?>

W:<Ehm...veramente l'ho invitato a cena da noi stasera....>

S: <.......>

Damned by SeriaLoves | 17:31 | commenti (22)
--- life, lavoro ---

 

martedì, 02 gennaio 2007

Davvero

E' tutto pronto. Due valigione ingombrano già l'ingresso di questa casa. E uno zainetto resta da riempire con le ultime cose.
Domani ho l'aereo che mi porterà a Londra, dove inizierò una nuova vita. L'ennesima.
Ho smesso subito prima di Natale di ricevere quei clienti che mi hanno finanziato il viaggio e permesso di chiudere i conti economici con il passato. Per le festività mi sono concessa qualche giorno di riposo e poi la sfida difficile dei pacchi. Ovviamente la gran parte delle mie cose restano qui, ospiti di amici oppure nella mia casa natale.
Io riparto da zero, forte di una speranza di serenità, debole di paura per le incertezze che mi porto dentro.
Ho già abitato a Londra nove anni fa. Ci restai alcuni mesi, quando, presa dalla voglia di essere libera e liberamente darmi, mi sono concessa alla strada, ai suoi soldi, ai suoi vizi. Poi sono fuggita, in quella che si è rivelata la mia odissea personale.
Ora torno lassù, ho un'amica di vecchia data pronta ad accogliermi e a sostenermi. Lei all'epoca scelse di restare e continuare con il mondo sommerso della prostituzione, ma io non riparto da zero per compiere gli stessi errori. Questa volta rinasco. Davvero.

Damned by SeriaLoves | 21:28 | commenti (25)
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venerdì, 29 dicembre 2006

Impacchettami la vita

- Ciao, non mi conosci, ma mi ha dato il tuo numero Nicola Cxxxxxxx. Ci sei stasera per una cosa breve? -

- No, guarda che per un po' non ricevo più... -

- Come? Per quanto tempo? -

- Uh? Due, trecento anni almeno... questa è l'idea! -

- Ma perchè scusa? Mio cugino ci ha potuto scopare con te e io no? -

- Da questa frase capisco una volta di più perchè smetto... ora ti saluto bello, ho da fare un po' di pacchetti... -

- Parti? E dove vai? E non hai un po' di tempo per... - CLICK!

E ora torniamo ad impacchettare la mia roba: porterò due valigioni con me, il resto lo lascerò a casa di un'amica che, gentilmente si è offerta di tenere brandelli della mia vita nel suo fondaco.

Questo Natale l'ho passato con parecchi soldini in banca, frutto delle mie performance sessuali a pagamento. Ho dato, ora basta, è tempo di togliere le tende e lasciare che nuove sponde bagnino la mia spiaggia dorata. Ho lasciato anche il lavoro giù al club. Non mi esibirò più. Il proprietario era commosso, non si voleva rassegnare al mio abbandono, ma più probabilmente aveva progettato di consegnarmi ai loschi figuri che mi perseguitano e vogliono costringermi ad accettare un contratto per una serie di film pornografici che non voglio assolutamente fare.

Io non sono una puttana, l'ho fatto per necessità, ma voglio essere una donna vera, nonostante quell'attributo che sconfessa la mia appartenenza sessuale. Desidero costruirmi una vita decente, con un lavoro di cui poter parlare liberamente e senza arrossire.
E sono costretta a cambiare aria, a tornare dove era partita la mia avventura come Seria.

Torno a Londra, dove ho abitato dieci anni fa, ai tempi dei primi travestimenti e di quei pochi ormoni che combattevano contro la barba. Ero una troia di strada allora, ma ora sarà diverso.

Per i primi tempi sarò ospite di una vecchia conoscenza che ancora batte (per vocazione, dice lei, perchè è matta penso io), poi, una volta trovato un lavoro che non sia la prostituzione (e annessi e connessi) cercherò un buchetto tutto mio. Sì, anche un uomo nel caso. Sono stanca di stare da sola.
Seria per sempre ok, ma sola forever assolutamente no.

Damned by SeriaLoves | 22:01 | commenti (17)
--- pensieri, life ---

 

domenica, 24 dicembre 2006

Ambiguo Natale di famiglia

Sono in famiglia. Connessa al computer di mio fratello lascio gli auguri di rito a tutti quelli che capiteranno sul mio sito.

Come al solito mia madre mi ha accolto con due baci, un'aria addolorata e tante domande: "ma che fai?ma è vero che partirai?da chi starai?".

Mio padre ha finto di non riconoscere la mia sessualità, chiamandomi con il mio vecchio e abiurato nome maschile. Mio fratello...chi lo vede mai? E' sempre in giro a sbronzarsi...

Il pranzo di Natale sarà tutti insieme con il sorriso sulle labbra; alla festa non si possono avere rancori e ci si deve volere bene. Poi, quando staranno per arrivare i parenti mi si chiederà gentilmente di uscire o rinchiudermi in camera, perchè nessuno si scandalizza, è vero, ma ci sono i cuginetti giovani e loro non sanno e non devono sapere. Io non mi scandalizzerò e prenderò la via della porta. Farò un giro per la città.

Damned by SeriaLoves | 20:32 | commenti (15)
--- life, incontri ---

 

mercoledì, 20 dicembre 2006

L'odore acido della paura

Passo un'ultima volta
per quella strada con poche luci,
un salto in quel negozio.
Non mi vedranno più da queste parti.

Cammino per via del Corso,
vento fresco sul viso, convinta
di non aver lasciato traccia,
se non qualche ricordo perverso
in qualcuno che ha cercato amore
dove amore fa solo rima con denaro.

Per rinascere a nuova vita
devo assaporare la paura,
la nostalgia e il rimorso,
il lasciare la certezza per
un brandello di speranza
che fatica a diventare un vestito.

E questa paura si mescola ad amarezza,
stringendo lo stomaco,
mentre regalo i miei oggetti, che non potrò portare,
li vendo, li getto.
Poche valigie, tanti ricordi,
una certezza:
io ce la farò.

Damned by SeriaLoves | 11:25 | commenti (29)
--- poesia, life, liric ---

 

mercoledì, 06 dicembre 2006

Rossa arma impropria


E' appena andato via e io sfogo con qualche riga buttata giù all'impronta la mia amarezza e un po' di quel fiero coraggio che mi sta dando la disperazione. Sono giorni di amarezza e desiderio di mutar pelle, di isolamento dal mondo e improvvisi bagni di uomini.
Questa mattina ne ho ospitati due, clienti di mezz'età facoltosi e desiderosi di sperimentare territori nuovi. Io ho bisogno di soldi e non posso fare la schizzinosa scegliendomi solo i più giovani e belli, non adesso che sto progettando la mia fuga.
Il primo si è mostrato cordiale, cinquantenne bisognoso più che voglioso e tutto è filato liscio, tra le candele che avevo acceso per favorire la penombra e il mio recitare il ruolo di gattina cazzuta.
A distanza di pochi minuti si è presentato l'uomo di quarantaquattro anni. Una moglie, due figli e un estremo quanto urgente bisogno di essere dominato dopo aver dominato. Lo vuole fare senza preservativo. E' disposto a pagarmi il doppio. Ma non esiste. Nella vita ho avuto la cieca fortuna di non aver mai contratto malattie, neanche quando battevo in strada. Non saranno pochi euro a farmi rischiare ora.
Lui insiste, io mi mostro carina, gli dico che anche con il preservativo può essere bello e che ci so fare. Se lo tira fuori intanto.

<Lo vedi com'è duro? Non vuole costrizioni lui!>

<Lo capisco, ma è anche per te che lo dico. Dai, vieni qui, fatti abbracciare, poi te lo infilo io il profillatico..."

<Vieni, ecco, fatti stringere", dice lui dolcemente. Poi mi volta improvvisamente mi torce un braccio. Io non grido, so come vanno queste cose.

<Ora te lo prendi nel culo a forza!>, dice lui con rabbia. Io sono nuda sotto, mentre sopra ho una canottierina rossa e ai piedi scarpe dello stesso colore sopra autoreggenti nere. Mi butta sul letto. Io mi posiziono gattoni, quando sale anche lui sono lesta a dargli un calcio in pancia. Il suo respiro sguscia fuori insieme a piccoli sputi che sento atterrare sulle gambe. Crolla sul letto in posizione fetale. Sembra un bambino, ma è forte, scorgo i muscoli sotto quella camicia aperta.
Io mi alzo in piedi, gli intimo di andare via.
Lui non risponde, poi stringendosi la pancia si solleva lentamente. Si siede ai bordi del letto. Io temo di avergli fatto davvero male e mi avvicino per rassicurarlo, certa di aver sbollito la sua voglia.

<Dai, su. L'aggressività non mi piace. Finiamola qua, rivestiti e vai...> Non posso completare la frase perchè lui mi colpisce al volto con uno schiaffo a palmo aperto. Un fulmine che mi prende in pieno e si stampa sull'occhio sinistro, sul labbro e sul naso. Cado per terra quando lui si solleva.

<E ora si fa a modo mio!>, afferma troneggiando sopra di me, sorrido crudele sulle labbra circondate dal pizzetto e cazzo gonfio smanazzato a cinque dita.
Io mi vedo già sottostare ai suoi dolorosi voleri, rischiando ben oltre che qualche livido. Immagini flash affiorano portando con essi un fiotto di rabbia inespressa. Penso a quella volta che fui picchiata mentre tornavo a casa da quegli albanesi seduti nel parco. Poi la mente vola istantaneamente a Londra, ai soldi fatti stringendo i denti per pagarmi le operazioni. All'ultima volta in ospedale, per un guaio ad un seno che mi ha portato via l'estate e il conto in banca.
Cazzo, no, mi dico aprendo gli occhi. Stavolta no.

<Come vuoi mio padrone>, borbotto a mezza voce alzandomi lentamente. Lui sorride e mormora un "bene" allusivo e brusco. Si smanetta con maggior vigore. Poi è pronto a buttarmi sul letto per incularmi. Sono davanti a lui, quando allunga le mani per afferrarmi le spalle io carico la gamba destra e lo prendo con lo stinco in pieno in mezzo alle palle. Lo vedo sgranare gli occhi e aprire la bocca, poi  scompare alla mia vista. Grida e mi maledice stringendosi e massaggiandosi le pudenda.
Io sono incazzata. <Zitto , coglione!>, grido. Poi piazzo il tacco destro sul suo collo e spingo. Lui si accorge di ciò che sta rischiando e si blocca. La fronte si fa lucida. Ha paura, ne sento l'odore. Nessuno sa che è qui e capisce che se spingessi con forza potrebbe perdere ben più di una scopata senza preservativo.
Ora è il mio turno di parlare.
<Adesso mi dai tutti i soldi che hai nel portafogli come risarcimento per quello che mi hai fatto in faccia. Poi strisci fino alla porta e te ne vai. Se osi guardarti indietro te la passi molto brutta. Sono armata e ce l'ho a portata di mano>. Sta storia dell'arma mi viene sul momento. In casa non ho altro che un coltello per il pane e non sta certo in camera da letto. A portata di mano ho solo il mio uccello, che può far male ma non come intendo io.

Brontola un sì stentato. Ha paura e io confido in quella. Alza un dito e indica la giacca rimasta sulla sedia. E' lì il portafogli. Io premo il piede sul suo collo. Ho beccato in pieno la carotide, la trachea o quello che cazzo è e lui raschia con la gola. Gli ho voluto ricordare chi comanda.
Poi sollevo il piede e con due passi sono alla sua giacca. Prendo il portafogli e tiro fuori tutte le banconote che ha. Non le conto per non perderlo di vista e le lascio sulla sedia mentre gli tiro la giacca e il portafogli ormai vuoto.
<Striscia via>, dico con un sibilo rabbioso e lui prova ad alzarsi ma una fitta all'inguine lo ributta a terra. Ci riprova aggrappandosi al letto. Piegandosi in due dal dolore e incamminandosi tira su i calzoni che sono rimasti alle caviglie. Io afferro la giacca, la cravatta, il portafogli e lo seguo. Non si volta, si limita a prendere la valigia da rappresentante che aveva lasciato all'ingresso.

<Scompari. Non tornare mai più>, gli intimo quando ha già aperto la porta. Esce fuori e io gli lancio le sue cose, poi chiudo e metto la catena.
Vado alla finestra e lo vedo uscire dopo poco dal portone, giacca in mano, camicia non del tutto abbottonata, un braccio che si stringe il basso ventre e una camminata lesta a gambe larghe. Gira l'angolo e sparisce, avrà parcheggiato lì. Non tornerà, spero. Ma non ho paura, non più.
Torno in camera da letto per spegnere le candele e tirare su la serranda. Mi ricordo delle banconote sulla sedia. Le conto: 1.400 euro. Cazzo, sono tanti. Sorrido e il dolore mi ricorda del forte schiaffo. Allo specchio scorgo un occhio gonfio, un labbro spaccato che butta sangue così come il naso.
Ho voglia di piangere, ma invece di farlo apro il cassetto, prendo una maglietta e mi pulisco dal rosso che ha bagnato anche la canottiera. Ci sarà da ripulire casa, avrò sgocciolato fino all'ingresso. Prima di una doccia, di rivestirmi e di sistemare ho voglia di raccontare quello che è successo. Vado nello studiolo che un tempo era uno sgabuzzino. Ho il pc acceso perchè sto scaricando delle canzoni. Tamponandomi ogni tanto il viso con la maglietta intrisa prendo a scrivere e ciò che viene fuori è la catarsi della rabbia, lo sfogo del male che ha abitato dentro di me, la gioia riscoperta della forza e quei soldi rubati e meritati al tempo stesso.
E' una guerra la mia vita, chiamatemi Valkiria.

Damned by SeriaLoves | 13:12 | commenti (100)
--- life, dolore, sesso, incontri, stronzi ---

 

D e s c r i p t i o n

Io sono così: transitoria e transgender, talentuosa e tarata, brillante e sboccata.

A b o u t  M e

Utente: SeriaLoves
Nome: Seria Loves
Io non sono una ragazza. Ma neppure un uomo. Non come intendete voi, per lo meno. Basta finzioni, basta paure, io sono qui con un sorriso finto e un pisello vero.



BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

N e w s

Lo so, sparirò in un collage colorato di stelle

C l o c k  &  C a l e n d a r

C o u n t e r

da queste parti *loading* cuori pulsanti

D i n o t t e s p e c i a l m e n t e

Di notte specialmente
Di notte lentamente di notte
Mi tornano alla mente
Proposte fatte come niente di notte
Le avventure avute facilmente
Sono acqua che mi sfiora leggermente
Dimenticando continuamente
Di notte specialmente

Di notte specialmente
Si soffre raramente di notte
Giocando solamente
Può essere importante di notte
Ma in fondo è solamente divertente
Di notte la notte specialmente

Di domani no
Non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente

Di notte specialmente
Di notte di frequente di notte
Mi sento travolgente
La voglia è conturbante di notte
I sensi sono tesi strenuamente
Di notte di notte specialmente

Ma domani no non mi domandare
Tanto già lo so avrai da lavorare
Dolce di sicuro o non ci starei
Ma se fossi in te non ci conterei
E romantica no certo non sarei
Ma se parli un po’ tutto ti vorrei
Ma la notte la notte la notte

Prendi tutto adesso
Fallo audacemente
Indecentemente
E pensami di notte specialmente
E pensami di notte
E pensami di notte specialmente

RETTORE

D r e a m s

Prendi il mio cuore e regolalo con il ritmo del tuo

C a t e g o r i e s

bellavita
dolore
dvd
erotica
gay
incontri
lavoro
lettere
life
liric
love
pensieri
poesia
porno
rimembranze
rinascere
serialover
sesso
sesso al buio
sexy
sorprese
storie
stronzi

A r c h i v e

oggi
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aprile 2006
marzo 2006

L a s t  C o m m e n t s

BloodOfPandora in Apnea
bocboy in Apnea

C o n t a t t a m i

Msn: serialoves@hotmail.it
Mail: serialoves@splinder.com

M i A m a n o

Le persone dagli occhi spalancati

M i O d i a n o

Tutti gli intolleranti
Chi giudica senza sapere
Chi non crede se non può vedere
Gli stupidi

S t i c k e r s

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